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Pavanel: «Voglio una Triestina guerriera»

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calcio SERIE C 

Pavanel: «Voglio una Triestina guerriera»

Il tecnico disegna le strategie per i rinforzi («Un terzino destro e una punta») e punta a costruire la coesione in ritiro. «E ai giocatori rimasti chiedo di riscattarsi»  

TRIESTE Dopo l’antipasto dei giorni scorsi, da ieri si è iniziato a fare sul serio. La Triestina ha cominciato il ritiro a Piancavallo e l’avvio del periodo della preparazione estiva è il momento giusto per fare il punto della situazione con mister Massimo Pavanel sugli obiettivi di queste due settimane di lavoro, le prospettive sulla stagione e la composizione della rosa.

Pavanel, su cosa è più utile lavorare durante un ritiro?

Sicuramente sull’unità di intenti e la coesione del gruppo. È un periodo nel quale si gettano basi importanti e nasce la giusta alchimia. Poi ci sono casi a parte: l’anno scorso entrai in un gruppo già consolidato e andò bene, ma c’erano condizioni particolari. In realtà il ritiro è un momento in cui crei qualcosa, quello più bello della stagione, perché stai assieme, ti alleni, puoi sperimentare e non c’è l’ansia e lo stress della gara.

Per essere soddisfatto, cosa dovrà aver visto a fine preparazione?

L’applicazione delle idee, la giusta predisposizione nei giocatori, già vista peraltro in questi primi due giorni di lavoro. Da qui verranno le indicazioni su dove migliorare. Un discorso particolare inoltre per i tanti rimasti dallo scorso anno.

Quale?

A loro chiedo che cerchino un riscatto, non possono essere contenti della scorsa stagione, bisogna migliorare e fare di più: questa deve essere una leva motivazionale per tutti.

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Quanto conta partire con una squadra quasi già completa?

È sicuramente una delle cose che speravamo di fare e Milanese ha lavorato bene sul mercato, perché è importante avere una base consolidata su cui lavorare e far passare determinati concetti. Un bel passo avanti. Poi è ovvio che serve ancora qualcosa.

Nello specifico?

Grosso modo un terzino destro e una punta, poi almeno due o tre elementi nel discorso legato ai giovani. Perché se ragioniamo sui 12-14 della prima linea siamo abbastanza bene, ma c’è anche il resto che servità, quando inizieranno infortuni e squalifiche. Quindi serviranno giovani già competitivi.

Intanto è arrivato anche Malomo.

Era un obiettivo fin da inizio mercato e Milanese è stato bravo a portarlo. Ha le caratteristiche giuste per noi, è un centrale che sa fare anche l’esterno, ha fisico e aggressività, è bravo di testa, in teoria si sposa bene con Lambrughi, ma sa giocare anche a tre. E noi non vogliamo un’opzione sola.

Ci sono gli uomini per l’elasticità nei moduli che lei vuole?

Sì, in quasi tutti i reparti ho i nomi giusti, manca solo qualcosina. E come ho detto anche centrocampisti under. Ad esempio serve qualcuno che faccia il vice Coletti, intanto valutiamo Erman.

Obiettivi? Sposa quelli della società di un miglioramento rispetto all’anno scorso?

Assolutamente sì, l’obiettivo è di giocarci le nostre chance attraverso i play-off, a prescindere dalla posizione. Voglio entrarci e giocarmela fino in fondo. Certo se riuscissimo a fare un campionato costante nelle posizioni davanti sarebbe il top. Ma se incontrassimo momenti di difficoltà, l’obiettivo è di rimanere agganciati al gruppo ed entrare nella top ten. Poi una volta dentro si può fare tutto. Ma i risultati dipendono da tante cose, io voglio centrare anche un altro obiettivo importante.

Quale?

Creare una squadra che sappia ridare identità alla città, nella quale i tifosi si identifichino, vedendo giocatori con lo spirito guerriero che vogliano difendere la maglia. È vero che i giocatori passano, ma nell’anno in cui ci sono, difendono i colori della città. E anche se il passaggio è breve, in quei momenti devono incarnarne lo spirito. Qualcuno mi definisce l’ultimo dei romantici, ma al calcio non vanno tolte quelle cose che lo rendono unico e bello. Deve essere un anno che vale la pena di essere vissuto anche sul piano umano, oltre che sportivo. —


 

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