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Prandin va a Siena: «A Trieste anni d’amore»
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Prandin va a Siena: «A Trieste anni d’amore»

Il guerriero dell’Alma: «Avrei voluto restare, ma va bene così. Ringrazio la società e soprattutto i tifosi. Tornerò a vivere qui»

TRIESTE «Sono arrivato a Trieste senza sapere cosa avrei trovato. Me ne vado, dopo quattro anni bellissimi, consapevole che qui ritornerò a vivere. Non a caso, sto cercando casa».

Roberto Prandin lascia l'Alma destinazione Siena. Ha scelto la città del palio per proseguire una carriera che, dopo la promozione di Trieste nella massima serie, ha visto chiudersi per lui le porte dello spogliatoio biancorosso. «Lasciare Trieste è qualcosa che non avevo considerato - conferma Prandin -. Mi sarebbe piaciuto restare e per questo non avevo chiesto garanzie di minutaggio. Evidentemente non si sono create le condizioni perchè ciò accadesse. Va bene così, era destino, sono contento che la mia storia con Trieste sia finita con la promozione».

Una storia tutta da raccontare quella del giocatore veneto arrivato quattro stagioni fa, quasi per caso e a campionato in corso, per dare profondità a un organico che aveva bisogno di rinforzarsi. «Tutti aspettavano un lungo - ricorda Bobo - tra lo scetticismo generale sono arrivato io. Mi sono ritagliato il mio spazio nella squadra e nel cuore dei tifosi grazie al mio modo di giocare e al mio modo di essere. Ho cercato di dare sempre il massimo, ho ricevuto tantissimo, sicuramente molto più di quello che mi aspettavo. Per questo ringrazierò sempre Eugenio Dalmasson perchè mi ha cercato, mi ha voluto e mi ha permesso di vivere quattro stagioni meravigliose. Lui come tutto uno staff composto da persone straordinarie prima ancora che grandi professionisti. Penso al professor Paoli, a Sergio Dalla Costa, ai massaggiatori Bussani e Cerne e ai dottori Palombella e Ubaldini».

Prandin in redazione a Il Piccolo
Prandin in redazione a Il Piccolo


«Sono stati quattro anni bellissimi e intensi nel corso dei quali abbiamo seguito un percorso - sottolinea Bobo -. Ricordo la mia prima partita, perdemmo di venti a Casale Monferrato. Alla vigilia di gara-tre, il giorno della finale, mi sono detto "qui deve finire tutto". Alla fine ero stravolto. Credo di aver sentito in quei momenti tutta la fatica accumulata durante gli allenamenti di quattro stagioni. Un lavoro incredibile che alla fine ha pagato. Sono riuscito a chiudere un cerchio».

«Splendidi anni. Ho giocato in tanti posti ma la qualità dei gruppi con cui ho avuto la fortuna di condividere lo spogliatoio a Trieste è davvero unica. Del primo anno ricordo Mastrangelo, con cui mi sento ancora e Carra, un amico con il quale condivido idee e percorsi anche fuori dal mondo del basket. Del secondo anno dico Pecile. Ha l'immagine di un pazzo scatenato, ho scoperto una persona fantastica. E poi ti dico Lollo Baldasso, con cui ho condiviso la stanza per tre anni poi Parks, Green , Bowers senza dimenticare Janelidze, Cavaliero e naturalmente il capitano, Andrea Coronica.

«Con loro- conclude Prandin- è stato amore a prima vista. Mi hanno trasmesso tantissimo, mi hanno fatto sentire uno di loro. Li porterò sempre nel cuore, li ringrazio per tutto quello che mi hanno fatto provare».

«Perchè Siena? - conclude Bobo -. Perché è la società che mi ha cercato con più determinazione facendomi sentire parte di un progetto. Piazza importante che, se coinvolta, può trasmettere la stessa passione e le stesse emozioni che Trieste mi ha fatto vivere nelle ultime quattro stagioni». —


 

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