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Mancini vuole un’Italia subito grande

Obiettivo tetto del mondo per il selezionatore presentato a Coverciano: «I miei genitori orgogliosi, lo sarebbe pure Boskov»

COVERCIANO (Firenze) . L’Italia chiamò, e il Mancio rispose. Eccolo qui, l’aggiustatore, l’ex monello di talento chiamato a riedificare la cattedrale azzurra devastata dagli svedesi. L’esilio dorato di San Pietroburgo, dove i rubli scorrono ma il calcio che conta è lontano anni luce, è ormai alle spalle. E lui, Roberto Mancini da Jesi, 54 anni, siede sullo scranno più scomodo d’Italia con il ciuffo a posto e l’aria vagamente scanzonata che gli anni non hanno scalfito.

«Mi hanno voluto al 100%, è stata una scelta facile anche se fare il commissario tecnico non è cosa banale. L’Italia è fuori dai Mondiali dopo tanti anni, voglio riportarla dove merita, sul tetto del mondo e d’Europa». Commosso, emozionato, ma anche sicuro di sé tanto da non temere le difficoltà della sfida che lo attende. Roberto Mancini si presenta così da neo-commissario tecnico della Nazionale, il 52mo di una storia azzurra lunga 108 anni: il compleanno s’è celebrato proprio ieri.

In attesa del raduno del 22 maggio per le amichevoli contro Arabia Saudita (28 maggio), Francia (1° giugno) e Olanda (4 giugno) Mancini torna a Coverciano: la prima volta fu nel 1978 con l’Under 14. «Mi aspetta una sfida non semplice ma nella vita non esistono cose semplici. E comunque è una sfida bella, il massimo per tutti gli allenatori. C’è chi fa altre scelte, io ho deciso di fare qualcosa per la Nazionale in un momento duro, alleno da tanti anni e questa decisione riempie d’orgoglio anche i miei genitori».

In questa Italia che ritroverà Mario Balotelli e che mantiene porte aperte anche per Buffon e De Rossi, l’ex tecnico di Fiorentina, Lazio e Inter ringrazia i commissari tecnici con cui ha lavorato – Bearzot, Vicini, Sacchi – e gli allenatori avuti da calciatore a partire da Boskov: «Cosa avrebbe detto? Dove gli altri vedono sentieri, Mancini vede autostrade – ammicca – Credo che sarebbe fiero». Il contratto, spiega il direttore generale della Federcalcio Uva, è di 2 anni automaticamente rinnovabili fino al 2022 in caso di qualificazioni europee: «È un percorso condiviso a tutela di tutte le parti».

Nessuno parla di cifre ma lo stipendio sarebbe poco sotto i due milioni annui più bonus e premi legati ai risultati. Mancini ha ceduto i diritti d’immagine alla Figc e agli sponsor principali della Nazionale. Comunque sia, cifre ben al di sotto degli ingaggi principeschi percepiti coi club, compreso lo Zenit San Pietroburgo: per dire sì alla chiamata azzurra avrebbe rinunciato a 12 milioni e agli ultimi due stipendi. «Non è giusto parlare sempre di soldi. Conta di più scegliere ciò che ti stimola maggiormente. Qui voglio restare a lungo per vincere più possibile». «Mancini rappresenta la soluzione migliore, in linea coi nostri parametri», dice il commissario della Figc Roberto Fabbricini in mezzo ai ringraziamenti per Di Biagio che torna in Under 21, ai vice Costacurta e Clarizia e a Oriali che ha giocato un ruolo-chiave.

Ma come sarà la sua Italia? Aspettando le convocazioni a fine settimana (domani riunione a Roma), il ct punterà su Balotelli allenato all’Inter e al City: «Parlerò con Mario e probabilmente lo chiamerò, lo vogliamo rivedere come agli Europei con Prandelli. Ha fatto un ottimo campionato. Con l’età e avendo anche figli credo sia maturato. Qualche colpa ce l’ha ma le qualità non gli sono mai mancate».

Porte aperte per tutti: «Anche con Buffon devo ancora parlare. Il mio desiderio? Conta il suo più del mio, io mi adatto, vedremo cosa deciderà». Nello staff gli storici collaboratori, da Gregucci a Battara fino a Carminati che però sarà a gettone avendo deciso di restare allo Zenit. Tra i colloqui in agenda anche quello con Pirlo: «Vuole iniziare ad allenare». Il modulo potrebbe essere il 4-2-3-1

come il 4-3-3 per un’Italia mix di esperienza e gioventù. «Ai giocatori chiederò di tirare fuori tutti i sogni che hanno nel cuore. Quanto a me – conclude – spero di essere un buon ct, perbene, capace di far tornare l’Italia forte come un tempo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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