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Milanese: «C’è rammarico, ma lavoro per la Triestina del futuro»

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Milanese: «C’è rammarico, ma lavoro per la Triestina del futuro»

L’amministratore unico alabardato: «Volevo i play-off per fare esperienza, in ogni caso il bilancio è positivo. Prima di tutto l’allenatore»

TRIESTE . Un bilancio positivo, pensando da dove si è partiti, ma per fare meglio bisogna far tesoro delle lacune dimostrate in questa stagione. Questo il pensiero di Mauro Milanese a mente fredda, una settimana dopo la fine del campionato della Triestina: l’amministratore unico fa un’analisi a 360 gradi fra passato, presente e futuro.

Milanese, qual è il suo giudizio finale su questa annata?

«Secondo me il bilancio è positivo, perché bisogna guardare sempre da dove siamo partiti. Nel 2016 abbiamo preso la società che rischiava di retrocedere in Eccellenza e abbiamo festeggiato la salvezza. Poi abbiamo vinto i playoff contro squadre che quest’anno hanno dominato la D, dando la possibilità ai tifosi di tornare fra i Pro nell’anno del centenario. Nell’ottica del pian pianin ma sempre meglio, l’undicesimo posto in serie C ci può stare».

Ma il rammarico resta, vero?

«Certo, tanto che la squadra continua ad allenarsi, almeno finché non mi passa il giramento di scatole. Il rammarico è quello di essere stati nei play-off fino a tre giornate dalla fine. Ma non possiamo limitarci alle ultime partite e buttar via quanto fatto prima di buono. Il rimpianto, oltre che per i tifosi, è che si poteva avere un assaggio di play-off, fare un bagno di esperienza utile per imparare a vincere».

L’ottica del pian pianin ma sempre meglio, dove porta il prossimo anno?

«Se vogliamo progredire costantemente, dovremo guardare le posizioni dalla 1 alla 10. Qui forse non ci si rende conto della fortuna di avere con noi Biasin, con una proprietà sana e puntuale. Stavolta il fallimento avrebbe fatto sparire la Triestina, non dimentichiamolo, ecco perché il bilancio finora non può che essere positivo. E un Rocco che poteva chiudere i battenti, grazie anche a noi sarà un gioiellino pronto a ospitare gli Europei under».

E stavolta non si partirà da zero…

«Ci sarà già una solida base, penso a Lambrughi, a Coletti, agli altri giocatori con un biennale, anche se questo non vuol dire che resteranno sicuramente. E penso ai giovani che hanno acquisito esperienza come Boccanera, Pizzul e Libutti, e che ora saranno in competizione con gente più esperta».

Cosa l’ha soddisfatta in particolare?

«Dobbiamo ripartire dall’aspetto tecnico, dove abbiamo fatto bene: penso al possesso palla, alle tante occasioni create, alle partite vinte ai punti, all’aver dominato anche la prima in classifica. Ma evidentemente questo non basta per raggiungere il traguardo e serve un salto di qualità».

In quali aspetti?

«Servono cattiveria, rabbia, mentalità da serie C, per prendere punti anche non giocando al massimo. Qualcosa che abbiamo dimostrato spesso con le migliori, ma che va aggiunto contro le squadre sotto di noi in classifica. Che non chiamo piccole perché in questo girone competitivo e equilibrato le piccole non esistono».

Il momento più bello della stagione?

«Ce ne sono stati alcuni molto felici, a partire dal 4-0 al Mestre in Coppa Italia, una bella rivincita. E poi alcune meravigliose vittorie in trasferta, da Ravenna a quella di Vicenza con 7mila spettatori, fino alla battaglia di Pordenone sotto la pioggia. E poi il successo col Padova».

Gestioni Sannino e Princivalli: quali differenze?

«Va detto che Sannino ha avuto più tempo per lavorare, tra ritiro e Coppa Italia ha fatto più partite di Princivalli, che ha continuato intelligentemente il suo discorso senza stravolgere nulla, ma è stato meno pragmatico. Ha cercato di prolungare il possesso per 90 minuti e fare sempre cambi per vincere, mentre qualche volta Sannino si accontentava più di non perdere. Mi piacerebbe sapere cosa sarebbe successo giocando subito con un modulo diverso dal 4-4-2, utilizzando Petrella che portava fantasia e classe contro squadre chiuse. E poi c’è un altro aspetto tattico».

Quale?

«Non l’ha fatto nessuno dei due mister, ma non per colpa loro, bensì per caratteristiche dei giocatori. Bisogna avere maggiore qualità nei cross e andarci di più con i terzini: se ci arrivano solo Mensah o Petrella, significa perdere uomini in area. Se ci vanno i terzini, resti con più uomini sotto porta. In questo modo non abbiamo sfruttato un centravanti come Arma che ha bisogno di rifornimenti».

Quando si inizia a lavorare per la prossima stagione?

«Lo stiamo già facendo. Il ritiro è già fissato, stiamo mettendo le basi per qualche giocatore, bisognerà tenersi aperte varie situazioni e poi a luglio scegliere quali chiudere. In settimana comincerò i contatti per l’allenatore. Ma non c’è solo la squadra».

In che senso?

«Che non c’è da pensare solo all’aspetto sportivo. Continuiamo a strutturare la società in una

certa maniera, bisogna guardare oltre la squadra e creare un solido asset, un obiettivo parallelo a quello tecnico, cominciando dai campi fino a un futuro centro sportivo. Perché un domani vorremo lasciare una società più strutturata, che in futuro sia molto più appetibile».
 

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