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All’Alma Arena un ko che fa male

Dopo due supplementari Udine sgretola l’imbattibilità interna

TRIESTE. Altro che serata pigliatutto. Finisce nel modo in cui nessun tifoso biancorosso avrebbe voluto andasse a finire. L’Alma perde il derby, perde l’imbattibilità interna ma soprattutto vede rimesso in discussione il primo posto nella stagione regolare e per celebrarlo dovrà andare a vincere in trasferta contro Montegranaro. Premessa: dopo 50 minuti di battaglia il verdetto che ne esce è tutt’altro che bugiardo. La Gsa ci mette qualcosa di più, trova tre risolutori (l’appena arrivato Caupain, Bushati e Dykes) e mostra più a lungo e con più intensità la fame di spuntarla. Trieste protrea la sentenza fino al secondo supplementare perchè Laurence Bowers è monumentale e proprio nelle battute finali dei tempi regolamentari l’Alma trova con Mussini e l’unica fiammata di Cavaliero un 8-0 in 50 secondi che riapre partita e illusioni.

La squadra di Dalmasson esce con più di qualche ombra. Ancora priva di Fernandez, non riceve risposte dall’uomo che più di tutti aspettava questa sfida con ansia (e la voglia di spaccare il mondo tradisce Cavaliero), vede Green accendersi solo in un paio di occasioni e poi assistere alla crescita prepotente di Dykes dall’altra parte, registra che i tre guerrieri chiudono in valutazione negativa e Da Ros in post stavolta non graffia. Se poi in avvio del supplementare decisivo, contro un avversario che ha l’unico centro superstite con 4 falli e il “4” adattato che rende chili e centimetri, anzichè spostare il gioco nel pitturato non si trova meglio da fare che per tre volte sparare da tre, diventa difficile evitare il patatrac. La personalità è impoore la propria identità davanti a 7mila persone, il test in chiave play-off poteva andare parecchio meglio...Il lavoro non mancherà.

Il derby è adrenalina, è voglia di spaccare il mondo, di bruciare la retina. Curioso che la febbre in avvio contagi proprio i due da cui meno te l’aspetti: l’ultimo arrivato e lo straniero che un anno fa non aveva vissuto queste emozioni. Eppure è con Mussini e Bowers che l’Alma alza subito la voce con un 13-4 che accende legittime illusioni. Sale la febbre anche da parte del pubblico ma la miccia della fiammata biancorossa è drammaticamente corta: una gomitata fortuita a un sopracciglio lottando a rimbalzo toglie dal campo Bowers dopo che Elbo aveva piazzato tre triple di fila, il cambio Prandin per Mussini non produce effetti e - soprattutto - Troy Caupain, la grande scommessa della Gsa, a tre giorni dallo sbarco in Europa mostra di essere un signor play, con un fisico invidiabile. Se tre indizi fanno una prova, tre fattori determinano un risultato: la partita cambia indirizzo, l’Alma non sa più come bucare la difesa friulana mentre non sa opporsi alle iniziative di Caupain e Bushati. Trieste deve incassare un tremendo 7-23 a cavallo del primo e del secondo quarto e quando vede allungare gli udinesi replica con il nervosismo. Con il rientro di Mussini e Bowers e con due numeri di Green riesce a metterci una pezza, quanto basta per andare all’intervallo sotto di 2 ma con la possibilità di ritrovare negli spogliatoi furore agonistico.

L’Alma del rientro invece è per 5 minuti la gemella ancora più spenta e apatica di quella del secondo quarto: senza lucidità in attacco, senza personalità, con il pallone che a ogni azione pesa sempre di più. Vive di sprazzi, la squadra di Dalmasson.

Quello buono lo pesca nel quarto parziale per riemergere dal 48-59 del 35’ e andare al supplementare. Dopo una rimonta così, in casa, è quasi logico che il tempo supplementare diventi una catapulta verso i due punti. Ma non è serata di logica, nè in campo nè fuori. Vince Udine.

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