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L’Alma ritorna regina domata anche Ferrara

Nonostante l’assenza di Fernandez Trieste trionfa 90-72

TRIESTE. All’Alma Arena non ce n’è per nessuno. Alla lista pressochè infinita di scalpi collezionati nell’ultimo anno e mezzo si aggiunge nuovamente quello della Bondi Ferrara e, con la complicità della De’Longhi Treviso che passa al PalaDozza, Trieste si riappropria di quello che l’ha accompagnata per buona parte della stagione: il primato in solitudine.

Per completare la festa, arriva anche la constatazione che si rivede per larghi tratti l’Alma migliore, quella dove tutti a turno possono essere protagonisti, che sa essere gruppo e cinica nel momento giusto. Difende di squadra, lavora ai fianchi gli avversari (e un fianco di Hall è già magagnato di suo da una settimana...) e poi nel terzo quarto ha la fredda lucidità per chiudere definitivamente la partita. L’ultimo atto a quel punto diventa pura accademia, passerella per l’ovazione dell’Arena e il legittimo “Salutate della capolista”.

Una dimostrazione di qualità e di personalità decisamente convincente, tenendo conto che l’Alma ancora priva di Fernandez (ha lavorato solo pochi giorni a parte con il preparatore atletico, se ne riparla a Jesi) e per giunta di Schina si ritrova ad affrontare gli emiliani - lanciatissimi, almeno prima di ieri - con le armi contate in regia. Trieste si affida quindi a Bobo Prandin e Cavaliero, peraltro proposti entrambi nel quintetto iniziale e subito in palla, facendo correre la squadra e imponendo il ritmo all’incontro.

Più che tra i play la vera novità è però tra i lunghi, cercati e serviti più frequentemente, con Bowers e Cittadini nello starting five a prendersi cura del babau Hall e Fantoni mentre Da Ros entra solo nel secondo quarto con Janelidze per cambiare i due compagni. Una staffetta che premia la scelta di Dalmasson. Nei primi dieci minuti infatti Cittadini è perfetto (10 punti, con la gemma di uno stoppone su Molinaro) e Da Ros lo è altrettanto nel parziale successivo, facendosi sentire anche da regista aggiunto e neanche tanto occulto quando nel turnover rimane ad agire da play solo Baldasso.

Difesa d’anticipo, attenta, mediamente puntuale, presa d’infilata solo da Cortese e Rush in qualche occasione. All’appello manca nel primo tempo Green, due tiri appena in 15 minuti, minimo stagionale e minimo sindacale in attacco ma disponibilità difensiva. Impressionante il 21-9 a rimbalzo, considerando che tra gli avversari c’è il top rebounder della serie A2. Ma Javonte sa rifarsi con gli interessi nella seconda parte del confronto, quando l’Alma riesce ad accelerare (30 punti in 10 minuti) e liberare la voglia di affondare dell’esterno Usa. Corre Green esaltato da Cavaliero, corre la squadra, corrono i minuti mentre dall’altra parte si riaccende Hall ma la partita è già volata via. Rispetto alle prestazioni dell’ultimo periodo, stavolta Trieste non commette peccati di leggerezza nè di discontinuità: Ferrara non si fa mai sotto in modo realmente pericoloso.

Negli ultimi minuti si gioca il tabellino mentre la ripartizione del minutaggio è un altro segnale che va nella direzione della ritrovata compattezza del gruppo: otto giocatori con un robusto impiego, dai 17 minuti di Lollo Baldasso al massimo dei 27 di Green. Nessuno oltre i trenta minuti. Distribuzione equa anche nei falli commessi: due uomini con tre, poi gli altri, anche in questo caso mai nessuna situazione di emergenza o cambio dettato da sviluppi inattesi.

In sintesi, ringalluzzita dalla

prospettiva di riprendersi il primato in solitaria, l’Alma ha giocato dal primo all’ultimo minuto con la personalità della leader. L’aveva smarrita, tra una trasferta e l’altra. Averla ritrovata è il modo migliore per affrontare le ultime cinque tappe.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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