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CICLISMO

Cainero: a Trieste un circuito da Mondiale

L'organizzatore: "Peccato che non si possa chiudere la città per la gara"

TRIESTE. «Non esiste un tracciato per un Mondiale più bello del circuito di Trieste. Ma...» E tra quel ma e la frase successiva c’è tutta la distanza che può esserci tra un bel sogno e il richiamo alla realtà. «...Ma non si può chiudere per più giorni la città. Ricordo ancora la prova su strada della Settimana tricolore del 2000. Bellissima gara, tanto pubblico, la salita di Strada di Fiume, la picchiata da cava Faccanoni. Ma ricordo anche che una parte di Trieste criticò la chiusura per la manifestazione».
Con Enzo Cainero, comunque, il mai non esiste. L’organizzatore che ha fatto conoscere al mondo lo Zoncolan, ospite d’onore l’altra sera del Panathlon Club presieduto da Andrea Ceccotti, si schermisce quando viene sollecitato su progetti futuri ma i propositi di pensionamento sono inframmezzati da fiammate e prospettive di nuove scommesse.
LO ZONCOLAN. «Sapevo che una salita così terribile e affascinante avrebbe infiammato gli sportivi. Proposi l’idea al patron del Giro, Carmine Castellano. La prima risposta fu un “no”. Ma sono tanto folle quanto tenace: “Ma vieni a vedere”. Un tajut, un po’ di formaggio, e tanta, tanta insistenza. “Vedrai la passione della mia gente. Non servono le transenne. Lavoreremo con i volontari, ci aiuteranno gli alpini, la protezione civile”. Alla fine, la spuntai». Ed essendo, oltre che un caparbio visionario, anche discretamente fortunato, Cainero ha visto premiata l’intuizione dello Zoncolan da ordini d’arrivo di assoluto prestigio. Le prime edizioni: una doppietta di Simoni e il successo di Basso, cioè i migliori italiani nelle corse a tappe del dopo Pantani e del pre Nibali. Quest’anno il “Kaiser” potrebbe decidere addirittura due Giri d’Italia: quello maschile, con la S.Vito al Tagliamento-Zoncolan del 19 maggio, e il femminile, il 14 luglio. «Abbiamo chiesto a 10 atlete da quale versante preferissero affrontare la salita. In 9 su 10 non hanno avuto dubbi rispondendo: da Ovaro, dal lato più difficile. Come gli uomini».
TRIESTE. «Il Tricolore del 2000 venne preceduto da ore di ansia. Nelle prime ore del mattino dal cielo venne giù di tutto: vento, pioggia, bufera. I corridori non volevano saperne di partire. Per fortuna trovai la collaborazione e la comprensione di alcuni campioni, in particolare l’indimenticabile Franco Ballerini. Partirono, il meteo migliorò con il trascorrere delle ore e Michele Bartoli colse una fantastica vittoria. La conclusione del Giro 2014 fu un clamoroso successo di immagine. E riuscimmo a contenere le spese. L’anno prima a Brescia l’ultima tappa costò un milione di euro, qui riuscimmo a restare entro i 600mila euro. Il ritorno potenziale? Almeno dieci volte superiore. L’emozione delle Frecce Tricolori, la prima volta di un colombiano vincitore del Giro. Trieste venne vista in tutto il mondo. E ancora mi commuovo pensando alle lettere o alle telefonate ricevute dai nostri connazionali all’estero...» Ascolta la relazione sull’attività delle due ruote a Trieste da parte del delegato provinciale della Federciclismo Lorenzo Cortese e intanto ammicca a Giovanni Cottur, altro ospite della serata. «Che personaggio unico, il tuo papà. Semplice, appassionato, disponibile. Non si poteva non volergli bene. Un grande corridore che però avrebbe meritato di vincere ancora di più».
LE DIFFICOLTÀ. «Diventa sempre più complesso organizzare gare. Una volta una parola e una stretta di mano sancivano una collaborazione. Ho avuto la fortuna di trovare sempre disponibilità da parte delle istituzioni. Con gli anni, tuttavia, sono aumentati gli obblighi burocratici da rispettare, nuove norme, misure di sicurezza più rigorose. Ma io non potrei pensare a uno Zoncolan senza i miei angeli: i volontari, gli alpini e la protezione civile. Cambiano anche i regolamenti: che dolore dover dire no allo slancio di chi voleva donare 5mila euro di premio al corridore che passerà per primo davanti al monumento dei morti del Galilea, a Muris di Ragogna».
IL FUTURO. «Il ciclismo non si fermerà mai, io sì. Sto lavorando a un circuito di prove di ebike (anche a Trieste in aprile, ndr). Sarebbe bello far conoscere sempre nuove aree della regione: le Valli del Natisone hanno un potenziale formidabile, il Montasio meriterebbe un’altra vetrina. Il Crostis? Nel Giro 2011 credevo di avercela fatta, i corridori inizialmente erano d’accordo. No, non fu colpa di Contador. Si misero di traverso due ds, Bruyneel e Riis. Sul loro conto, però, il tempo mi ha dato ragione (finiti fuori

dal giro per casi di doping, ndr)...Il Crostis meriterebbe di farsi conoscere nel mondo. La ribalta del Giro. Nel 2019 no, non faremo niente in regione».
E il 2020? Cainero non dice no. Sorride. Che la racconti o no, il caparbio visionario mica ha tanta fretta di andare in pensione...

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