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Alma, niente stop: due giorni di lavoro extra

Dopo la figuraccia di Jesi già ieri mattina un confronto tecnico e nel pomeriggio lezioni di ripetizione sulla difesa

TRIESTE. Un confronto tra lo staff tecnico (con il direttore generale Mario Ghiacci) e la squadra ieri mattina e al pomeriggio un allenamento sulla difesa. Oggi altro doppio allenamento, tutti presenti a parte Lollo Baldasso. È la prima risposta dell’Alma dopo l’eliminazione dai quarti della Coppa Italia con il -25 contro Tortona. Nessun riposo dopo Jesi ma subito in palestra anche se ufficialmente non si parla di sessione punitiva ma «di miglioramento». E da migliorare ce n’è visto che il campionato - che l’Alma comunque guida in coabitazione - proporrà domenica una trasferta a Roseto.

Il presidente Gianluca Mauro, dopo la lettera aperta ai tifosi, si prende qualche giorno di riflessione. La prova di Jesi («ingiustificabile» per citare Dalmasson a fine gara) comunque lascerà il segno. Quanto e come lo si capirà nei prossimi giorni.

Nel frattempo, affiorano le domande da parte degli appassionati. Proviamo a riassumerle.

Il record di vittorie consecutive ha creato false illusioni? È una sintesi semplicistica e ingenerosa. L’Alma che vinceva sempre in casa (e lo fa ancora) e in trasferta non era figlia del caso. Ha battuto nettamente Fortitudo e Treviso all’Arena e fuori Ravenna e Mantova dimostrando una personalità da leader. Vinceva controllando i primi due quarti per poi piazzare la botta del ko nel terzo. E i giocatori erano gli stessi di adesso, il coach pure. Persa l’imbattibilità a Verona, la svolta negativa esterna è stata il derby perso al Carnera che per la prima volta ha incrinato qualche certezza. Inoltre le altre squadre hanno alzato il tiro, rinforzandosi come Bologna (Rosselli), Treviso (Lombardi e Swann) e Udine (Bushati) o cambiando marcia dopo l’ iniziale rodaggio.

Si poteva intervenire sul mercato? L’Alma si era posta un solo vero obiettivo, Guido Rosselli. Un collante che poteva essere l’assicurazione in proiezione play-off. Sfumato Rosselli per una sua (reale) scelta personale, si sono succeduti i rumors su tre fronti: play-guardia, uno straniero “di scorta” e un centro. “Voci” nel contesto di un’offerta asfittica che non propone elementi in grado di cambiare realmente il volto di una squadra come sono stati, tra gli stranieri, il Charles Smith di Udine o il Moss di Brescia. E tra i centri i due nomi più gettonati, Fall e Wojcekowski, sono diversi come il giorno e la notte: uno è un saltatore debordante e difensore, l’altro ha 10 cm in più e tecnica. L’Alma, chiusa la finestra di febbraio, ha ora un solo movimento disponibile. Pare logico che o sarà un vero valore aggiunto o non ha senso cambiare per cambiare.

Quali sono i limiti della squadra? L’Alma ha la rosa più ricca da quando è tornata in A2, sono arrivate pedine con ottime credenziali. Con il passare delle giornate, tuttavia, sono emersi alcuni nei. Non si riconosce un autentico leader cui affidarsi nei momenti di difficoltà: ad esempio non lo è Green, che però ha l’alibi di avere poca esperienza a un certo livello, mentre Fernandez spesso convive con problemi di falli. Inoltre la coesistenza tecnica tra Bowers e Da Ros è stata ostacolata da una serie interminabile di infortuni e quando hanno giocato insieme la coppia non ha convinto appieno. Discontinua anche la coesistenza tecnica tra Fernandez e Cavaliero.

Dalmasson può considerarsi a rischio? Di fronte a risultati deludenti tutte le posizioni vengono rimesse in discussione e di conseguenza anche chi allena. Dalmasson non merita però l’accanimento di critiche che sfiorano l’ingratitudine verso chi ha guidato Trieste in A2 e poi a sorprendenti play-off. Se l’Alma è ora da vertice va riconosciuta la sua firma. Quest’anno in un contesto diverso dai precedenti (squadra non più di giovani o di guerrieri ma di scafati con personalità marcate, ambizioni aumentate, più pressioni) pare per la prima volta in difficoltà. L’effetto sorpresa non funziona più e l’idiosincrasia verso la zona (fatta o subìta) si trasforma in boomerang.

Quali responsabilità ha la società? Il presidente Mauro ha annunciato di puntare alla promozione e non ha sbagliato: i numeri dimostrano che è stato riacceso l’entusiasmo dei tifosi. Ora si trova di fronte al primo momento veramente critico della nuova proprietà che andrà gestito con determinazione e idee chiare.

La pressione condiziona l’Alma? Per la prima volta si è instaurato un rapporto diretto tra il club e la piazza, con un’attenzione financo spasmodica agli umori dei social. Trieste è una realtà competente dove le pressioni sono però inferiori rispetto a Bologna. Per quanto riguarda lo spogliatoio le dinamiche le conoscono solo chi ne fa parte ma l’impressione esterna è che con il rinnovamento dei ranghi si sia modificata

l’identità del gruppo. Un esempio. Pecile oltre che un giocatore era un motivatore che sapeva legare lo spogliatoio, regalando leggerezza e serenità nei momenti difficili. Ma “Pec” non c’è più. E il nucleo storico o “triestino” è ormai ridotto a capitan Coronica, Prandin e Cavaliero.

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