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L’Alma più dimessa Treviso non dà scampo

Trieste regge un quarto, poi si arrende: 83-63 al PalaVerde

inviato a TREVISO. Ci sono volte in cui le facce raccontano più delle azioni. Nei volti dei giocatori dell’Alma durante il terzo quarto si leggevano solo smarrimento, stanchezza, incapacità di reazione. La sensazione che ci si stava consegnando a una fine ineluttabile. Di certo non si poteva leggere la rabbia carica di orgoglio di una capolista che in questa stagione ha già battuto Treviso tre volte e vuole uscire da una lunga serie di flop esterni, combattendo anche contro la sfortuna che la priva di due titolari e a metà partita ne azzoppa un altro.

Il problema, in fondo, è proprio qui. Più dei 20 punti di scarto per mano della squadra più in forma del campionato e su un parquet dove non abbiamo mai vinto (quando Ritossa fece vincere Trieste nella Marca non c’era ancora il PalaVerde). Più della sesta sconfitta consecutiva lontano dal fortino dell’Alma Arena. Più di un primato che stasera potrebbe venir sottratto dalla Fortitudo Bologna. Trieste ieri non ha perso una partita. Per larghi tratti, provando invano a ritrovare il filo del match, è sembrata aver perso un’identità.

A Treviso si sono vissute situazioni differenti. La De’Longhi, che rispetto all’andata ha messo nel proprio motore un esterno Usa da 27 punti e un’esplosiva ala italiana, può permettersi di lasciare fuori dal quintetto di partenza Antonutti e Swann mentre l’Alma deve cominciare con Giga ala forte e Cittadini perché Bowers ha saltato tre giorni di allenamenti e Da Ros è fuori causa. L’assenza di Green è dolorosa contro una squadra che è atleticamente debordante e infatti l’Alma scava il +10 iniziale difendendo forte, costringendo Treviso a velocità da centro urbano e trovando un paio di triple con il meno prevedibile dei quintetti (dentro insieme Fernandez, Prandin e Cavaliero, senza di fatto un “3”). Appena la De’Longhi trova però il Telepass fatto di transizione e atletismo, ribalta le proporzioni. Obbliga a forzare una formazione, quella biancorossa, che non ha troppe alternative e che ha nel post basso di Bowers – eccellente nel secondo quarto con 12 punti dominando Brown ma poi infortunatosi alla caviglia appena sanata ricadendo dopo una lotta a rimbalzo – la soluzione più affidabile. Se non l’unica, quando il tiro da tre non entra.

La difesa veneta battezza i triestini da cui pensa possano provenire i pericoli maggiori e li raddoppia sistematicamente, mollando poi la presa quando capisce che qualcuno (Cavaliero in primis, ma anche Fernandez che perde il confronto con Fantinelli) riesce ad annullarsi già da solo. E la partita prende un’unica direzione, con Treviso che può ruotare gli uomini senza perdere in intensità mentre Trieste ingigantisce le proprie paure e non ha la capacità né la personalità per reagire. Si assiste a qualche iniziativa dettata più che altro dalla voglia di provare a non sbracare ma il secondo tempo non è che un lento, pesante accompagnamento verso un quarantesimo che consegna alla banda di Pillastrini anche la differenza canestri a favore.

All’Alma restano interrogativi da sciogliere presto. Perchè una squadra che sapeva vincere in casa e fuori anche in condizioni di emergenza imponendo la propria personalità adesso non riesce più a farlo? Come è possibile che nel giro di una settimana il giocatore che aveva guidato alla vittoria su Ravenna con 16 punti e 10 assist diventi il peggiore in campo senza segnare dal campo e perdendo otto palloni? Perchè il terzo quarto

che era il marchio di fabbrica dell’Alma durante l’andata ora in trasferta diventa un calvario? Perchè ieri per la prima volta in questa stagione pareva di cogliere una fatalistica rassegnazione? Ma le domande vere da farsi in questo momento probabilmente le conosce solo l’Alma.

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