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Alma Trieste, a Treviso un tabù da sfatare
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Alma Trieste, a Treviso un tabù da sfatare

PalaVerde stregato, com’è lontano lo storico canestro di Ritossa. Domenica una gara attesissima

TRIESTE. Doppio obiettivo per l’Alma Trieste domenica a Treviso. Spezzare la serie negativa delle cinque sconfitte esterne consecutive ma anche esorcizzare quello che è tradizionalmente uno dei parquet più indigesti ai biancorossi. Pochi campi si sono rivelati nel corso degli anni tabù come il PalaVerde. Storia antica, e non è un caso se ancora oggi i tifosi di lunga data ricordano con particolare simpatia la prodezza di Roby Ritossa che permise all’Hurlingham Trieste il Centro Natatorio (il PalaVerde doveva ancora sorgere) nel campionato 1979-80 battendo la Liberti di Mario De Sisti. Finale tiratissimo, neroverdi sotto di un punto, palla ai veneti e Trieste in una lombardiana zona. “Toscia” stoppa Ermano, si fionda sul pallone e vola a segnare a fil di sirena. Storia, appunto. Una storia che sarebbe anche il momento di riscrivere.

Da quel giorno resta il ricordo di una sconfitta di misura nell’85-86 (68-67) e poi, come non bastasse la serie di successi trevigiani, Trieste deve vendicare anche alcune umiliazioni. Treviso è probabilmente la formazione che ha inflitto il maggior numero di centelli, infierendo persino quando di fronte c’era la Stefanel. Nell’A1 1991-92 lo spettacolo era davvero stellare anche se sul parquet gli stranieri erano solamente due. Due, oddio... Quelli della Benetton Treviso si chiamavano Vinnie Del Negro (28 punti) e soprattutto Toni Kukoc (37). I pupilli di Tanjevic e Bepi Stefanel poterono poco: sotto di 21 già alla fine del primo tempo, non bastarono i 17 punti di Gregor Fucka né i 19 a testa di Middleton e Gray.

Sarebbe andata meglio, almeno nello scarto finale (81-78 e 77-74), nei due anni successivi, gli ultimi dell’era del cosiddetto derby del casual. L’imprenditore di Ponte di Piave avrebbe traslocato a Milano, lasciando il posto all’Illycaffè che con orgoglio avrebbe conteso alla Benetton la finale di Coppa Italia a Casalecchio di Reno (quanti rimpianti per quell’assist di Burtt a Pol Bodetto...). Il pistolero Burtt al PalaVerde in campionato ne mise 43 - una delle migliori prove esterne di un giocatore della Pallacanestro Trieste - ma non bastò. Non bastarono nemmeno i 24 punti e 12 rimbalzi di Crudup l’anno dopo, nè nel 1999-2000 gli undici punti e l’esplosività atletica dell’indimenticabile Mangiafuoco McRae.

Nelle stagioni prima del doloroso addio alla ribalta del basket di vertice, altre sconfitte tra cui un 116-70 con un giovanissimo Cavaliero in campo per 18 minuti, e l’umiliante 104-46 che rappresenta l’ultimo ricordo di un confronto tra Treviso e Trieste in serie A1. Con cinque stranieri biancorossi sul parquet, solo uno - Alvin Sims - riuscì

a chiudere in doppa cifra (11). Gli altri in una serata da cancellare: 2 Aaron Mitchell, 1 Fajardo, 7 Billy Thomas e 5 Goljiovic. Peggio di così...

Insomma, materiale degno di infiammare la voglia di rivalsa ce n’è. E i tabù sono fatti per venir sfatati...
 

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