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Non resta ora che il Muglia

Dopo la fusione, il ritiro nel 2015 per mancanza di soldi

TRIESTE. Rivalità quanta ne volete, ma rapporti sempre discreti, tanto che qualcuno ricorda che il primo novembre era tradizione giocare una partita tra Fortitudo e Muggesana: poi, magari una parte festeggiava alla Casa del Popolo, l’altra andava in processione… ma sono solo battute.

Quel che è vero è che, ad un certo punto, nel 1995 ci fu la fusione. Se ne parlava già da tempo, ma c’era anche scetticismo: « I giocatori invecchiavano – ricorda Igor Zugna – e non c’erano abbastanza giovani per mettere assieme tutte le squadre delle due società: fu una scelta logica, anche se al “Bar Stadio”, dove si tenevano le riunioni per gli accordi, si sentiva di tutto e di più».

«Toccò ad Igor e me – ricorda Paolo Stefani d.s. della Muggesana – selezionare i giocatori per dar vita al Muggia che nasceva con l’eredità di Fortitudo e Muggesana, e tutta la tifoseria aveva grandissime aspettative che, nel primo anno, andarono un po’ deluse, anche se andammo in finale di Coppa, ma perdemmo con il Capriva.

L’anno successivo, invece, promozione con Iannuzzi allenatore, tutte le giovanili nei tornei regionali, campioni con i giovanissimi allenati da Marzio Potasso».

Potasso che era in panchina il 6 gennaio del 2006 quando la squadra vinse la Coppa Italia, battendo il Pordenone ai rigori sul campo di Romans, davanti ad un pubblico eccezionale che fruttò un incasso notevole.

Impresa ripetuta tre anni più tardi a Palmanova quando, in una giornata dalle condizioni climatiche polari e con pubblico da contare sulle dita di una mano, la squadra, con Fantina, Maracchi, Velner, Pacherini, andò a battere il Fontanafredda 3-1.

L’avventura continuò anche nella fase nazionale dove fu fermata dal Cantù, una vera corazzata. Poi, anche per il Muggia, iniziò un periodo via via più difficile. Un po’ di altalena tra Eccellenza e Promozione e più in basso. Situazione che si aggravò soprattutto a livello economico e che portò la società a non iscriversi al campionato. Le casse erano vuote, non c’era più l’entusiasmo di un tempo.Molti erano anche
andati a giocare altrove. Insomma, i tempi erano cambiati.

Oggi è il Muglia, che gioca in seconda categoria (annapsa nelle retrovie), la società rimasta a reggere la bandiera calcistica muggesana e a fare da riferimento per i ragazzi che vogliono giocare al calcio. g.b.

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