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Fabbricatore: «Per l’Alma a Trieste il più bel pubblico d’Italia»
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Fabbricatore: «Per l’Alma a Trieste il più bel pubblico d’Italia»

Intervista all’ex giocatore, ora apprezzato opinionista della palla a spicchi. Nato a Gorizia, ha militato a Udine e in biancorosso. «In regione oggi solo la Pallacanestro Trieste ha ambizioni davvero importanti»

TRIESTE. Carlo Fabbricatore, detto “Carletto”, goriziano ma residente a Milano per lavoro. Un passato all’Olimpia Milano e Auxilium Torino, prima di vivere su doppia sponda il derby regionale, vestendo dal 1980 al 1982 la maglia dell’Apu Udine e dal 1982-'84 quella di Trieste. Oggi è un pungente opinionista sugli schermi televisivi a Sportitalia e su Basketnet.it, con un “regionalismo sentimentale” mai sopito.

Fabbricatore oggi vede il movimento al passo con i tempi: fra il presidente federale Petrucci con il rinnovato desiderio di “italianità” e la Lega spinta da Proli e Milano favorevole all’apertura agli stranieri senza troppi paletti, lei sembra propendere per la seconda via.

Sì. Da liberista del mercato trovo inconcepibile che i proprietari siano soggiogati a vincoli. Siamo in regime professionistico, perciò la libera circolazione deve essere tale anche nello sport. Chi è forte gioca, chi non è forte no, questa dovrebbe essere l’unica legge. Laurel, McDaniels, Allen e in generale gli stranieri sono stati la spinta per il movimento cestistico regionale, sono stati gli eroi che hanno attirato migliaia di giovani.

Quanto c’è ancora in lei del triangolo regionale Gorizia-Udine-Trieste?

Per il mio background rimango inevitabilmente affezionato a tutte e tre le realtà regionali, conscio però che Gorizia tristemente non c’è più, che Udine ha riacceso una fiammella e che Trieste è l’unica oggi ad avere ambizioni importanti per la serie A.

Perché Gorizia non esiste più e fatica a ritrovare la dignità perduta?

Gorizia è un discorso a parte. Pur con un bacino minimale una volta le squadre erano rette da un nucleo di giocatori indigeni di livello; oggi i “figli” di quell’epoca non hanno più il “sacro fuoco” dentro. Poi la qualità degli allenatori a livello giovanile: una volta c’erano i Zorzi, Krainer, Bensa, Fait, Collini, Bisesi... oggi giovani che consumano qualche ora di allenamento, stancamente. Resta il fatto che in una città di 40mila abitanti sarebbe complesso trovare giocatori per competere ai massimi livelli.

Udine e Trieste: ha vissuto in realtà così diverse...

Due esperienze per certi versi simili e per altri diametralmente opposte. A Udine ho vissuto una realtà compassata pur giocando in squadre che divertivano, con italiani come Lorenzon, Cagnazzo, Delle Vedove, Savio e stranieri quali Szczerbiak o Cummings. Mancava sempre una lira per fare mille in termini di concretezza. A Trieste giocavo davanti al pubblico più bello d’Italia, e non lo dico per piaggeria, numerosissimo a cantare l’ “Aida” a squarciagola anche dopo le sconfitte. Mi vien ancora la pelle d’oca dopo 40 anni. Ho costruito amicizie importanti in quel periodo, da Bertolotti a Tonut, passando per Valenti e Wayne Robinson. Apprezzando un allenatore come d’Amico, capace di tirar fuori il meglio da ognuno.

A Trieste visse un’esperienza splendida, con il vecchio Chiarbola gremito ogni domenica. Ma segue ancora oggi il basket triestino.

Certo, anche perché tifo Trieste. Ogni domenica ho amici che la seguono e mi ragguagliano con dovizia di

particolari. Ho solo un pensiero: calcolando che la A1 vedrà triplicare/quadruplicare i costi, la proprietà è attrezzata per questo step così importante?

Chi va in A1?

Trieste (spero di non portarle sfortuna) o Bologna.


 

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