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«Tappa da leggenda» Bolzan racconta la sua Ocean Race

Alberto è tornato a casa a Romans per un po’ di riposo Da Città del Capo a Melbourne lungo la linea dei ghiacci

ROMANS D’ISONZO. Appena arrivato a casa, come prima cosa si è goduto un gran piatto di gnocchi al sugo, la specialità dello zio Claudio, un ricco cotechino e un buon bicchiere di vino. «Mi è andata decisamente meglio rispetto a Francesca» sorride Alberto Bolzan pensando alla triestina Francesca Clapcich che, rimasta a Melbourne, si è dovuta accontentare di una pizza australiana dall’aspetto, a giudicare dalle foto, decisamente poco invitante.

Alberto Bolzan è a casa, a Romans d’Isonzo, per un breve periodo di riposo nel bel mezzo della Volvo Ocean Race, il giro attorno al mondo che sta compiendo nell’equipaggio di Team Brunel, unico italiano nella flotta assieme a Francesca Clapcich, in gara a sua volta con Turn the Tide on Plastic. Il programma di ciascun team prevede rotazioni all’interno della rosa, una quindicina di velisti in tutto dei quali solo nove sono a bordo in ciascuna tappa: «Personalmente - spiega Alberto - sono a bordo praticamente da luglio (la regata è scattata a inizio a ottobre, ndr), non ho mancato un giorno di preparazione. Adesso ci sta questo mesetto scarso di riposo». Anche perché, all’indomani di una delle tappe più dure dell’intero percorso, la Città del Capo-Melbourne, negli Ocean meridionali lungo la linea dei ghiacci, la prossima, la Melbourne-Hong Kong, dovrebbe essere almeno un po’ più tranquilla. «In ogni caso nel team siamo in quindici titolari, anche se in barca poi siamo in nove non si può assolutamente parlare di “riserve” per chi sta a terra. Questo perché in regata la barca deve essere sempre al top per dare e ottenere il massimo». Alle spalle, Alberto si è dunque lasciato una tappa in condizioni estreme, tre settimane chiuse il giorno di Natale per andare dal Sudafrica all’Australia. «Una vera tappa da Ocean Race - racconta il velista di Romans - contraddistinta da quelle condizioni estreme che hanno fatto la leggenda di questa regata. Tra l’altro con un vento medio record, le condizioni più forti e continue mai registrate alla Volvo. Io che poi soffro il freddo... Ma non solo: in quelle condizioni la vita a bordo è durissima, si fa fatica perfino a mangiare, figurarsi a dormire. Io che poi sono tra quelli a bordo con maggior esperienza sono stato chiamato a svolgere un lavoro particolare proprio per dare una mano agli altri ragazzi meno esperti». Non solo: nel Team Brunel si è infortunata seriamente alla schiena la trimmer Annie Lush: «È stata costretta a rimanere ferma in branda per giorni. In quelle condizionni di navigazione, poi! E non è stata certo l’unica infortunata in tutta la flotta».

Quarto alla fine della tappa e quarto in classifica generale, Team Brunel sta crescendo giorno dopo giorno. «Io sono un agonista e vorrei sempre vincere - confida Bolzan - ma mi rendo conto che quanto abbiamo fatto è già un ottimo risultato. Siamo un equipaggio composto da velisti davvero forti ma che in buona parte mancano di esperienza in una regata come questa. E questo lo paghi, così come paghi il fatto di avere iniziato la preparazione nettamente in ritardo rispetto ad altri team, a iniziare da Mapfre, che non a caso guida la classifica. Ma stiamo crescendo e questo è ad esempio dimostrato dal fatto che in questa tappa abbiamo fatto il record sulle 24 ore con 540 miglia percorse. Non solo: proprio per non correre rischi inutili in questa tappa abbiamo scelto una rotta meno azzardata ma che alla fine ha comunque pagato permettendoci di preservare l’attrezzatura, non riportando alcun danno alla barca come invece è capitato ad altri team, e noi stessi. Siamo quindi sempre più vicini a Vestas (il team terzo in classifica) ma anche alle prime due barche del lotto, Mapfre e DongFeng, che pure sono al momento di un altro livello. C’è poco da dire: in una regata come questa la classifica dice sempre la verità».

Condizioni durissime, ma Alberto Bolzan ne parla sempre con il sorriso sulle labbra. «La Volvo Ocean Race è l’evento più alto e più bello che un velista possa immaginare. È il sogno di tutti e io questo sogno lo sto vivendo giorno dopo giorno. Inoltre, il gruppo a bordo è davvero ottimo, stiamo benissimo tra noi, lo spirito è quello migliore che si potrebbe sperare».

Ma adesso Alberto si gode un po’ di riposo a casa. Si gode... Si fa per dire: ogni giorno lo attende un bel po’
di palestra e un bel po’ di bicicletta per tenersi in forma. Il 27 gennaio poi dovrà essere nuovamente a bordo di Team Brunel per la in-port race di Hong Kong e lui dovrà essere a vivere ancora da protagonista la sfida della Volvo Ocean Race.

GuidoBarella. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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