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IL CASO

Giacomelli o Jack O'Melly, quanti guai

Inchiesta federale sull'arbitro triestino e i tifosi laziali fanno causa

TRIESTE. Venerdì sarà a Verona, addetto alla Var in Chievo-Bologna. Ma il fischietto triestino Piero Giacomelli sta seriamente rischiando di vedere interrotta in anticipo la propria carriera di arbitro. Tutta colpa del suo “alter ego” Jack O’Melly, il “cugino scozzese” al quale era intestato un profilo facebook chiaramente riconducibile però all’arbitro triestino, vista anche quella che era la foto di copertina, ovvero Totti che batte un rigore con lui (sfuocato, ma riconoscibile) sullo sfondo.
Adesso infatti è ufficiale: il procuratore federale Giuseppe Pecoraro ha aperto un’inchiesta su Giacomelli in relazione all’utilizzo dei social network. Ma non è questo l’unico guaio nel quale è incappato l’arbitro dopo la sciagurata direzione di Lazio-Torino, una decina di giorni fa, con l'espulsione di Ciro Immobile attraverso l'uso della moviola in campo anziché la concessione di un rigore all'attaccante per fallo di mano di Iago Falque, episodio avvenuto in avvio della stessa azione di gioco. Un'azione legale è stata promossa dai tifosi della Lazio contro Giacomelli (e contro Marco Di Bello, quella sera video assistance referee) a seguito dei presunti errori. Per conto dei tifosi biancocelesti si è mosso lo studio legale Previti, che ha notificato il risarcimento dei danni causati a ogni singolo tifoso, «leso nel proprio diritto di poter vivere la propria passione sportiva al riparo da condizionamenti illeciti, in quanto fondati su condotte connotate da inaccettabili profili di colpa». I promotori dell'azione legale, contestano la condotta dei due arbitri «gravemente e del tutto immotivatamente discostata da quanto stabilito dal regolamento del Giuoco del Calcio». Errori «che integrano - si legge ancora nell'atto recapitato ai due fischietti - gli estremi di una vera e propria responsabilità professionale a carico dei direttori di gara».
Quanto all’inchiesta federale va invece ricordato che il regolamento dell'Aia stabilisce espressamente il divieto di «partecipazione a gruppi di discussione, posta elettronica, forum, blog, social network o simili in modo anonimo, ovvero mediante utilizzo

di nomi di fantasia o nickname atti a impedire l'immediata identificazione del suo autore». Insomma, non sarebbe tanto la foto di Totti il problema per Giacomelli, quanto proprio l’esistenza di quella pagina facebook. A meno che non sia davvero la pagina del cugino scozzese Jack O’Melly...

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