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Loschi: «Vincere, una bella abitudine»

L’esterno dell’Alma sul record degli 11 successi: «Non ricordo la Stefanel ma studiavo i movimenti dell’ultimo Bodiroga»

TRIESTE. «In questo momento tutto ci riesce facile. Jesi è una delle squadre meglio costruite nel nostro girone eppure, nonostante la forza di un'ottima avversaria, siamo riusciti a imporci senza neanche rendercene conto. Vincere sta diventando una piacevole abitudine».

Federico Loschi riassume così il significato della sfida che domenica, undicesimo successo consecutivo in campionato, ha consentito all'Alma di restare l'unica squadra imbattuta tra la massima serie e i due gironi di A2.

IL RECORD: Non regala punti in classifica, non assicura la promozione ma per il gruppo di questa stagione aver eguagliato contro Roseto e superato con Jesi la striscia di vittorie consecutive della Stefanel 1993/94 è un motivo d'orgoglio. Perchè significa essere entrati a pieno titolo nella storia della pallacanestro triestina.

BAMBINO: Federico Loschi, quando Bodiroga, Fucka e Nando Gentile calcavano il parquet di Chiarbola, aveva da poco compiuto tre anni. Difficile, quindi, che possa ricordare qualcosa di quella formazione di fenomeni. «Di quella Stefanel ovviamente non so nulla - conferma - ho ricordi di Dejan Bodiroga perchè, non essendo io un giocatore particolarmente veloce, ne studiavo i movimenti negli ultimi anni della sua carriera a Roma. Non ci siamo sostituiti a quei campioni ma anche noi, nel nostro piccolo, siamo riusciti a lasciare un segno».

LA SCELTA: Un record che rappresenta la ciliegina sulla torta di un'inizio di stagione perfetto. Supercoppa in bacheca, una partenza in campionato che migliore non avrebbe potuto essere. Il tutto con una naturalezza che stupisce forse più dei risultati che la squadra sta raccogliendo sul campo. «Quando ho deciso di firmare per l'Alma - ricorda Loschi - mi aspettavo di disputare un campionato di alta classifica ma certamente non di restare imbattuto a questo punto della stagione. Sono contento di come sto giocando e di quello che riesco a dare alla squadra. Tanti tifosi mi fanno i complimenti per i canestri che segno, personalmente sono soddisfatto per tutte le cose che in campo sono importanti ma che, magari, passano inosservate. E sono le cose alle quali presta attenzione il coach. Che devo ringraziare per tutto il lavoro che mi sta facendo fare e che mi sta permettendo di crescere. Se fino a quest'anno avevo sottovalutato l'importanza di una difesa piuttosto che di un rimbalzo catturato, quest'anno sto pian piano cambiando mentalità».

SQUADRA: Le letture di Fernandez, la leadership di Cavaliero, l'atletismo di Green, la visione di gioco di Da Ros, la potenza di Bowers, la precisione di Loschi e Baldasso, la generosità di Janelidze, la grinta di Prandin e Coronica, la classe di Cittadini. Individualità di spicco, ma cosa c'è in quest'Alma che va oltre il talento dei singoli? «Il fatto che siamo un grande gruppo, che non ci accontentiamo mai e che lavoriamo tantissimo spronandoci uno con l'altro. Con i nomi i campionati non si vincono: le figurine le attacchi sull'album, in campo ci vanno le squadre».

VERONA: E a proposito di campo, il prossimo impegno propone
la difficile trasferta contro la Tezenis. Avversaria che, sul parquet di casa, ha appena affrontato e superato la Bondi Ferrara. «Senza pensare agli avversari - conclude Loschi - dobbiamo andare a Verona e, come sempre, cercare di dettare il nostro ritmo».

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