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Da Ros, l'Alma totale
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Da Ros, l'Alma totale

Il lungo biancorosso si racconta: "Premiato il nostro lavoro"

TRIESTE. Una prova spaziale da 33 punti e 38 di valutazione. E nemmeno il tempo di godersela. Il dente del giudizio è riuscito lì dove hanno fallito le difese di A2: mettere ko Matteo Da Ros. Niente paura, qualche giorno di stop e sarà pronto a ricominciare. Gli obiettivi non mancano per l’uomo ovunque sul parquet dell’Alma.
La descrizione che si dà di Da Ros è: un 2,04 che fa da play aggiunto. Non è che da piccolo aveva cominciato da regista e poi crescendo è rimasta quella vocazione?
No, ho sempre cercato di giocare per la squadra. Il basket sta andando in questa direzione con quintetto composti di atleti in grado di esprimersi in più ruoli. Se vuoi affermarti a un certo livello devi abituarti a diventare un giocatore totale.
Dopo la prova monstre di Mantova, coach Dalmasson ha detto: a me Da Ros è utile anche quando segna poco..
A Trieste ho sviluppato ulteriormente il gioco globale, soprattutto in difesa. Una squadra eclettica ha anche la possibilità di contare, quando serve, su un protagonista sempre diverso. Una virtù che è uno dei nostro punti di forza.
Il giocatore totale. Il primo a promuoverlo fu tanti anni fa un allenatore che non a caso ha sempre avuto parole dolci per l’Alma..
Boscia Tanjevic. Ha visto lontano, prima di tutti. Nei miei ricordi il giocatore veramente totale era Bodiroga. Sarebbe uno dei più forti al mondo anche adesso.
Un altro punto di forza di Trieste è disporre di diversi elementi con la lucidità del regista. A Mantova per gestire il finale aveva in campo tre menti da play...
Già, Fernandez, io e Cavaliero. L’anno scorso mi capitava di avanzare in palleggio più spesso, ora c’è Lobito, sono cambiate le situazioni ma la nostra ricchezza rimane: poter arrivare nei momenti decisivi con elementi sufficientemente freschi e con una rapidità nella lettura del gioco. Perchè nei finali non contano solo la freschezza e la velocità delle gambe, bisogna pensare bene e in fretta.
Tutti qua i segreti dell’Alma capolista?
Un po’ di A2 l’ho vissuta, posso dire che nessuna squadra si allena con la nostra intensità. E nessuno si tira indietro. A me le sedute di atletica non pesano, anzi. Io e Coronica siamo tra i primi a metterci al lavoro, però io ho 28 anni, Andrea 24 e ci mancherebbe altro che battessimo la fiacca. Ma quando vedo quel signore là (e indica Cittadini, ndr) al mattino qui a sudare, sollevare pesi e faticare con il sorriso e penso che presto farà 39 anni, allora ho la certezza che siamo davvero un bel gruppo, speciale. Ognuno è d’esempio agli altri. E con un paio di battute il preparatore atletico Paoli ci fa digerire persino le sue torture.
Da quali avversarie bisogna guardarsi? La solita Fortitudo, Treviso che può ancora calare il jolly del secondo Usa?
Attenzione: anche noi abbiamo lo stesso jolly perchè finora in campionato non abbiamo mai giocato al completo e Bowers si è potuto vedere a sprazzi. E Laurence è uno che si fa sentire...Quando sarà al meglio ci darà ancora più soluzioni. Preoccupiamoci pure delle avversarie ma anche loro devono stare in guardia. Le avversità ci hanno rodato. Fateci caso: nessuna delle nostre 8 vittorie è stata uguale a un’altra. Modi diversi, protagonisti diversi. In comune solo il gioco corale, l’energia e la capacità di aggredire gli avversari tra le due lunette.
Di lei in passato si diceva: bravo ma discontinuo.
Non avevo mai creduto alla storia dei lunghi che maturano tardi, a 28-30 anni. Ebbene, mai avrei pensato di potermi allenare tanto come adesso. Il mio debutto a Trieste non è stato brillante, probabilmente erano le conseguenze dell’esperienza precedente a Verona dove nonostante le grandi attese ottenemmo risultati negativi. Dal punto di vista cestistico e personale non ero al meglio. Adesso sono convinto di aver fatto la scelta giusta.
Anche perchè Trieste è tornata a sognare in grande.
La società si sta evolvendo, c’è un progetto. Mi sembrava che la città si fosse un po’ scordata del basket e adesso siamo tornati a farla reinnamorare. È importante riportare al Palasport i tifosi degli anni di Fucka e De Pol ma è bello vedere avvicinarsi all’Alma i ragazzini. Il futuro lo si costruisce lavorando bene a livello giovanile. A Trieste si può fare, è una città a misura d’uomo, sa accogliere bene chi arriva da fuori perchè è una prerogativa che appartiene alla sua storia. Io arrivo da Milano (la famiglia è originaria di Vittorio Veneto) ma qui mi sento a casa.
A 28 anni il miglior giocatore dell’ultima giornata in A2 non ha voglia di mettersi alla prova ai massimi livelli? Lamma, tecnico di Mantova, ha detto: ora Da Ros è uno dei migliori giocatori

italiani, A1 compresa.
Io la vedo così: meglio essere grande in un piccolo stadio che uno dei tanti, anonimo, confuso pur di esserci. Voglio arrivare in serie A dalla porta principale, con una squadra che sento davvero mia. Sarebbe uno splendido premio per me, per tutti.

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