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«Alma, il basket che piace»

«La partita con Treviso ha regalato emozioni con gli italiani protagonisti»

TRIESTE. Mancava dalla Supercoppa italiana, Bogdan Tanjevic, all’Alma Arena. Il nuovo impegno di responsabile del settore squadre nazionali spinge Boscia a fare il globetrotter nei Palasport italiani alla ricerca di giovani e speranze su cui costruire un solido futuro azzurro.

È riapparso per Alma-De’Longhi Treviso, settimo sigillo della stagione biancorossa, pezzo forte della giornata in A2. Una scelta che lo ha soddisfatto, anche perchè...«Ho visto il basket che piace alla gente e che piace a me».

Incontro intenso, tirato dal primo al quarantesimo minuto.

«Treviso ha messo in difficoltà Trieste, per la prima volta in questo campionato l’Alma ha rischiato. Non pensavo che la De’Longhi potesse tenere quel ritmo e quell’intensità tanto a lungo. Ho visto buon basket, senso tattico, organizzazione di gioco, lo sforzo palpabile dei protagonisti. E due squadre con un solo straniero...»

Ha già annunciato che vorrebbe ridimensionare il peso degli stranieri nella massima serie. Insomma, è la A2 la vera vetrina del basket italiano?

«È il campionato che dà visibilità ai nostri giocatori, anche perchè è costretto a farlo. Non ci fossero le regole e i limiti, magari troveremmo 7 stranieri e 3 italiani anche qui...»

L’anno scorso ha seguito quasi tutte le gare casalinghe dell’Alma. Come la trova cambiata?

«Non bisogna metterle troppa pressione addosso. I giocatori sanno da soli che stanno combattendo per la promozione. Un anno fa la Virtus Bologna era superiore per classe e roster, non si discute. La finale dei play-off non era stata programmata da Trieste, adesso è invece l’obiettivo. Anche se..»

Anche se?

«Una promozione su 32 squadre non ha senso. Dipende da troppi fattori. Gli infortuni possono spostare gli equilibri. Esempio: un giocatore è fuori per infortunio un mese? Un allenatore sa che non sarà davvero pronto prima di due mesi e mezzo. Non basta rimettere piede in campo. Un atleta deve recuperare il ritmo, la stabilità, la continuità. Guardate Cavaliero contro Treviso: primo tempo sottotono, seconda parte strepitosa. Ma se è al meglio, lui può fare sempre quelle prodezze».

Nella sfida dell’Alma Arena ha impressionato la crescita di Lorenzo Baldasso. In cosa può ancora migliorare?

«Nella velocità. Lavorando sul fisico può progredire ancora di un buon 10 per cento. Ha bei margini e ha la fiducia dell’allenatore e dei compagni ma l’ultimo passo tocca al ragazzo. Se vuole sfondare lo farà».

L’Alma sta scoprendo in ogni incontro un risolutore diverso.

«Vero. Merito dei giocatori e di Dalmasson. Mi piace come il coach sa gestire la gara. In certe squadre il secondo quintetto è motivo di apprensione e viene messo in campo sperando che limiti i danni. Il cosiddetto secondo quintetto nell’Alma, invece, ha un ruolo fondamentale: logora gli avversari, scava break. Poi, nei tre minuti finali, riecco gli starters sul parquet, con la freschezza necessaria per chiudere la partita. Prandin contro Treviso ha fatto un gran lavoro, è uscito sfinito ed è rientrato Fernandez che ha messo la tripla decisiva».

Il suo pupillo Green, arruolato la scorsa estate per la Nazionale del Montenegro, contro la De’Longhi ha firmato una prova “solo” normale.

«Ha forzato qualcosa, cercando di strafare. Alla fine ha segnato comunque 17 punti ma certe volte si intestardisce a tirare da tre. Dovrebbe lavorare sulle conclusioni da quattro o cinque metri, piuttosto».

O provarci più spesso in post basso...

«Ma
non può nemmeno giocare tutta la partita con il culo a canestro. Meglio se usa quell’arma due, tre volte per partita, per sorprendere il diretto avversario. Altrimenti diventa prevedibile. Ha tante frecce al suo arco, deve imparare a calibrarle».

@degrax. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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