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La Triestina sa pungere

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CALCIO SERIE C

La Triestina sa pungere

Il successo sulla Fermana dà morale, aldilà dello sfogo di Sannino

TRIESTE. La partita con la Fermana consegna ai tifosi della Triestina parecchi motivi per essere contenti della prova offerta dalla loro squadra. Il tecnico Sannino finora è stato sempre contento, come si è appreso a fine gara in un inconsueto breefing oscillante tra un silenzio stampa (di difficilecomprensione vista la circostanza) e un’esternazione introspettiva che merita il massimo rispetto così come quello dei cronisti che trasmettono con più o meno successo il pensiero dell’allenatore alla città.
I tifosi e gli osservatori invece negli ultimi tempi sono stati turbati da qualche preoccupazione. Lunedì invece la squadra ha dato una risposta che tutti si attendevano. L’impegno dei giocatori, che non ha mai fatto difetto, ha prodotto sul campo quella concretezza necessaria a raccogliere punti preziosi, energie mentali e morale. Al di là del risultato rotondo la Triestina ha trovato la forza di uscire da quell’apatia emersa nel recente passato.

Tornando allo sfogo di Sannino in slaa stampa, queste le sue parole. «Io non vorrei neanche parlare - esordisce il mister - di cosa devo parlare? Che se si vince siamo bravi e se invece perdiamo siamo dei coglioni? Voi avete a che fare con una persona che non è uguale agli altri allenatori, che in questo mondo del calcio purtroppo fa fatica a starci per il modo in cui si giudica il lavoro».
Quello di Sannino è uno sfogo generale, forse per qualche mugugno nelle scorse partite casalinghe o per qualche critica di troppo per il momento grigio appena attraversato, fatto sta che il tecnico continua su questo tono: «Io non concepisco questa cosa, che se si vince si è bravi, e invece se si perde no. Questo non è il calcio che fa per me, io sono venuto a Trieste per costruire qualcosa, io voglio costruire qualcosa. Qui si lavora dal primo giorno che siamo partiti in ritiro, cambiando 25mila giocatori e cercando di formare una rosa. Stavolta chiedo a voi chi giocava stasera per la Triestina, da dove arrivano questi giocatori?». A quel punto il tecnico comincia a snocciolare una serie di nomi di giocatori, ovvero gran parte della rosa alabardata. E poi si rivolge a tutti i giornalisti presenti: «Queste sono le domande che mi dovete fare. Questo e cosa stanno facendo i giocatori. E questo non lo dico perché stavolta abbiamo vinto, non me ne frega niente della vittoria, io ero contento anche a Bergamo dopo l’Albinoleffe. Io sono sempre contento quando si lavora in

modo serio come stiamo facendo noi. Io non sono un mago. Se volete il mago, prendete un mago. Io sono un allenatore, l’allenatore di questa squadra, un uomo».
Poi si alza e se ne va. E così, la festa per un 3-0 e per una serata magica, finisce in modo un po’ così, perlomeno bizzarro.

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