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Il Don Bosco trasloca e giocherà al PalaRubini

Serie C Silver, via dell’Istria non omologato e cambio di sede. La società insiste con la linea verde

TRIESTE . La maggior novità del Don Bosco per il prossimo campionato di serie C Silver? Dover giocare sul parquet del PalaRubini. Il cambio di sede forzato, dovuto ai crismi delle omologazioni della categoria, costituisce al momento l’aspetto più innovativo della formazione salesiana affidata quest’anno ancora alle cure del tenico Gabriele Gilleri.

Niente casa madre di via dell’Istria quindi, un mercato ridotto e politica giovanile consolidata. La campagna estiva ha portato in biancoverde due tasselli eccellenti, dotati per altro di un notevole tasso di esperienza, come il play Daniel Batich e il centro Catenacci, quest’ultimo un “cavallo di ritorno”. Sotto la voce “partenze” il Don Bosco ha salutato invece Toso e Boniciolli, entrambi volati fuori Trieste per impegni di studio, e Mihalivievic per fine prestito.

Ma la rosa non resterà certo sguarnita in fatto di giovani da lanciare; anzi, alla luce dell’arrivo dall’Azzurra di Sala, Cattaruzza e Bratos e del pacchetto classe’99 prelevato dallo stesso vivaio, formato da Paladino, Pizzol e Sbisà. Squadra giovane quindi, quasi secondo statuto morale, da affinare magari al più presto, evitando le pericolose pause della passata stagione, aggiustata solo sui titoli di coda nel corso dei playout: «Resteremo una squadra non solo giovane, ma votata alla lotta – ha preannuciato Guido Scabini, DS del Don Bosco – certo, forse ci mancherà il clima del nostro campo di gioco abituale, ma alla lunga una sede come il PalaTrieste finirà per darci anche maggiore entusiasmo e aiuterà magari a far crescere i giovani» .

Da riempire ancora la casella del nome del vice di coach Gilleri (tema che verrà dipanato in settimana) mentre il primo banco probante sul campo è già imminente, con il quadrangolare “Tavcar” in programma nel fine settimana in compagnia anche del Breg, della Servolana e del Bor, società organizzatrice. La matrice del gioco salesiano non si tocca, quasi “zemaniana” nella sua
concezione. Catenacci e Batich sembrano garantire maggior compattezza e, come detto, esperienza. Ma la parola d’ordine resta sempre quella: «Ci basta fare un canestro in più degli avversari – chiosa Scabini – quindi tirare, tirare e ancora tirare...».

Francesco Cardella

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