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Andreucci addio: «Tanti auguri Unione» 

Fine del rapporto dopo l’incontro con Milanese: «Grande stagione, società e tifosi splendidi. Qualche punto lasciato per errori miei»

TRIESTE . Un incontro in Veneto tra Mauro Milanese e Antonio Andreucci, sabato nel tardo pomeriggio, ha sancito l’addio fra la Triestina e il mister della passata stagione. Subito dopo l’amministratore unico della società alabardata è partito per una settimana di riposo, prima di rituffarsi a tutta su scelta dello staff, costruzione della rosa e questione ripescaggio. Ieri mattina la diffusione del comunicato dell’Unione: «Le strade di Andreucci e della Triestina si dividono - dice la nota - con profondo rammarico da parte di entrambi: è stato l'allenatore della rinascita alabardata dopo anni travagliatissimi, ha condotto il club al secondo posto e alla seguente vittoria nei play-off. A lui auguri di meritati successi e migliori soddisfazioni professionali per il futuro». La Triestina conta di scegliere il nuovo allenatore entro fine giugno.

Andreucci, come è andato l’ultimo faccia a faccia?

«Ci siamo parlati: per rimanere insieme serviva la convinzione al cento per cento, se dovevamo iniziare e non c’era tutta questa convinzione, allora è giusto salvaguardare i rapporti umani. Perché io ho avuto sempre un rapporto splendido con Milanese e con tutta la società».

Il bilancio di questa stagione alabardata?

«Siamo partiti da zero e per il lavoro fatto e i risultati ottenuti sul campo è stata un’ottima stagione. Ora spero vivamente che grazie ai playoff vinti la Triestina possa davvero salire in serie C: del resto abbiamo lavorato per questo tutto l’anno, i risultati ci hanno dato ragione e i numeri parlano da soli. Perché i numeri sono importanti».

Li faccia pure.

«Siamo arrivati secondi facendo 72 punti, abbiamo perso solamente 4 volte, abbiamo vinto i play-off e siamo arrivati sesti su 180 squadre nella Coppa Disciplina. Siamo riusciti a ridare una giusta immagine alla Triestina dopo gli anni passati. L’obiettivo era essere promossi, o arrivando primi o vincendo i play-off, per cui sono orgoglioso di questo lavoro. E ricordiamoci le difficoltà che ci sono quando si riparte da zero, per far girare bene una ruota che da anni andava in senso opposto».

E allora quali possono essere le motivazioni della mancata riconferma?

«Questo bisognerebbe chiederlo alla società. Io ho lavorato con quello che mi è stato messo a disposizione, ho avuto dei rinforzi a gennaio, anche se per un infortunio Banegas ha giocato pochissimo. Ma ho voluto svolgere con coerenza questo lavoro sia sul piano tecnico che della gestione dello spogliatoio, perché avevo fiducia nei giocatori e infatti ci hanno consentito di raggiungere il traguardo».

E le difficoltà nei play-off?

«Dovute in gran parte ai tanti infortuni, con gente che rientrava e ha dovuto giocare subito 120 minuti. Ma la stagione resta positiva e se la Triestina andrà su, sarò orgoglioso di aver guidato questa risalita».

Si rimprovera qualcosa?

«Noi abbiamo perso davvero poche volte, ma forse una di quelle partite potevamo non perderla se avessi fatto delle scelte diverse. Ma fa parte del gioco. Inoltre la grande rincorsa del ritorno, nel quale abbiamo fatto gli stessi punti del Mestre, ci è costata molto sul piano degli infortuni. Poi c’è da dire che in un paio di partite, soprattutto le due trasferte con Vigasio e Vigontina, la fortuna si è girata dall’altra parte. In ogni caso, visto nell’ottica di una stagione da 72 punti, è ovvio che qualche aspetto meno bello ci possa essere».

E adesso?

«Ora c’è da guardarsi in giro per vedere se c’è qualche opportunità. A me piace trovare ambienti dove si possa costruire. E devo dire che negli ultimi tre anni è andata bene: ho vinto una Coppa Veneto e tre campionati, uno giungendo primo e due vincendo i play-off».

Come saluta l’ambiente alabardato?

«Voglio augurare alla Triestina altre stagioni vincenti come questa, che riportino tanta gente allo stadio, perché i tifosi ci hanno
sostenuto sempre e sono stati davvero il dodicesimo uomo. Qualche critica è arrivata, ma fa parte del gioco: alcune le ho ritenute immotivate, altre sono state un ottimo stimolo. Tutto fa parte dell’annata di un allenatore, e l’esperienza aiuta a capire cosa può aiutare a crescere».

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