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«Strutture inadeguate» La Fidal vuole lasciare Trieste

Il presidente dell’atletica regionale Pettarin e il delegato provinciale Cafagna accusano «Grezar mai concluso, Cologna dimenticata e i nostri uffici si allagano a ogni pioggia»

TRIESTE. «Trieste ingrata, addio». E’ questo il senso della proposta-provocazione lanciata dal presidente regionale della Federazione di atletica leggera Guido Germano Pettarin nel corso dell’ultima riunione del consiglio federale, sulla quale ora i diversi membri dell’organismo stanno meditando.

Situazione impianti disastrosa, situazione uffici... peggio. «Il “Grezar” continua a essere un cantiere quando potrebbe essere il miglior impianto per l’atletica in Italia mentre a Cologna, un campo di allenamento, sono stati fatti sì interventi sulle tribune, ma intanto le reti di recinzione sono bucate e sul campo pascolano i cinghiali. Quanto agli uffici del comitato regionale, si trovano in un sottoscala del “Rocco”, proprio sotto la vasca di compensazione degli impianti dello stadio con il risultato che spesso e volentieri ci “piove” dentro» denuncia Pettarin. «E allora tanto vale trasferire l’attività sportiva a Gorizia, che già ospita le principali gare a livello regionale anche perché pure a Udine la situazione del campo Dal Dan di Paderno continua a essere pesante con il cantiere di ristrutturazione non ancora chiuso (ma lì almeno - aggiunge -, abbiamo il vicino palaindoor in perfetta efficienza). E tanto vale anche trasferire gli uffici federali fuori Trieste».

Al centro dell’attenzione c’è la situazione del “Grezar”, da inizio febbraio aperto sì, ma solo per gli allenamenti. «E per questo non finiremo mai di ringraziare l’allora assessore comunale allo sport Emiliano Edera - commenta il delegato provinciale Fidal Diego Cafagna -. Il problema è che poi non è stato fatto più niente mentre per noi è un problema anche rapportarsi con le istituzioni soprattutto da quando il sindaco ha assunto personalmente anche la delega allo sport dopo le dimissioni prima di Edera e poi del suo successore assessore D’Agostino. E allora condivido la proposta-provocazione del presidente Pettarin: forse è l’unico modo per smuovere qualcosa. Noi dobbiamo pensare a tutelare i nostri atleti: abbiamo 1900 tesserati, mica uno scherzo».

Risolti i problemi dei ricorsi e controricorsi, per quel che riguarda l’ultima tranche di lavori al Grezar ora la ditta assegnataria ha chiesto una revisione dell’importo dell’appalto. Un ulteriore ostacolo al completamento dell’opera. «Intanto però gli anni passano, la stessa pista, se non utilizzata a dovere, si rovina come hanno accertato i tecnici della Mondo, la ditta che l’ha posata, mentre siamo all’assurdo che gli ostacoli ce li ha “affittati” il Comune di Tarcento...» «...mentre per il salto con l’asta abbiamo trovato un saccone inutilizzato a Udine e ce lo siamo andati a prendere» aggiunge Cafagna. Che dice: «la verità è che i disagi sono evidenti, tanto che adesso c’è perfino chi pensa di chiamare trasmissioni nazionali di denuncia tipo Striscia la Notizia e il suo Gabibbo o c’è chi vorrebbe mettere candele lungo la pista, visto che c’è anche il problema dell’illuminazione rispetto al quale mi sono sentito rispondere di chiudere l’attività alle 17 nella stagione invernale!»

«Io ho svolto

attività sportiva ad altissimo livello - chiude Cafagna, marciatore con partecipazioni a Olimpiadi, Mondiali ed Europei - e vorrei trasmettere la mia passione ai giovani: in queste condizioni però non è possibile e il senso di frustrazione che mi assale è enorme».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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