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“Poz” allenatore in Sicilia «Il mio modello? Micol»

Guiderà Capo d’Orlando con Steffè. «Furio è un amico e una splendida persona Dicono che un grande giocatore non diventa mai un grande coach? Vedremo»

TRIESTE. Stavolta il momento è arrivato davvero: Gianmarco Pozzecco diventa allenatore. E lo fa cercando di rilanciare una delle piazze che ha amato di più, Capo d’Orlando, reduce dal ko interno contro l’Acegas. Arrivava da Trieste il refolo che ha travolto la squadra siciliana disarcionando dalla panchina Massimo Bernardi, arriva da Trieste chi dovrà ridare un senso alla stagione del club dell’isola.

E in questo caso bisogna usare il plurale. Sull’aereo per Palermo ieri pomeriggio con Pozzecco è salito anche Furio Steffè che metterà la sua esperienza al servizio dell’amico. La sua presenza, peraltro, è stata una delle poche condizioni poste dal “Poz” per imbarcarsi in questa nuova avventura.

Pozzecco coach. Con quale spirito?

Con quello che deriva da tutte le esperienze che ho vissuto. Nella mia carriera ne ho viste di tutti i colori. Ragazzino all’Inter 1904, snobbato dalla Stefanel, da Trieste sono andato a Cividale e poi a fare il decimo a Udine. All’epoca tanti erano scettici sul mio conto. Ho giocato nella Varese che ha vinto lo scudetto e nella Varese che doveva solo pensare a salvarsi, nella Fortitudo che lottava per l’Eurolega e in quella dove Repesa mi trattava come una pezza da piedi. Ho giocato a Mosca, in una città da 16 milioni di abitanti e dove d’inverno il termometro segna meno 40 e ho giocato - e adesso ci torno da allenatore - a Capo d’Orlando, un posto da 13 mila anime dove non ho mai dovuto accendere il riscaldamento.

E adesso è arrivato il momento di mettersi alla prova.

Ma sì, ho 40 anni...Dicono che i grandi giocatori non diventano mai grandi allenatori. Se diventerò un bravo coach me ne starò zitto, se fallirò dirò che quella frase è vera.

L’avventura sarà divisa con Furio Steffè.

L’ho voluto con me per tanti motivi. É un mio amico e una grande persona, tra noi c’è feeling e questo è già un elemento importantissimo. É un ottimo allenatore indipendentemente da me, sarà indispensabile per un confronto serio. Quando mi è arrivata l’offerta di allenare a Capo d’Orlando ho subito pensato a lui. Una “raccomandazione” è arrivata anche da Matteo Boniciolli: “Poz, go l’omo giusto per ti...””Caro Matteo, Furio lo volevo zà...” Con Steffè creeremo un clima da “volemose ben” che, attenzione, non significa “viva là e po’ bon...”

A Capo d’Orlando troverete David Sussi che completerà uno staff tecnico tutto triestino.

Tra noi parleremo in dialetto. Poveri gli altri..

In carriera ha avuto tanti allenatori ma il modello da seguire chi è? Recalcati? Sacchetti?

Tutti mi hanno dato qualcosa. Charlie e Meo sono per me due maestri come Tanjevic con cui non sempre le cose sono andate bene ma l’ho sempre rispettato e ora lo amo alla follia. Però, se devo pensare a un esempio, il nome che mi viene in mente è un altro e non so se riuscirò a pronunciarlo senza commuovermi...

(E infatti non ce la fa. Resta in silenzio per un minuto)

Proviamo a immaginare. Il vecchio maestro dell’Inter 1904?

Sì, Tullio Micol. Mi ha fatto innamorare di questo sport. Era un personaggio

di altri tempi, eclettico, uno che poteva mettersi a fumare in panchina. Un grande. Gli ero così legato che l’ho voluto come padrino alla Cresima. Aveva la capacità di trasmettere agli altri la passione per il basket. Vorrei riuscire a farlo anch’io.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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