Triestina, la fine è ormai questione di ore

Cadono tutti gli interessi tranne un’offerta che potrebbe arrivare stamattina. Oggi Turazza incontra comunque il giudice

    di Ciro Esposito

    TRIESTE. La Triestina è ormai alla fine. Basterà staccare la spina per cancellare una parte della storia sportiva di Trieste. Più che staccare la spina è altamente probabile che questa mattina in tribunale Turazza e il giudice Sansone decreteranno l’ora del decesso.

    C’è ancora un’esile speranza che qualcuno arrivi con la bombola d’ossigeno. È anche per questo che ieri Turazza non se l’è sentita di fare il passo definitivo. Il curatore attende per stamattina ancora una risposta. Non da Pedicchio, non da Baldas, nemmeno dai gradesi che ieri hanno dichiarato la fine della loro eventuale operazione d’acquisto. Ci sarebbe un gruppo o soggetto misterioso. Non c’è da scommetterci. Turazza si recherà comunque in tribunale e verso l’ora di pranzo prenderà, assieme al magistrato, una decisione in un senso o nell’altro. La strada sembra segnata. Solo un evento inaspettato potrebbe modificarla.

    Come è successo già diciotto anni fa la Triestina sarà espulsa dal mondo del calcio. Da quello professionistico di certo, mentre l’ingresso in quello dei dilettanti è tutto da definire.

    La giornata di ieri è stata intensa sia per Turazza che ha continuato fino a sera a curare i contatti con gli interessati (o sedicenti tali) all’Unione sia per i dipendenti impegnati nella triste operazione di riordino della sede e dei magazzini allo stadio Rocco. Forse per l’ultima volta.

    Tra i primi a sfilarsi dall’operazione già nel primo pomeriggio sono stati i gradesi o meglio la Prs.

    Ma nemmeno gli altri interlocutori di Turazza hanno avanzato alcuna offerta e quindi al curatore, anzichè imbastire una trattativa notturna per convincere i giocatori a rinegoziare i loro contratti, non è rimasto altro che tornare a casa per prepararsi alla giornata di oggi in tribunale. Non è un altro rinvio anche perché non c’è più tempo, soprattutto in assenza di proposte concrete di adesione all’avviso di vendita a prezzo ribassato. Manca poco più di una settimana al perfezionamento dell’eventuale iscrizione. Non si può aspettare e soprattutto la curatela non può continuare a sostenere i costi. È molto probabile che già oggi l’esercizio provvisorio lascerà il posto alla tradizionale procedura fallimentare. Del resto anche sul mercato, vista l’impossibilità di agire sul fronte comproprietà e riscatti (scadenza venerdì), ieri ci sono stati movimenti attorno a De Vena e D’Agostino. Inevitabile. Ed è un altro segnale non certo confortante.

    Partiranno loro e tutti i giocatori, compresi quelli giovani e quelli del vivaio.

    E poi, se l’asta dovesse concludersi come sembra con un nulla di fatto, ci sarà certamente qualcuno che si farà avanti per prendere il brand con qualche migliaio di euro per ripartire dalla D. A molti dei tifosi l’idea di ripartire da zero piace. Ma se nemmeno le strutture professionistiche riescono a mettere al riparo dai lestofanti come li si può tenere alla larga tra i dilettanti? Ma si è capito che per fare una D decente (più probabile ritrovare una nuova Unione in Eccellenza) serve più di 1 milione?

    Si può ripatire da zero o quasi anche dalla C2 (e si poteva farlo anche l’anno scorso dalla C1 senza il disastro Fantinel-Aletti). Se così non sarà, come appare molto probabile, la colpa non sarà soltanto di quei nove giocatori comunque disponibili a trattare, ma di un’intera città. Il calcio crea solo costi ed è legittimo che faccia paura. Ma allora si poteva evitare di “menarla” per mesi.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    19 giugno 2012

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