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LegaDue, via alla ricerca dei soldi

Già avviati i contatti, nel giro di qualche giorno potrebbero esserci i primi riscontri positivi

TRIESTE. Adesso che la LegaDue è arrivata, bisogna conservarla. Tradotto: bisogna trovare i soldi necessari all’Acegas per iscriversi, allestire la squadra e disputare il torneo. Il timing è definito: entro il 25 giugno bisogna presentare la domanda d’iscrizione, entro il 2 luglio è necessario presentare in Lega la certificazione dell’avvenuta fidejussione per l’iscrizione (100mila euro) e la documentazione di trasformazione della Pallacanestro trieste da società dilettantistica a club professionistico. tempi strettissimi. «Dopo aver visto quasi settemila spettatori al palazzo giovedì sera - afferma il presidente Luigi Rovelli - il nostro main sponsor Acegas non può non darci una mano. E poi credo che nel giro di pochi giorni potremmo avere quelle buone notizie che stiamo aspattando da tempo». In pratica l’Acegas dovrebbe garantire la sua quota annuale sottoscritta, senza detrarre quanto anticipato per coprire il buco lasciato dall’ex presidente Tommasi, e alcuni altri soggetti dovrebbero garantire il resto. I colloqui sono iniziati subito dopo la sirena finale di giovedì sera, ma prima della prossima settimana è difficile che venga fuori qualcosa di concreto.

Questa promozione è il trionfo di un progetto. Elaborato nel 2008 con estrema competenza e senso della realtà e gestito anno dopo anno con capacità, tenacia ed equilibrio da un gruppo di persone che silenziosamente, con equilibrio e una buona dose di diplomazia lo ha fatto camminare sulle proprie gambe. Un progetto nato da un’idea fondante che in ogni parte del mondo sarebbe assolutamente naturale. Ma che a Trieste è del tutto rivoluzionaria: unire le forze, lavorare tutti insieme e tutti con pari dignità per fare della prima squadra cittadina la sintesi reale di tutto il meglio del basket cittadino. E quella squadra portarla in alto grazie alla meglio gioventù locale. Idea talmente rivoluzionaria che infatti non tutti i club vi hanno aderito. E non tutti, nonostante i risultati stiano arrivando con la puntualità di un cronografo svizzero, ci credono ancora fino in fondo.

Per camminare sulle proprie gambe, le idee devono essere credibili e avere basi solide su cui poggiare. Quando nel 2008 Matteo Boniciolli, il padre di questo progetto di rinascita, aveva aderito alla richiesta del presidente-sindaco Roberto Dipiazza e di Massimo Paniccia, numero uno di Acegas Aps, aveva trovato una società a pezzi e un settore giovanile devastato. Eppure, solo pochi giorni dopo aver assunto l’incarico, ci disse testualmente: «Nel giro di quattro anni Trieste potrebbe tornare in LegaDue, sfruttando anche le risorse del serbatoio cittadino». Sono passati esattamente 4 anni, Trieste è in LegaDue. Avendo nel suo roster di prima squadra Michele Ruzzier, Luca Bonetta, Emanuele Urbani e Michael Teghini prodotti dall’Azzurra, Alessandro Scutiero e Carlo De Petris di scuola Salesiani Don Bosco, Giacomo Zecchin del vivaio Servolana. Ma nel corso di queste 4 stagioni, che hanno portato 2 promozioni, hanno vestito la canotta biancorossa Marco Spanghero e Marco Contento di formazione Servolana, Andrea Colli e Andrea Cigliani nati nella Ginnastica Triestina, Stefano Crotta, Marlin Medizza, Luca Sauro, Andrea Coronica e Dennis Bocchini di scuola Pallacanestro Trieste.

Nei primi anni giocatori triestini precedentemente partiti e richiamati a casa, in attesa che fossero pronti per la prima squadra i ragazzini selezionati quell’estate di 4 anni fa e assemblati nelle squadre giovanili che alla fine hanno prodotto 3 finali nazionali Under 19 consecutive. Mano a mano che quei ragazzini erano pronti, approdavano alla prima squadra. E in LegaDue Trieste ci è arrivata con mezza squadra nata e pasciuta entro i confini comunali. Senza contare che sulla panchina della prima squadra si sono alternati David Sussi, Rino Messina, Alessio Scala e Matteo Praticò, come assistenti di Massimo Bernardi prima ed Eugenio Dalmasson dopo. Può bastare?

Ma c’è di più. È stata stupefacente l’assoluta corrispondenza fra gli obiettivi globali che sono stati indicati all’inizio di ogni stagione e il loro effettivo raggiungimento dettagliato a chiusura dell’annata. Tutto pianificato e realizzato senza una sola smagliatura. È del tutto evidente, quindi, che l’idea fondante su cui si è rilanciata la pallacanestro triestina era credibile e poggiava su basi solidissime.

Il trionfo dell’Idea. Ma anche dei suoi sacerdoti. Di tutte quelle persone, nessuna esclusa, che si sono adoperate con sapienza nei propri ruoli. Da Matteo Boniciolli a Roberto Mengucci, passando per tutti i dirigenti, per lo staff sanitario, per quello tecnico e ovviamente per i giocatori che poi sul campo hanno tradotto tutto quel lavoro in successo sportivo.

Del resto nello sport, anche nelle discipline individuali, il successo è sempre merito di un gioco di squadra intelligente e competente, prima che ricco (anche se la ricchezza non guasterebbe). Pensate a Carra, Ferraro, Zaccariello, ma anche a Marcante (Ferentino) e lo stesso Rossi del Chieti: la ricca e ambiziosa Omegna un’estate fa li ha scartati tutti perchè ritenuti non idonei a vincere il campionato. Dodici mesi dopo, 4 di quei 5 “inidonei” sono in LegaDue, il solo Rossi l’ha persa alla bella, ma potrebbe andarci presto. Mentre la ricca Omegna con i suoi grandi “idonei” è da 3 settimane a specchiarsi nel lago. I soldi servono, ma prima e di più servono idee. E ritorniamo al punto di partenza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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