L’ex presidente iscritto di nuovo nel registro degli indagati per la Punto nera
di Claudio Ernè
TRIESTE
Altri guai giudiziari per l’ex presidente della “Triestina Calcio spa” Sergio Aletti. Il suo nome è stato nuovamente iscritto sul registro degli indagati della Procura. Gli viene contestato di essersi messo al volante di una “Fiat Punto”, appartenente alla società già dichiarata fallita e di aver raggiunto con la vettura Bologna. Aletti in quel momento era già stato “disarcionato” dalla carica e non aveva, secondo l’accusa, alcun diritto di usare l’auto. Secondo il pm Federico Frezza si tratta dell’ennesimo episodio di bancarotta per distrazione. L’auto, subito dopo l’accertamento della sparizione era stata posta sotto sequestro dallo stesso pm Federico Frezza.
Sergio Aletti è già indagato per altri quattro episodi di distrazione di beni della Triestina e la vicenda della “Fiat Punto” ne aggrava ulteriormente la posizione processuale. Dimostra inoltre come il presidente interpretasse il proprio ruolo, quasi fosse un monarca assoluto che non doveva render conto di alcunché nè agli azionisti, nè alla legge e tantomeno ai tifosi e ai giocatori. Anzi, quanto ora il pm Federico Frezza gli contesta dimostra il disprezzo dell’ex presidente per le regole e per la verità. Ad esempio aveva mentito al Tribunale civile quando aveva chiesto tempo e aveva citato l’arrivo di uno “zio d’Australia” pronto a ripianare i debiti della società, ricostituendo anche il capitale di rischio ormai finito ampiamente sotto lo zero. Le sue erano solo pietose bugie o fantasiose invenzioni.
Va aggiunto che Aletti, secondo la Procura, ha sottratto 65 mila euro alla Triestina, facendo pagare a una sua società, l’Aletti spa, l’attività svolta per l’acquisto del giocatore Conor Morissey. Altri 71 mila euro sarebbero finiti ad un’altra sua società attraverso un bonifico di 71 mila euro. Altri 14 mila euro Aletti li aveva fatti prelevare a un dipendente che poi glieli aveva dovuti consegnare, secondo l’ordine ricevuto. Inoltre l’ex presidente ha tentato di cedere il contratto di un giocatore quando sia la Procura, sia la Federazione gioco calcio avevano bloccato la possibilità per Aletti e la Trirstina di operarte sul calciomercato.
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