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Tuiach, addio al pugilato

La decisionedi lasciare dopo il referto medico della Fpi

TRIESTE

La decisione ora è definitiva: il pugile triestino Fabio Tuiach abbandona l'attività agonistica, anche nella versione alternativa del K1, la disciplina corredata dall'uso dei calci. Una svolta avvenuta dopo l'ennesimo referto medico formulato dalla Federazione pugilistica italiana, dove venivano ribaditi i chiari postumi maturati dopo il match perso da Tuiach per ko nell'ottobre del 2008, in occasione dell'infausto assalto alla corona europea dei pesi massimi leggeri contro il tedesco Marco Huck, pugile ora ai vertici mondiali. Tre anni di attese, test e persino di valutazioni di possibili "scappatoie", come la licenza agonistica all'estero, dove poter continuare l'avventura tra borse magre e troppi rischi.

Fabio Tuiach a 31 anni ha detto no, incassando uno dei ko più dolorosi della sua pur intensa carriera sportiva, giovanile, in Azzurro e dilettantistica. «Voglio pensare alla salute, al lavoro e alla mia famiglia - ha dichiarato il pugile - confesso di metabolizzare a fatica ma è giusto così. Devo farmene una ragione e non voglio coinvolgere nessuno, soprattutto i miei cari». Fabio Tuiach entra comunque nella storia del pugilato triestino, grazie all'impresa datata 10 febbraio 2006, quando ha saputo riportare un titolo italiano da professionista a San Giusto, battendo per ko alla 7' ripresa il siciliano Paolo Ferrara, match valido per la corona dei pesi massimi leggeri. Qualcosa poi non è andata per il verso giusto, in chiave soprattutto internazionale, con una serie di assalti poco fruttuosi alla ricerca di un titolo (e di borse) utili per la consacrazione. «Devo dire che ho avuto anche la sfortuna di incontrare uno come Huck, un vero fuoriclasse - sottolinea Tuiach - magari con diversi avversari avrei potuto scalare l'Europa, ne sono certo». Anni difficili anche lontano dal ring. Due gravi lutti in famiglia, un matrimonio da ricucire e un lavoro, quello con la Compagnia Portuale, da difendere a tutti i costi.

Tuiach ha in fondo combattuto pur senza guanti, uscendo quasi sempre integro dalla stretta delle corde della vita. Fuori dai giochi ma non al tappeto. «Voglio dedicarmi all'insegnamento - annuncia - e dare ora il massimo a fianco di giovani con coraggio e cuore». (fr. ca.)

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