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Cyber-armi

Inquietanti fabbriche di troll nell’epoca dei sovranismi

L'opinione

Non bastava la natura deteriorata del dibattito pubblico in Italia, i conati di odio sul web e la propagazione virale di bufale. A corrompere ulteriormente il clima ci stanno pensando i falsi profili social “manovrati” dalla Russia. Che nel pomeriggio del 27 maggio scorso – giorno in cui il presidente Mattarella si rifiutò di avallare la nomina di Paolo Savona a Ministro dell’Economia – inondarono la rete di messaggi incentrati sulla parola d’ordine “Mattarella dimettiti”. Come sappiamo, fu l’attuale vicepremier Luigi Di Maio a invocare l’impeachment del Capo dello Stato, reo a suo dire di aver bloccato la nascita del governo giallo-verde.

La campagna di delegittimazione di Mattarella sembrava alimentata dai seguaci del leader grillino e del suo alleato leghista, inviperiti per un veto in cui riconobbero i crismi del sopruso della casta e dei poteri forti. Tutto si può dire tranne che ai due azionisti del governo pentaleghista manchino falangi di leoni da tastiera pronti a sostenere in tutti i canali le battaglie dei propri eroi. Ma la presenza, sulle principali piattaforme social, di agenti stranieri che interferiscono in queste ed altre circostanze, intervenendo nella dialettica politica di casa nostra, è qualcosa che dovrebbe preoccupare ogni sostenitore della democrazia.

Quando una fabbrica di troll con sede a San Pietroburgo decide di puntare le proprie bocche di fuoco mediatico sul dibattito italiano per condizionarlo e orientare il favore degli elettori, o la loro antipatia, su precisi obiettivi, è la sovranità popolare ad essere messa a repentaglio. Da tempo le autorità americane ci avvertono: la Russia vuole destabilizzare le democrazie occidentali.

Nella guerra ibrida condotta da Mosca, le cyber-armi svolgono un ruolo fondamentale. Lo hanno dimostrato le elezioni presidenziali americane 2016. Ma i troll e i bot sono entrati in azione in svariate altre occasioni, tra cui la Brexit, la crisi catalana, le presidenziali francesi e – secondo l’ex vicepresidente Usa Joe Biden – il referendum costituzionale italiano.

Il modus operandi di queste operazioni di ingerenza è stato messo a nudo dalle indagini del procuratore speciale Robert Mueller, che sta conducendo in America l’inchiesta sul Russiagate. Oltre a tre milioni di tweet, nell’archivio digitale di Mueller sono finiti sedicimila account Twitter sospetti in italiano.

Lo scopo di questo sforzo è noto: i troll russi vogliono provocare una svolta pro Mosca nei Paesi presi di mira. È accaduto così negli Usa, dove a prevalere nel 2016 è stato il candidato populista che aveva promesso la distensione con il Cremlino.

Sta avvenendo anche in Italia, dove il putinismo è mania dilagante ed è uno dei biglietti da visita del governo del cambiamento. È il caso di chiedere al nostro esecutivo,

che deve muoversi nel sentiero stretto tra l’alleanza occidentale e le simpatie russe, se le sue scelte siano ancora sovrane o se, invece, siamo tutti ostaggi di Putin. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RIS

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