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Il vento spinge il Carroccio ma nessuno conosce la meta

Nessun vento è favorevole al marinaio che non conosce il porto di destinazione. Lo diceva Seneca. Salvini, per ora, i porti li chiude. Salvo ingoiare la riapertura di quello di Messina dopo una telefonata dal Colle. Ma nessuno può negare che la sua faccia feroce stia modificando gli equilibri europei in fatto di barconi alla deriva nel Mediterraneo. Quanto durerà? Dalle retrovie della Lega filtra una frase che Giancarlo Giorgetti ha spifferato al suo irrequieto ministro dell’Interno: «Ricordati che più si sale sui gradini di un trampolino, più il tonfo è fragoroso giù nella piscina se si perde l’equilibrio».

Non è un indizio d’infedeltà: figuriamoci. Nessun segretario ha fatto correre il Carroccio come una Ferrari. Ma Giorgetti s’intende d’acqua, essendo figlio di pescatore: non solo sa come si calano le reti, senza spaventare i pesci, sa pure che lo scoglio dei 49 milioni di cui la magistratura ha chiesto conto alla Lega è sempre lì, incombente. Giorgetti non dirà mai che fine hanno fatto quei soldoni, pur appartenendo all’epoca Bossi-Belsito. Era l’unico a sapere dove si trovava ricoverato il Senatur dopo l’ictus: tacque anche con gl’intimi. E tuttavia da buon bocconiano conosce il destino delle cambiali: prima o poi qualcuno le mette all’incasso.

Quindi occhio, caro Matteo. Occhio al tesoretto distribuito (anche a leghisti di oggi?) dall’ex tesoriere. E occhio alle previsioni del tempo: si annuncia un’estate instabile, c’è il caso che un fortunale s’abbatta su qualche carovana di profughi, e allora il piagnisteo coprirebbe la “ola” per la linea dura. Altri segnali: Angela Merkel s’è presa 50 profughi, ma accettando la proposta del redivivo Conte, non di Salvini. Altri partner europei paiono orientati a rivedere il patto di Dublino, sempre in sintonia col premier, non col suo vice. In Sicilia, nuova frontiera del salvinismo, aspettano al varco Matteo superstar.

Non Di Maio che ha promesso il reddito di cittadinanza, cioè uno stipendio per tutti. In Sicilia, dove l’arrivo delle moltitudini africane costituisce da anni l’onda d’urto, la più devastante, vogliono capire se l’Interno ha gettato in mare un salvagente elettorale e populista o sta costruendo una diga strategica e politica. Alla flat tax, di cui non si parla più, nessuno ha creduto mai. Lo insegna la storia degli ultimi 20 anni: si fa presto a inneggiare al tribuno sanguigno, ma anche a cuocerlo a fuoco lento. Salvini al momento è come Napoleone che s’era illuso di modellare l’Europa a suo piacimento, forte di una selva di vittorie memorabili. Poi morì esule a Sant’Elena. Il nodo politico, a oggi, è la durata di questo governo che sta sulle croste a metà del vecchio continente e che in questi giorni è criticato dalla

Confindustria, cioè dalla depositaria dell’occupazione.

Se non si corregge la sfasatura tra Lega e Cinque Stelle, se un giorno sì e l’altro pure, da una settimana a questa parte, Giuseppe Conte chiarisce a Salvini che il premier non è lui, 4 navi dirottate si dimenticano in un amen

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