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La prima Italia di Mancini è senza bianconeri

Stasera con l’Arabia squadra inedita, il ct: «Giochiamo spensierati»  

Questa ci mancava. Dietro l’angolo c’è il Mondiale e noi andiamo a fare lo sparring partner dell’Arabia Saudita. Quasi da non credere. Noi che facciamo gli esperimenti per poi metterci davanti alla tv, loro che giovedì 14 giugno, a Mosca, daranno il via al torneo sfidando proprio i padroni di casa della Russia. Solo a pensarlo ti prende la tristezza, immaginiamoci a viverla.

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Il confronto con la partita di addio al calcio di Andrea Pirlo, giocata pochi giorni fa, è impietoso. A San Siro, quella sera, abbiamo visto i campioni appena sfioriti accanto al Maestro ed è doloroso l’accostamento  fra queste perdute genti e il nuovo di cui faremmo a meno



Cerchiamo almeno di non fare brutta figura. Anzi, cerchiamo di vincere e magari anche scoprire che un’altra Italia è possibile. Ci vorrà tempo per cancellare i danni di Ventura (ma anche di chi è andato in campo, perché non è che i giocatori siano esenti da colpe) ma l’arrivo di Roberto Mancini ci regala almeno quel pizzico di curiosità che serve per non farsi prendere dalla depressione.

Emozione Mancio. Già, il nuovo ct. Ieri non ha nascosto la sua emozione per questa prima sfida con cucito sulla giacca lo stemma della nazionale. «È un qualcosa di unico. La più grande emozione di tutte, sia da calciatore siada allenatore. E sento anche un grande orgoglio pensando a tutti i tecnici che mi hanno preceduto. A chi vorrei assomigliare? A uno di quelli che ha vinto la Coppa del Mondo».

Mancini prova a distruggere le gabbie tattiche di Ventura dando libero sfogo ai suoi: «La cosa più importante è che i ragazzi giochino spensierati e che riescano a divertirsi, anche a costo di commettere errori. Sono tutti giocatori bravi tecnicamente, possono giocare bene senza bisogno di stare insieme sei mesi». Parole e musica che faranno felici i club di serie A, sempre inquieti quando un ct osa pronunciare la parola “stage”.

Dubbio Balotelli. Inutile girarci attorno, chi stasera si prenderà i riflettori sarà soprattutto Mario Balotelli. Che dovrebbe partire titolare anche se Mancini tira un po’ il freno. «Mario vuole giocare davanti ai suoi amici di Nizza (il primo giugno ci sarà Francia-Italia a Nizza, ndr). Devo valutare se schierarlo subito o nella seconda partita. Perché l’ho chiamato? Non per atto dovuto ma perché è bravo. Guardate che anche altri ct l’hanno convocato. Se farà bene e si impegnerà non ci saranno problemi. Comunque deciderò dopo la rifinitura. Al momento, l’unica certezza è Donnarumma in porta, ma la prossima volta prometto che darò la formazione il giorno prima».

Il 4-3-3. Ora per favore non parlateci per i prossimi 50 anni di 4-2-4. Stasera Mancini punterà sul 4-3-3 anche se la nostra sensazione è che il suo progetto porti al 4-2-3-1, modulo nel quale però c’è bisogno di una “sottopunta” che al momento non c’è. Potrà farlo Verratti? O forse Bonaventura? Di certo lì non abbiamo un fuoriclasse (ahinoi ci mancano anche da altre parti) e Mancini dovrà inventarsi qualcosa.Comunque oggi, per andare sul sicuro, si riparte appunto dal 4-3-3 sulla scia di quanto fatto da Di Biagio. Con Zappacosta e Criscito terzini, centrocampo con Jorginho play e Cristante e Florenzi ai suoi fianchi, mentre Politano e Insigne saranno gli esterni chiamati a inventare. «Non sarà facile come sembra. L’Arabia – ha detto il ct – sta preparando il Mondiale da un mese. I giocatori vengono quasi tutti da due sole squadre, quindi saranno molto più affiatati da noi». D’altra parte mettere le mani un po’ avanti è lo sport preferito di tutti gli allenatori del mondo.

Azzurri senza Juve. Se guardate la tabella con le formazioni, potete vedere che nell’undici titolare non c’è neanche uno juventino. Fa impressione. Soprattutto un difesa. C’era una volta Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, poi siamo passati a Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini... L’unico superstite stasera è Bonucci che però (per la gioia di Allegri) ha voltato le spalle alla Signora . Vero che la Juve si è internazionalizzata molto, ma forse proprio perché in Italia non ci sono grandi giocatori da presentare in Champions. Cari amici, è un punto sul quale riflettere.

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