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Vettel, sguardo sulla riscossa

La Ferrari vuol chiudere l'era Mercedes, ecco perché si può

Subito un consiglio: non fidiamoci troppo dei riscontri cronometrici e di quanto visto nei test di Montmeló. Intanto perché le temperature di Barcellona non saranno certamente quelle che piloti e team troveranno da venerdì in Australia. E poi è convinzione di molti che si sia trattato di un’appassionante partita a scacchi, dove, come sempre succede in questo gioco, c’è chi si nasconde, chi si dichiara fiducioso e chi invece sposta la sua attenzione sugli altri.
 
La Ferrari ha dovuto, più di altri, giocare a carte scoperte, allo scopo soprattutto di provare l’auto col passo lungo (caratteristica principale della Mercedes versione 2017), che poi potrà comunque permettere ampi margini di manovra nell’opera di sviluppo nel corso della stagione. A Maranello c’è ovviamente da lavorare, ma nel contempo da parte dei tecnici, a partire dal direttore tecnico Mattia Binotto, esiste ottimismo rispetto alla SF71H. Come hanno confermato anche Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen l’affidabilità sembra esserci, ma da sola questa non basta, ed è proprio per questo che già dalla Spagna la scuderia si è impegnata parecchio sul fronte del miglioramento dei tempi sul giro secco, una delle carenze di Maurizio Arrivabene e colleghi nella scorsa stagione.
 
La Mercedes è destinata a rimanere la Mercedes e riparte dall’insaziabile Lewis Hamilton. Il quattro volte campione del mondo è venuto via da Barcellona senza il miglior tempo, ma con quella serenità che lo scorso anno non aveva affatto dopo le prove di inizio stagione. Un anno fa, infatti, i tedeschi erano partiti male e ci misero un po’ a ritrovarsi. Oggi, invece, le Frecce d’Argento hanno dimostrato subito efficienza e Hamilton stesso lo ha capito immediatamente, tant’è che non ha neppure voluto forzare in assetto da qualifica spinta. Tornando alla nostra partita a scacchi, la Mercedes è appunto quella che si è coperta maggiormente, rimanendo un po’ dietro le quinte nonostante sia la grande temuta anche per questa annata. Il team guidato da Toto Wolff si è disinteressato del fatto di finire in cima alle tabelle dei tempi, pensando più ad affinare gli assetti nelle diverse conformazioni e coi diversi carichi di carburante e concentrandosi su varie simulazioni di gara. Sia Hamilton sia Valtteri Bottas lo hanno capito e alla fine sono rimasti entusiasti del lavoro svolto.
Sarà, quindi, un campionato da “una poltrona per due”? 
 
Ci sarà da aspettare qualche gara per affermarlo con sicurezza. Anche perché tra i due storici litiganti fa capolino la Red Bull. L'inverno 2018 ha offerto sensazioni più che positive. La RB14 vista girare è la monoposto potenzialmente più veloce nel Gp d’Australia. Sono ovviamente attese evoluzioni tecniche sulla monoposto e resta l'incognita della prestazione sul giro secco. Le caratteristiche del tracciato rendono fondamentale una partenza nelle primissime posizioni e, per riuscirci, Red Bull non potrà che avere un validissimo supporto dalla power unit Renault.
 
E poi c’è il ritorno del marchio Alfa Romeo abbinato alla Sauber e la curiosità per la crescita delle
“altre” che potrebbero avvicinarsi alle big. Da venerdì le supposizioni non varranno più, perché cominceranno a parlare i cronometri. Lo sguardo di Vettel (e, perché no?, anche di Raikkonen) è già puntato sulla riscossa.
@crimarcacci
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