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IL COMMENTO: IL CALCIO DEI GIUSTI 

Così il pallone sta diventando wrestling, più o meno finzione

I potenti del calcio fanno finta di amare il Var e non potendolo rifiutare trovano il modo di depotenziarlo approfittando di una solida alleanza con gli arbitri “lobellisti” e con i portavoce della disinformatija. Perché il copione non può essere troppo libero, chi mette più soldi non può veder finire scudetti a Verona, Sampdoria o Leicester. Una volta ogni tanto può anche andare ma non esageriamo...

Se esistesse il reato di abuso di passione popolare, molti di quelli che gestiscono il calcio dovrebbero passare il tempo fra tribunali e galere. Da anni, infatti, giocano cinicamente con i sentimenti, ci illudono che sia tutto vero e invece si va verso il wrestling, misto fra esibizione atletica e finzione teatrale. Perché il copione non può essere troppo libero, chi mette più soldi non può veder finire scudetti a Verona, Sampdoria o Leicester. Una volta ogni tanto può anche andare ma non esageriamo.

Non si potrà mai fare ma bisognerebbe togliere di mano il pallone a chi lo ha retto fino a oggi nel nome dell’oscurantismo più deteriore. Prendete la Lega di A, dove l’immobilismo figlio della guerra fra bande impediva anche di mettere in fila alcune regole di buonsenso. Con il commissariamento si è riusciti almeno a imporre la fine del mercato prima del via. Fino alla scorsa estate poteva capitare che un calciatore alla prima giornata affrontasse da rivale la squadra con la quale avrebbe giocato il resto del torneo, senza che nessuno avesse da dire. Così come sui giganteschi giri di giocatori in prestito, spesso stipendiati dalla “casa madre” e che contro quella “casa madre” poi si trovano a giocare o anche a marcar visita. Sarebbe fin troppo semplice obbligare chi ha giocatori in esubero a prestarli solo dalla A alla B e viceversa o all’estero. E istituzionalizzare le squadre B nelle quali far confluire chi non ha spazio. Già, perfino semplice, però poi come farebbero a creare fittizie plusvalenze di bilancio e alimentare il giro dei procuratori amici del Sistema?

Perciò non illudiamoci: non accadrà altro di bello e di buono. Prendete il Var, con la sua ventata di giustizia: ha funzionato bene nonostante le palate di fango sparse dalla disinformatija di calciatori, allenatori ed ex delle Congreghe dei Pindari televisive a suon di «fine della poesia», «troppe pause» e «ma così è pallanuoto». Sciocchezze respinte con forza dai fatti, con il risultato di un cambio di strategia: basta attacchi frontali, alleanza con gli arbitri lobellisti (da Concetto Lo Bello, arbitro “dittatore” degli anni Sessanta e Settanta) e lavoro sottotraccia. Risultato: uso ridotto del Var, aumento delle ingiustizie (errori arbitrali attribuiti allo strumento) e azione politica per mettere in forse l’esperimento. Il capo degli arbitri Marcello Nicchi lo ha già detto: «Var positiva ma non so se ci sarà l’anno prossimo». Nicchi è Apparato, Congrega della nostalgia che non vuole un calcio giusto e ha a cuore la conservazione dello status quo. Uscita non casuale, la sua, mentre stanno cedendo perfino i parrucconi di Fifa e Uefa, che pur di non aprire alla tecnologia nel 2009 avevano mandato avanti il re dei lobellisti, Pierluigi Collina, con la sciagura degli arbitri di linea. Risultato? Collezione di brutte figure come quella del tuffo di Welbeck scambiato per rigore contro il Milan. Troppo anche per loro, troppo per non aprire al Var. Però, attenzione alla tendenza Nicchi, cioè fingere per poi tornare indietro. Il wrestling con la palla ha bisogno del medioevo, magari mascherato da nuovo, per illudere il popolo e fregarlo in un altro modo. La storia di questo sport purtroppo ce lo ha insegnato.

twitter: @s_tamburini

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