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Elezioni, ai seggi 46 milioni di italiani

Elezioni, ai seggi 46 milioni di italiani

Urne aperte dalle 7 alle 23. Si eleggono anche i governatori di Lombardia e Lazio. Berlusconi rompe il silenzio elettorale

ROMA. Il giorno della verità è arrivato: oggi dalle 7 alle 23 si aprono le urne per le elezioni politiche 2018. Gli elettori chiamati al voto sono oltre 46 milioni e mezzo per la Camera e quasi 43 milioni per il Senato. I giovani neo maggiorenni che per la prima volta si recheranno alle urne sono 584.530. E quello di oggi sarà un election day, in quanto si voterà anche per il rinnovo di presidenza e consiglio regionale di Lombardia e Lazio. Sui partiti, tuttavia, incombe l’incognita dell’astensionismo (nel 2013 votò oltre il 75% degli aventi diritto) anche se, poi, molti sondaggisti evidenziano un’equazione: più astensione è uguale a vantaggio per il M5S che ha “un voto più strutturato”. Ma preoccupa anche il fenomeno delle schede nulle: infatti alle politiche non è consentito il voto disgiunto (per un candidato uninominale e per una lista non collegata) mentre è permesso alle regionali (per il governatore e per una lista non collegata). Quel che è certo è che il meccanismo della legge elettorale, con il riparto nazionale delle liste presenti nelle coalizioni, quest’anno si presenta particolarmente complicato. Per questa ragione, i risultati finali saranno annunciati nella giornata di lunedì.

Il Viminale, con una nota, ricorda che il risultato nazionale deve tenere conto della cifra che ciascuna lista elettorale ottiene su tutto il territorio per definire le percentuali necessarie alla ripartizione dei seggi. Inoltre i voti delle liste in coalizione che a livello nazionale non avranno ottenuto almeno il 3%, ma più dell’1%, concorrono alla cifra elettorale nazionale di ciascuna coalizione. Per fare in modo che questa operazione possa essere effettuata serve quindi che tutte le oltre 61mila sezioni abbiano concluso le operazioni e abbiano inviato i dati. La mancanza anche di una singola sezione che, per i motivi più vari, non abbia concluso e trasmesso i risultati, non rende infatti possibile la determinazione della cifra nazionale e, quindi, il conseguente riparto. Meno complessa è l’individuazione dei candidati eletti nei collegi uninominali, per i quali non è necessario attendere la cifra nazionale, ma solo la chiusura del collegio uninominale. Gli elettori, comunque, dovranno fare attenzione a non commettere errori che potrebbero comportare l’annullamento della scheda. Per votare l’elettore può apporre una croce sulla lista, estendendo così il voto anche al candidato uninominale collegato. Oppure può apporre un segno su un candidato uninominale, e il voto si estenderà alla lista o liste collegate in misura proporzionale alle preferenze ottenute nel collegio da ogni singola lista. Il voto è valido anche se si appone il segno sia sul candidato uninominale che sulla lista o su una delle liste collegate. Non è invece possibile il voto disgiunto, cioè votare per un candidato uninominale e, nel contempo, per una lista collegata a un altro candidato. Le schede, ed è una novità, saranno munite di un tagliando anti-frode che il presidente del seggio dovrà staccare prima di metterle nell’urna: un passaggio che renderà di fatto automatico il deposito della scheda da parte del presidente, e non dell’elettore.

Finita la campagna elettorale, per i candidati quella di ieri è stata la giornata del silenzio. Ma non per Silvio Berlusconi, che è andato a Napoli in compagnia di Francesca Pascale. Il Cavaliere mantiene la promessa con la città e dopo un appuntamento elettorale dei giorni scorsi saltato, si concede una passeggiata nei vicoli del centro storico. È un Berlusconi convinto di avere la vittoria già in tasca quello che riceve in dono un corno rosso e promette una «riorganizzazione del comparto pubblico» e un abbassamento delle tasse. Poi, nel corso di un pranzo con esponenti di Forza Italia, Berlusconi assicura che non avendo lui il ruolo di premier, sarà più libero di impegnarsi sulle pensioni, quelle minime e alle casalinghe, e sulla flat tax soprattutto.

Quanto alle regionali, nel Lazio si vota anche per eleggere il governatore. In corsa nove candidati ma la sfida sarà a tre, tra il presidente uscente, Nicola Zingaretti, che cerca il bis, la candidata pentastellata Roberta Lombardi e Stefano Parisi che è in pista per il centrodestra. In Lombardia,

invece, sono 7 i candidati che si sfidano per il ruolo di governatore. Ma la partita si gioca tra il leghista Attilio Fontana, che ha debuttato con l'ormai noto scivolone sulla «nostra razza bianca» e il candidato del centrosinistra Giorgio Gori.

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