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MOTOGP: L’INTERVISTA

Il mestiere di “Uccio” è star vicino a Valentino: «Saprà stupirci ancora»

«Vuole il decimo titolo e poi c’è anche la sua Academy» e per il “dopo” spunta l’idea di un team nella classe regina

Alessio Salucci, per tutti Uccio, è il migliore amico di Valentino Rossi. I due si frequentano da quando hanno quattro anni, dall’asilo in pratica: sono cresciuti insieme. Se il Dottore è il campione che tutti conosciamo qualche merito l’ha anche il suo braccio destro: quello che voleva dirgli glielo ha sempre detto, come si fa tra persone che si vogliono bene e si stimano. Oltre a essere il suo assistente in pista ora Uccio si occupa della direzione sportiva dello Sky Racing Team Vr46 e gestisce la Vr46 Riders Academy.

A che stagione del Motomondiale è arrivato?

«23, come Valentino. Però lo seguivo già nel campionato italiano, il Civ. Ho “esordito“ nel Mondiale nel 1996 a Jerez de la Frontera, in Spagna. Era la quarta prova delle 125 dopo il trittico asiatico che comprendeva Malesia, Indonesia e Giappone, nazioni troppo lontane per un ragazzino come me: credo che i miei genitori non mi avessero autorizzato ad andarci, non mi ricordo bene. Però mi ricordo perfettamente la super-gara di Vale in Andalusia: ha rischiato di salire sul podio, è arrivato quarto alle spalle di Aoki (che poi avrebbe conquistato il titolo iridato delle ottavo di litro, ndr), Alzamora e Ueda. Una sensazione incredibile. Lì è iniziata la vera avventura anche per me».

Qual è il vostro segreto?

«Il nostro si potrebbe definire un cammino sportivo di due amici per le pelle, come del resto siamo sempre stati. Non abbiamo mai preso questa attività come un lavoro ma come una piacevole esperienza: fin da subito prendendo l’aereo verso una nuova destinazione ci siamo detti “Andiamo lì, facciamo quello che sappiamo fare: se lo faremo bene porteremo a casa molto”. E per me è stato importante anche girare il mondo e conoscere posti splendidi».

Come è cambiato in questi anni Valentino?

«Dal punto di vista umano era già molto equilibrato già da ragazzino, l’ho invece visto maturare davvero tanto a livello sportivo. È uno che se commette un errore non lo commette una seconda volta. Riesce a fare tesoro degli sbagli per non ripeterli di nuovo».

L’ascolta sempre?

«Gli dico sempre di stare tranquillo, perché sono convinto che la calma e la serenità ti portino molto lontano. Certe volte non è facile, perché lui è sempre molto sotto pressione e non è vero che non la percepisca. È una persona come noi, anche se ovviamente con molto più talento e con una capacità di gestire le situazioni delicate superiore alla nostra. Molte volte però anche lui si agita o ha timore, prima di salire in moto. Cerco sempre di trovare la parola giusta a seconda della situazione: certe volte ci riesco, altre no. Però ci provo e so che a lui fa piacere».

Le ha mai pesato la sua posizione?

«Adesso decisamente no, però fino ai 23-24 anni soffrivo quando notavo una certa invidia nei miei riguardi o sentivo parlare male di me, come se fossi uno che approfittava del fatto di avere un amico campione. Non è stato facile ma ho superato certe cattiverie, del tutto gratuite. Sono da sempre amico di Valentino ma ho anche il mio lavoro, come suo assistente. E la mia famiglia mi aveva fatto innamorare di questo sport quando ero davvero piccolino».

Un ruolo che va ben oltre alla presenza in pista.

«Con il tempo si imparano tante cose. Per noi è piuttosto semplice essere sempre gentili e simpatici, però capita sia complicato riuscirvi: c’è sempre tanta gente intorno a Vale, qualcuno a volte esagera. È bellissimo vederlo sempre attorniato da tifosi e appassionati, ma bisogna essere bravi nel gestire le varie situazioni con la massima serenità ed efficienza. Valentino vuole il decimo titolo, saprà stupirci ancora».

Ora lei è impegnato anche con Academy e Team.

«Ci sono arrivato un po’ per gioco, ma mi sono messo sotto fin da subito perché sono due aspetti assai importanti nella vita di Valentino. E lo saranno sempre di più in futuro. L’Academy mi ha fatto tornare indietro con il tempo. Mi ha fatto tornare in mente delle situazioni vissute una ventina di anni fa che ormai avevo dimenticato«.

Lasciamo il passato e proiettamoci nel futuro.

«L’Academy è un’idea di Vale, un suo “giocattolino“ attraverso il quale insegna ai ragazzi come si possa migliorare di giorno in giorno con il lavoro. E loro assorbono come delle spugne. Poi arriverà qualcosa di ancora più grande, credo».

Un team di MotoGp tutto suo, magari.

«È nell’aria, ma finché correrà nel Motomondiale non creeremo alcuna squadra per la classe regina, non avrebbe alcun senso. Quando si dà vita a un progetto, soprattutto se così importante, va seguito in maniera capillare. Mi incuriosisce molto quello che succederà quando Vale smetterà con le MotoGp, spero il più tardi possibile. A quel punto, ne sono persuaso, non toglierà il casco

per fare il manager e basta: me lo immagino correre ancora con due o quattro ruote ma senza l’obiettivo del titolo. Cercherà, però, di vincere almeno prove singole, lo conosco bene».

E lei?

«Io lo affiancherò come sempre».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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