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Russiagate, Wolff: "Trump e suoi sono troppo stupidi per cospirare"

Michael Wolff presenta il suo libro sull'amministrazione Trump a Roma e racconta tutta l'anomala follia della nuova Casa Bianca, dove «alti membri dello staff non si parlano tra loro perché si odiano»

Michael Wolff: "La vera 'spia' nella Casa Bianca è Donald Trump" Durante la presentazione di "Fuoco e Furia", il libro che la Casa Bianca ha cercato di censurare con ogni mezzo, l'autore torna sulla telefonata "furiosa" che ricevette dal presidente. "La vera spia nella Casa Bianca - spiega - è Trump stesso: tutto il giorno al telefono parla in maniera incontrollata come ha parlato con me e le persone con cui parla ripetono le loro preoccupazioni e alla loro famiglia e così via" (di Andrea Scutellà)

ROMA. «Anomalia». È questa la parola che Michael Wolff usa più spesso per descrivere la Casa Bianca di Donald Trump, durante la presentazione di “Fuoco e Furia”, il libro più odiato dall’Amministrazione a stelle e strisce ora edito in Italia da Rizzoli. Quello dove si sostiene che molti membri dello staff considerano il Tycoon un idiota, che Melania abbia pianto (e non di gioia) il giorno della sua elezione e dove si svelano i misteri del suo ciuffo (doppia razione di lacca e pettinatura in tre direzioni opposte). Non c’è da stupirsi che Trump abbia cercato di impedirne la pubblicazione.

Wolff spiega di essere scivolato nelle pieghe di quest’anomalia «come una mosca bianca sul muro» e di essere diventato «parte della tappezzeria». «Ogni giorno - racconta - mi procuravo un appuntamento con qualcuno. Alla Casa bianca le attese durano moltissimo, ma ti permettono di entrare dentro il sistema di stare lì dentro. Ero un osservatore, alle conferenze stampa non facevo mai domande e questa cosa era molto apprezzata dallo staff. Chiesi a Trump se potevo essere accreditato per poter scrivere un libro e lui disse: “Certo!”. Ma nessuno sapeva cosa facevo davvero lì dentro».

Michael Wolff: "Lo staff di Trump non si capacita della follia dell'amministrazione" Il giornalista americano presenta "Fuoco e furia" a Roma, il libro che la Casa Bianca ha cercato di censurare. "Non sapevo più cosa era riservato e cosa no, le persone si sfogavano cone me e mi dicevano che Trump era un cretino, un'idiota, o giù di lì" (di Andrea Scutellà)


Con il tempo Wolff racconta di essere diventato un confidente per molti membri dello staff disorientati dai livelli di «follia» raggiunti da un’Amministrazione in cui diverse «persone non si parlano tra di loro perché si odiano». Colpisce nel racconto del giornalista l’assoluta assenza di protocollo, dei rituali istituzionali che hanno sempre caratterizzato il rapporto tra la Casa Bianca e i media. «Parlavano con me e mi dicevano: “Questo è riservato, non pubblicarlo”. Poi però arrivava un’altra persona che mi diceva che il primo che avevo incontrato gli aveva detto le stesse cose. Allora non capivo più cosa era riservato e cosa no. E in quest’atmosfera assolutamente irrituale si sfogavano con me, alcuni si lanciavano anche dei messaggi attraverso di me. Mi dicevano che Trump è un’idiota, un cretino o giù nella lunga lista».

Al centro Michael Wolff
Al centro Michael Wolff


D’altronde a livello politico la situazione non è migliore. Secondo Wollf , Trump «è più preoccupato di se stesso che del suo programma. Quando ho provato a fargli domande su questo, lui mi ha chiesto se secondo me fosse la persona più popolare del mondo. Ha anche schioccato le dita, rivolgendosi al genero Jared Kushner e gli ha chiesto: “Secondo te sono la persona più famosa della Terra”. E lui ha risposto "Sì, certo sei la persona più famosa della Terra"». Trump ha sempre smentito qualsiasi colloquio con il giornalista americano.

Anche sul Russiagate, Wolff, ha una posizione del tutto particolare. Crede che gli incontri oggetto dell’indagine siano avvenuti davvero, ma allo stesso tempo è convinto che il procuratore speciale avrà difficoltà nel dimostrare che ci sia stata «intenzionalità». «Queste persone sono troppo stupide per cospirare - ha aggiunto - potrebbe trattarsi di atti isolati di idiozia». La vera speranza per Wolff è che gli americani abbiano provato ad eleggere una persona «senza talenti e senza alcuna esperienza politica» e che ora abbiano compreso l’errore ed eviteranno di eleggere un altro Trump in futuro. O forse, chissà, l’elettorato americano inizierà ad accettare una certa dose di irritualità in politica, come quello italiano ha fatto già da tempo. E magari un giorno, Donald Trump, si presenterà come “padre nobile” o membro rassicurante dell’establishment.

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