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Stupri di Rimini, 9 anni e 8 mesi ai tre minorenni. Le vittime: "Paura senza fine"

Lui fu pestato a sangue, lei subì lo stupro di gruppo. Entrambi hanno scritto al giudice le conseguenze psicofisiche che li accompagnano dopo l'orrore di quella notte. Il loro legale giudica consistente la pena inflitta ai tre minorenni complici di Guerlin Butungu, unico maggiorenne del branco

Stupri Rimini, la banda ripresa dalle telecamere di sorveglianza Le immagini, catturate dalle telecamere di sicurezza, mostrano i quattro sospettati di aver violentato una turista polacca e una transessuale peruviana mentre camminano in diverse zone di Miramare e di Rimini. La banda è stata arrestata dagli agenti della squadra mobile di Rimini e Pesaro

Incubi notturni e attacchi di panico, insonnia e disturbi fisici come dolore agli occhi, lei. Paura ingiustificata per i nord africani ed arabi, timore della spiaggia e del buio oltre a pensieri con intenzioni suicide, lui. Queste le conseguenze psico-fisiche descritte dai due turisti polacchi 27enni vittime della violenta aggressione di gruppo (la ragazza stuprata e il suo fidanzato picchiato brutalmente) avvenuta sulla spiaggia di Rimini nella notte tra il 25 e il 26 agosto scorsi.

Proprio oggi sono stati condannati a 9 anni e 8 mesi i tre minorenni (due fratelli marocchini e un nigeriano) componenti della banda capeggiata (secondo gli inquirenti) dal congolese Guerlin Butungu, unico maggiorenne del branco a cui, in novembre, sono stati inflitti 16 anni di reclusione. Le due vittime polacche hanno scritto alcune lettere presentate nel gennaio scorso (dopo essere state tradotte dal consolato della Polonia) dal loro avvocato di parte civile, Maurizio Ghinelli, al tribunale dei minorenni di Bologna insieme ad un memorandum.

Stupri Rimini, la ricostruzione degli spostamenti degli autori delle violenze La Polizia di Stato ha diffuso un video che mostra la ricostruzione degli spostamenti degli autori delle violenze su una turista polacca e una transessuale peruviana a Rimini. La clip documenta i luoghi dove hanno camminato i quattro sospettati degli stupri nella notte tra il 25 e il 26 agosto scorso. La banda è stata arrestata dagli agenti della squadra mobile di Rimini e Pesaro

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"Mi capita di avere incubi notturni - ha scritto la ragazza al giudice - e attacchi di panico. Ho seri problemi di concentrazione e insonnia il che si traduce nella difficoltà nello studio. Non sono sicura se passerano mai la paura e il senso di vergogna che continuano ad accompagnarmi". Dal punto di vista fisico, poi, la ragazza non sente più niente dal lato destro del naso e ha riportato anche seri danni alla vista tanto che è necessario un continuo monitoraggio per il rischio del distacco della retina. Gravi conseguenze per la brutale aggressione anche per il ragazzo connazionale. "Ho incubi, mi sveglio ogni notte e ho problemi a prendere sonno. Ho paura di molte situazioni e luoghi che prima non temevo, ad esempio paura del buio - scrive il 27enne - della spiaggia del mare e della gente che parla una lingua straniera. Mi spavento a morte per ogni fruscio. Ho un timore ingiustificato di nordafricani e arabi. Prima dell'accaduto ero una persona tollerante e aperta. Ora sono diventato diffidente e timoroso di tutti e ho perso l'autostima. Mi capitano spesso pensieri con intenzioni suicide".
Stupri Rimini, l'arresto alla stazione del quarto uomo della banda E' stato arrestato in stazione a Rimini il quarto uomo, il ventenne congolese presunto capo della banda accusata di stupro di una ragazza polacca e di una trans peruviana a Rimini. L'uomo è stato catturato dagli agenti della squadra mobile e dello Sco mentre era in treno ed è stato portato in questura. Il giovane aveva cercato di fuggire da Pesaro prendendo un treno stanotte. Gli uomini della squadra mobile che stavano monitorando i suoi spostamenti lo hanno fermato mentre il treno transitava alla stazione di Rimini. Una volta bloccato il convoglio, gli uomini dello Sco e della squadra mobile sono saliti e lo hanno trovato in una delle carrozze.

L'avvocato delle vittime ritiene "l'entità della pena adeguata e severa, la condanna consistente. Nessuno può dire che la giustizia italiana sia stata superficiale o leggera in questa vicenda".

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