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Italrugby: non è più tempo di sconfitte senza gloria

Le cifre sono impietose: una sola vittoria in quattro anni. Il grande 2013 aveva illuso tutti, forse troppo. Con gli inglesi sarà sfida impossibile ma un chiaro cambio di rotta è doveroso

L’insostenibile pesantezza delle cifre azzurre del Sei Nazioni: una vittoria negli ultimi quattro tornei, dodici partite consecutive senza successi e Olimpico terra di conquista dalla prima sfida del 2014 in poi. Lo sanno, e finalmente cominciano a dichiararlo, anche gli azzurri di Conor O’Shea che non può più andare avanti quest’epoca di sconfitte senza gloria. Il fantastico 2013 aveva illuso tutti: due successi contro Francia e Irlanda, vincitrice del torneo successivo, e un trionfo sfiorato nel tempio di Twickenham. Tutti, anche gli schizzinosi inglesi, scrissero che era finita l’epoca del Cinque Nazioni più una ed era cominciata per davvero quella del Sei Nazioni.

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Purtroppo il dopo è stato come se Cenerentola, liberata dagli stracci e dalla compassione, avesse provato disagio in quel nuovo stato di emancipazione. E avesse preferito tornare agli stracci, pensando che l’affetto potesse essere eterno. Forte anche del fatto che il Sei Nazioni, a livello di passione popolare, è rito diverso dal resto del rugby. Basta vedere l’Olimpico spesso esaurito o molto più affollato di un Roma-Lazio. La passione però non va confusa con l’incapacità di capire. Sì, è vero: il rugby è anche strumento di rieducazione sportiva per altre discipline (ogni riferimento al calcio è puramente voluto) ma ora deve fare i conti con la mancata crescita. Con gli inglesi sarà sfida impossibile ma un chiaro cambio di rotta è doveroso. Gli alibi sono finiti.

Twitter: @s_tamburini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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