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RUGBY: L’INTERVISTA 

Conor O’Shea: «Altre sorprese per gli inglesi? Sì, i nostri ragazzi»

Il ct azzurro: «La concorrenza interna aiuta a crescere e sarà molto importante anche l’esperienza. Zanni arriva a 100 presenze ma si è dovuto rimettere in discussione»

Pragmatico, logico, semplice e mai azzardato: la formazione azzurra stilata per domani racconta da sola la scelta di gestire la profondità del gruppo distendendola su tutto il torneo, notoriamente da cavare il fiato con cinque partite in 45 giorni. La scelta di non sfiancare il motore della squadra, le terze linee, con un focus sulle sfide impossibili (Inghilterra e Irlanda in sequenza) e un progetto in testa per quelle possibili: Francia (in stato confusionale) e Galles (ridimensionata dagli infortuni), misurando poi le forze residue nell’ultima sfida romana contro la nuova Scozia. Il ct Conor O’Shea ha sfoderato ieri a Roma i consueti entusiasmo e realismo.

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Fitness e profondità a che punto siamo? E nello specifico profondità nel reparto delle Terze linee. Domani con Parisse c’è l’inedita coppia di flanker Giammarioli-Negri.

«Sono due questioni diverse. Sul fitness stiamo molto meglio di prima. Ma non è ancora abbastanza. Voglio dire, in questo momento del nostro processo di crescita non è ancora possibile quel cambiamento che cerchiamo. L’obiettivo di potersela giocare con tutte. Certo se giochiamo nel modo giusto noi possiamo vincere. Poi se l’Inghilterra gioca al 100% e noi al 100%, vincono loro».

Profondità e concorrenza interna.

«Siamo felici di questa profondità nelle terze linee, mi spiace per Licata che ha un problema alla schiena. Abbiamo scelto Negri e Giammarioli che ha un’esplosività incredibile. Gli inglesi non lo conoscono come non hanno riferimenti dietro per Minozzi. Tornando alle terze linee c’è Mbandà in partenza dalla panchina e Steyn fuori dal primo impegno. Ma io penso a quelli che non ci sono come Minto, a uno come Barbieri che non è il futuro ma nel breve ci può dare una mano, e a quei giovani come Polledri e come Lamaro, Pettinelli, Bianchi».

Il 2018 passerà per l’anno degli infortuni e delle rose falcidiate. Inghilterra esclusa a parte Billy Vunipola. Può aiutare l’Italia con molti giovani un torneo con molte seconde scelte?

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«Non so, è difficile da dire. L’Inghilterra non può lamentarsi. E poi, forse vi stancherete di sentirlo, dobbiamo concentrarci su di noi e non sugli altri. Noi dobbiamo sviluppare la nostra profondità e al tempo stesso tenere il campo. Nel XV iniziale ho messo otto giocatori con meno di 10 cap a testa. E abbiamo pure l’esperienza. Penso ad Ale Zanni che non ha pensato “Ok, ho 99 cap, ho avuto abbastanza! ” ed è consapevole di non essere più abituato a questi livelli di ritmo gara da due anni. Per la squadra è importante. È un esempio di resilienza per tutti. E anche se non sono in gruppo io penso in continuazione a ragazzi come Campagnaro, Morisi, Gega oltre agli infortunati come Leo Sarto e ora Padovani che non è grave. Sono un buon gruppo come pure i giovani Fischetti e il centro Zanon».

Avete studiato un’altra Fox? Può l’Italia senza quell’escamotage restare in gara 69’ (17-15 a Twickenham, lo scorso anno) prima di capitolare?

«No non c’è un’altra Fox. ma dovete ricordare anche l’Argentina e l’Australia con cui siamo rimasti attaccati sino nel finale. A Londra non c’è stata solo la Fox. Dobbiamo analizzare quello che è avvenuto al 70’: abbiamo perso per un attimo la concentrazione e da una mischia è nato un calcio contro e la meta. Lì è cambiata la partita. Non siamo ancora continui. Dobbiamo faticare mentalmente su ogni fase, ogni ruck. Non abbiamo pause. Le nostre montagne russe emotive neppure. L’Inghilterra è soprattutto la mentalità che Jones gli ha impresso».

Ha mischiato le mediane di Benetton e Parma (Violi con Allan in campo, Gori e Canna in panchina) diversamente da quanto accaduto in passato. Qual è il senso di questa scelta?

«Semplicemente abbiamo necessità di fare cambi. Ne ho parlato con la squadra, specie con soli sei giorni di pausa come fra Inghilterra e Irlanda, Galles e Scozia.

A Marsiglia la sfida sarà con Brunel, il passato azzurro, l’uomo che ha sostituito nel suo lavoro. Un evento raro. Come la vive?

«È sbagliato dire lavoro. È la mia passione per il rugby. Questo paese mi piace, ho portato la mia famiglia. Però la settimana prossima ad esempio sfiderò l’Irlanda, il paese per cui ho vestito la maglia. Io spero solo negli anni in cui resterò qui di vedere la grande differenza del rugby italiano dal giorno in cui sono arrivato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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