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Io Lavoro. Francesco, fotografo di moda: una passione diventata un mestiere

Dai primi esperimenti agli scatti per Prada e Dolce&Gabbana, la storia del friulano Marongiu: «La svolta è stata un servizio per un’azienda taiwanese: ancora adesso mi chiedo in che modo avessero trovato il mio numero»

Io Lavoro. Francesco: "L'idea buona per una foto può arrivare in ogni momento" Francesco Marongiu ha 29 anni e lavora a Milano come fotografo nel campo della pubblicità. Appassionato di fotografia fin dai banchi del Liceo, si è trasferito dal Friuli una decina d’anni fa, e ora scatta servizi anche per grandi firme della moda: per la rubrica Io Lavoro ci ha raccontato come è riuscito a rendere la sua passione un mestiere (di Daniele Lettig)

MILANO. Studio, preparazione attenta, metodo e un pizzico di fortuna: una bella fotografia nasce così, con ingredienti simili a quelli che servono a trasformare una passione in un lavoro. Ciò che è riuscito a fare Francesco Marongiu, fotografo friulano trapiantato a Milano, attivo nel campo della fotografia pubblicitaria e di moda.
«La passione è la prima molla», racconta in un’intervista per la rubrica “Io Lavoro” nella sua casa-studio vicino a uno dei navigli: «È ciò che ti dà l’energia per cominciare, ti aiuta nei momenti difficili, ma soprattutto rende il lavoro più leggero».

Cresciuto a Gemona, una piccola cittadina del Friuli, è al Liceo che Marongiu si è avvicinato per la prima volta alla fotografia: «La scintilla è nata grazie a una compagna di classe, che un giorno venne con un libro dedicato ad Henri Cartier-Bresson, parte di una collana che usciva in edicola. Lo abbiamo sfogliato assieme, e ne sono rimasto talmente colpito da decidere di comprare anche io tutta la collezione» spiega.

«Pochi mesi dopo, con i soldi messi da parte lavorando durante l’estate, ho comprato la mia prima macchina fotografica, e ho iniziato a sperimentare scattando un po’ di tutto, aiutato da un amico che mi ha insegnato i primi rudimenti della tecnica. In quel momento, però, non pensavo ancora di farne una professione. Mi attirava molto l’architettura: immaginare gli spazi, progettare le strutture, sono cose che mi hanno sempre attirato, e che ho in mente anche quando scatto».

La decisione di trasferirsi a Milano è arrivata dopo la maturità, poco meno di dieci anni fa: «Prima pensavo che la via per diventare un fotografo fosse imparare il mestiere “a bottega”, da qualcuno che già lo faceva. Il pensiero di poter frequentare una scuola è arrivato un po’ per caso, ma è stata una scelta saggia: all’ Istituto italiano di fotografia ho veramente capito che quella era la mia strada. Se al Liceo non brillavo per voglia di studiare – racconta Marongiu sorridendo al pensiero delle sue pagelle –, all’Istituto non mi perdevo una lezione neanche con l’influenza»: tanto da conquistare il diploma con i migliori voti.

Poi, il grande salto nel mondo del lavoro: «Al principio ovviamente è stato un po’ difficile» riflette Marongiu. «In questa professione, poi, conta moltissimo conoscere – e farsi conoscere – da tante persone ponendosi in modo positivo, ed essere sempre pronti a cogliere ogni possibilità. E in questo posso dire di essere stato fortunato».

La parte più bella del lavoro? «Sicuramente la fase in cui si scatta è quella in cui ci si diverte di più, e in cui si fa anche un po’ di fatica fisica, che sia in studio oppure in location suggestive». Dietro, però, c’è tanto altro: «Molto tempo è assorbito soprattutto dalla post-produzione, cioè l’aggiustamento dei dettagli e l’elaborazione e aggiunta di effetti – quando ce n’è bisogno – per mezzo dei programmi di fotoritocco».

Ma anche la pre-produzione è importantissima, spiega Marongiu: «Oltre a studiare gli scatti degli altri autori per trovare nuovi spunti, lavorando nel campo della moda è fondamentale documentarsi sulle ultime tendenze visive, che cambiano velocemente. Soprattutto per questo, è un lavoro da cui non si stacca mai o quasi: ogni stimolo è importante, e le idee arrivano sempre quando meno ce le si aspetta».

Dopo un inizio fatto di foto per eventi aziendali e collaborazioni recuperate attraverso la scuola – a cui si è affiancato un piccolo successo: essere il più giovane fotografo a esporre le proprie opere alla prima edizione del festival MIA Photo Fair , nel 2011 – per Marongiu il primo lavoro importante è arrivato nel 2012.

«Mi telefonò il rappresentante di Lindarico», un’azienda taiwanese specializzata nella produzione di capi di cashmere: cercavano un nuovo fotografo per la loro campagna pubblicitaria perché quello che avevano scelto aveva avuto dei problemi. «Non ho mai saputo come avessero trovato il mio contatto» ricorda Marongiu: «Fu una chiamata che piombò dal nulla, tanto è vero che all’inizio pensai a uno scherzo. Invece, dopo un po’ di perplessità iniziale per la mia giovane età, si è instaurato un rapporto bellissimo: ho scattato per loro a Venezia, a Parigi e anche a Taiwan, la pubblicità è stata pubblicata su riviste importanti, e loro sono ancora uno dei miei clienti più fedeli».

Quella campagna «è stata davvero la svolta, perché mi ha permesso finalmente di affiancare ai miei scatti “artistici” un portfolio professionale, da far vedere nel momento in cui mi proponevo per nuovi incarichi». Che da quel momento hanno iniziato ad arrivare con una certa continuità. Tra quelli più rilevanti, la realizzazione – assieme ad altri colleghi, su incarico di una piccola agenzia – delle foto per i siti di e-commerce di importanti brand: Dolce&Gabbana, Prada, Tom Ford.

Certo, ci sono alcuni periodi in cui il lavoro va a singhiozzo, conclude Marongiu, «ma è una cosa che in questo mestiere va accettata». E poi, «penso che il futuro sia un bersaglio mobile: ogni esperienza fatta aiuta a ridefinire i nostri obiettivi e a rincorrere nuovi traguardi».

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