Quotidiani locali

Svolta ecologista in Cina e l'Ue limita la plastica

L'opinione

Microplastiche, l'emergenza ambientale che dal mare finisce sulle nostre tavole Sono considerate dalle Nazioni Unite una delle sei emergenze ambientali mondiali: sono le microplastiche, quei frammenti inferiori a cinque millimetri che vengono ingerite dai pesci e di conseguenze finiscono sulle nostre tavole, con effetti ancora sconosciuti sulla salute umana. Molti provengono dai cosmetici: il loro utilizzo è stato bandito in Gran Bretagna e Stati Uniti, l'Italia lo farà solo nel 2020. Il progetto Clean Sea Life monitora i prodotti che in Italia usano ancora microplastiche (a cura di Andrea Scutellà)

La Commissione Ue ha adottato nei giorni scorsi a Strasburgo una proposta – definita “strategia europea” – sulla plastica, aprendo finalmente un confronto sinergico tra imprese e ambientalisti. Un’iniziativa «per proteggere il pianeta e i cittadini» che si inserisce nel processo di transizione verso un’economia più circolare. Un piano di salvaguardia dall’inquinamento da plastica, specie quello marino, per promuovere al contempo la crescita e l’innovazione, trasformando così una sfida in un programma positivo per il futuro dell’Europa.

La recente decisione della Cina di vietare l’importazione di rifiuti dal resto del mondo sta costringendo i Ventotto, e la Brexit, a rivedere le loro priorità. Finora, l’Unione esportava verso la Cina il 60% dei rifiuti di plastica e il 13% dei rifiuti di carta, chiedendo al colosso asiatico di riciclarli o bruciarli. Una quota significativa di plastica “europea” finisce per essere trattata in mercati terzi, dall’Africa all’estremo Oriente. Il giro di vite cinese sull’importazione dimostra un cambio di visione di Pechino, guardare meno ai beni materiali e più a un ambiente sano. Come testimoniato dall’attenzione che lo stesso premier Xi Jinping, nel suo discorso d’apertura del congresso del Partito comunista cinese, ha voluto significativamente riaffermare: pronunciando per ben 89 volte la parola “ambiente”. Una svolta ecologista che in questi giorni ha deciso di seguire anche Theresa May in Gran Bretagna, con la presentazione di un pacchetto di lotta totale ai rifiuti di plastica sul suolo britannico per i prossimi 25 anni.



L’Europa, ogni anno genera 25 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica, ma meno del 30% è raccolta per essere riciclata. D’altro canto è evidente che questa normativa, una volta recepita, è in grado di creare opportunità di investimento e posti di lavoro. Secondo la proposta avanzata dalla Commissione, che ora deve essere valutata da Consiglio e Parlamento Ue, tutti gli imballaggi di plastica sul mercato dell’Unione saranno riciclabili entro il 2030, l’utilizzo di sacchetti di plastica monouso sarà ridotto e l’uso intenzionale di microplastiche sarà limitato.

La Commissione ha dichiarato guerra alla plastica con una modalità che comprende un’etichettatura più chiara per distinguere polimeri compostabili e biodegradabili, per regolare la raccolta differenziata nelle imbarcazioni e il trattamento dei rifiuti nei porti. Attese entro gennaio misure per ridurre l’impatto delle bottiglie d’acqua. L’approccio comprende due percorsi paralleli: una nuova direttiva sulle strutture portuali e uno strumento per monitorare gli avanzamenti nell’economia circolare, con lo scopo di ridurre la quota annua di rifiuti da plastica prodotti in Europa.

L’obiettivo più ambizioso della strategia Ue prevede che entro il 2030 tutti gli imballaggi in plastica immessi sul mercato europeo siano progettati per essere riutilizzabili e riciclabili. Per raggiungere il target la Commissione intende rivedere i requisiti legislativi del mercato degli imballaggi. Intanto stanziati finanziamenti per ricerca e sviluppo, con 100 milioni di euro fino al 2020. Azioni che hanno trovato il consenso di Plastics Europe, il consorzio europeo di produttori di plastica, che a sua volta si è impegnato a incrementare riuso e riciclo per il 60% degli imballaggi in plastica al 2030 e addirittura il 100% nel 2040, in un’area che esce dai confini dei paesi Ue per includere Norvegia e Svizzera. La Strategia europea sul contenimento della plastica trova effetti e ricadute dirette nel sistema italiano. L’Italia ha già vietato, con un emendamento alla legge di bilancio, i cotton fioc non biodegradabili dal 2019 e le microplastiche nei cosmetici dal 2020.

Indicazioni forti, dunque, per tutelare l’ambiente europeo e non solo, che se perseguite e realizzate porteranno a creare 200mila nuovi posti di lavoro da qui al 2030 nel settore del riciclo, sempre più importante in una società globale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGI E TESI DI LAUREA

Premio ilmioesordio, invia il tuo libro