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Microplastiche, i piccoli mostri che dal mare finiscono nei nostri piatti

Tonnellate di micro-frammenti finiscono nei mari europei ogni anno. Gran Bretagna e Stati Uniti li hanno già banditi, l'Italia lo farà solo nel 2020. Molti si trovano nei prodotti cosmetici: ingeriti dai pesci, ce li ritroviamo a tavola

Microplastiche, l'emergenza ambientale che dal mare finisce sulle nostre tavole Sono considerate dalle Nazioni Unite una delle sei emergenze ambientali mondiali: sono le microplastiche, quei frammenti inferiori a cinque millimetri che vengono ingerite dai pesci e di conseguenze finiscono sulle nostre tavole, con effetti ancora sconosciuti sulla salute umana. Molti provengono dai cosmetici: il loro utilizzo è stato bandito in Gran Bretagna e Stati Uniti, l'Italia lo farà solo nel 2020. Il progetto Clean Sea Life monitora i prodotti che in Italia usano ancora microplastiche (a cura di Andrea Scutellà)

ROMA. Gli Stati Uniti le hanno messe al bando nel 2017, la Gran Bretagna da qualche giorno e l’Italia, divisa dal dibattito sui sacchetti compostabili, si accoderà soltanto nel 2020. Parliamo di microplastiche, ovvero quei frammenti «di misura inferiore o uguale a cinque millimetri» - così le definisce l’emendamento approvato nella legge di Bilancio - che le Nazioni Unite considerano una delle sei emergenze mondiali dell’ambiente. Dopo essersi infiltrate negli impianti di depurazione, miliardi di particelle appestano fiumi, laghi, mari e oceani finiscono persino sulle nostre tavole, con l’aspetto invitante di un buon sushi a indorare la pillola.

Per lo più si tratta di macrorifiuti di plastica che si scompongono in acqua. Secondo la Goletta Verde di Legambiente, infatti, il derivato del petrolio rappresenta il 95% degli scarti presenti nel mar Tirreno, tra cui spicca un 41% di buste e frammenti. Ma l’invasione delle microplastiche è anche il risultato della cura del nostro corpo, purtroppo: è possibile trovarne in alcuni dentifrici, bagnischiuma, saponi, creme, ma soprattutto nei cosmetici.

Microplastiche
Microplastiche

«Alcune aziende le utilizzano come agente esfoliante negli scrub o nelle maschere per togliere la pelle morta, un compito che in realtà potrebbe essere svolto benissimo da sali e altri minerali», spiega Eleonora De Sabata, portavoce del progetto Clean Sea Life , coofinanziato dall’Unione Europea, che ha per missione la riduzione dei rifiuti marini, attraverso una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Le stime dell’inquinamento da microplastiche contenute nei cosmetici non sono trascurabili: ogni giorno ne vengono sversate nei mari europei 24 tonnellate, che diventano 8.600 in un anno. Immaginatelo come un unico, mostruoso blob di plastica che si aggira per i nostri mari.

Racconta il monitoraggio di Clean Sea Life, in costante aggiornamento, di almeno 88 cosmetici attualmente in vendita che utilizzano polietilene. Una sostanza che, secondo gli industriali del settore, rappresenta il 94% delle microplastiche presenti nei prodotti per la cura della persona. In media ogni flacone contiene 750mila particelle di plastica, per un totale di 12 grammi. Il record è quello dello scrub per i piedi del marchio indiano Himalaya, tuttavia, che contiene 1.632.000 frammenti, per un totale di 27 grammi di polietilene.

L'indicazione del polietilene sulle...
L'indicazione del polietilene sulle etichette dei prodotti cosmetici

Non mancano aziende leader del settore tra quelle che usano microplastiche da Givenchy a Chanel, da Olaz a Collistar: «Ma noi non vogliamo che i consumatori giudichino in base ai nomi dei marchi – spiega ancora De Sabata – perché il monitoraggio non è ancora completo. Preferiamo che guardino l’etichetta, tra gli ingredienti deve essere riportato se il prodotto contiene o meno polietilene». Non sono mancate iniziative da parte degli stessi produttori: nel 2015 Cosmetic Europe ha invitato le aziende associate a non utilizzare più microplastiche entro il 2020. L’Oreal nel 2014 ha promesso di cessare l’utilizzo entro il 2017 per tutti i prodotti ed entro l’anno per la linea Biotherm. Passati tre anni, tuttavia, è possibile trovare ancora in commercio degli esfolianti Biotherm che contengono polietilene. Dall'azienda fanno sapere che la produzione è effettivamente cessata entro i termini stabiliti e che i rifiuti marini sono un argomento di primario interesse, ma che i tempi industriali e della distribuzione sono abbastanza lunghi, per questo è possibile che siano ancora in commercio degli scrub con microplastiche. Bandirle entro il 2020, dunque, significa liberarsi dei prodotti in commercio non prima nel 2023.

Nel frattempo l’Unione Europea inizia a pensare a una tassa – di cui, tuttavia, non si conosce la natura – per scoraggiare l’uso di plastica e la Gran Bretagna ha annunciato lo stop a questo genere di rifiuti per il lontano 2042. «Le tassazione - conclude De Sabata - è uno dei modi possibil, ma l’obiettivo è scoraggiare l’utilizzo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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