Quotidiani locali

Libri. "L'ultimo professore": un'insegnante in missione per l'umanità

Un mondo dove gli uomini pensano come macchine e dove si è connessi non dai sentimenti ma dalla rete: il 2032  nel romanzo distopico di Domenico Ventriglia

ROMA Corre l’anno 2032. Roma è perfettamente organizzata. Niente più smog, traffico, caos. I negozi sono scomparsi, ovunque ci sono orti urbani curati da instancabili e taciturni robot. Per strada non c’è nessuno, a parte qualche romantico turista che gironzola fra le bellezze della città eterna. Del resto è inutile spostarsi, viaggiare, quando si indossano gli occhiali a realtà aumentata che fanno sentire sulla pelle il caldo del sole caraibico o il crepuscolo di un rifugio di montagna tibetano. Non si parla con gli amici ma con gli elettrodomestici. I soldi? Non si usano più, la moneta di scambio sono i like che vanno ad alimentare il proprio ranking. I giovani sono tutti belli. L’amore, gli abbracci, la religione sono banditi. Anche i genitori. Meglio essere allevati da una chat. Basta libri, studiare è una perdita di tempo, così come anche le scuole, che infatti sono state chiuse. Resta un ultimo liceo aperto, il Matusalem, ma ha i giorni contati, così come i suoi insegnanti, ormai sostituiti da navigator life, una app costantemente aggiornata su tutto il sapere umano.

Il romanzo distopico di Domenico Ventriglia “L’ultimo professore” edito da IlMioLibro riesce a spaesare fin dalla copertina: al primo colpo d’occhio, la donna che fluttua nell’aria insieme a un aquilone ha i toni rassicuranti, onirici, di uno Chagall versione bambini. La prima pagina apre su un futuro prossimo da vie en rose. La prosa ha un andamento leggero, il lettore si sente accompagnato per mano su un percorso senza ostacoli, ma ecco che già dopo poche righe la favola naif scivola nell'apocalittico. Ventriglia gioca col futuro per metterci in guardia dalla tecnologia del presente. E soprattutto per ricordarci che il mondo può essere salvato da una insegnante per di più donna e per di più anziana.

Anche nell'ultimo libro di Stefano Benni, Prendiluna, la protagonista è una vecchia maestra in missione per le sorti dell’umanità. A cercare altri rimandi letterari vengono in mente 1984 di Orwell o Fahrenheit 451 di Bradbury. Ci sono anche echi kafkiani nello zoo in cui Liliana è rinchiusa come attrazione per i bambini che girano nel bioparco saltellando e si fermano davanti al cartello con su scritto: "L'ultimo professore".

Libri. Dentro e fuori classifica: perché leggere Benni e Lo Iacono Prendiluna di Stefano Benni edito da la Feltrinelli, e Il morso di Simona Lo Iacono edito da Neri Pozza. Ecco le recensioni di Giorgio Nisini, docente di letteratura italiana moderna e contemporanea a Bari, per la rubrica Dentro e fuori classifica. QUI la puntata in diretta su Fb (a cura di Tecla Biancolatte, riprese di Silvio Falciatori)

C'è una violenza da Arancia Meccanica nel processo, da brividi, a cui la donna viene sottoposta: “Liliana viene condannata seduta stante a 60 secondi di rogo. Senza preavviso, improvvisamente gli occhiali diventano roventi. La povera donna disperata prova a toglierseli ma è impossibile, è quasi immobilizzata dagli stimoli elettrici trasmessi tramite gli occhi al cervello. Il naso è invaso dall’odore di bruciato. Il braccio va a fuoco (…)”. E’ ancora più da brividi pensare a un mondo dove una applicazione condurrà “i ragazzi senza fatica e incertezze per le strade della vita”. E dove un bambino invece di stringere la mano della nonna morente non stacca gli occhi dal gioco elettronico dove sta stabilendo il suo nuovo record. Eccolo il manifesto antifuturista di Ventriglia: una dichiarazione d'amore agli insegnanti che ogni giorno entrano in classe e fanno lezione ai nostri figli.

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista