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MOTOGP: L’INTERVISTA

Aleix Espargaró: «Presto vedrete un duello italiano Ducati-Aprilia»

Il pilota spagnolo della casa di Noale: «Dovizioso può farcela, noi stiamo arrivando»

«Ora tocca a Ducati e presto anche alla mia Aprilia. Pensateci a un duello tra italiane, in fondo avete già visto troppa Spagna in MotoGp...». Derapa ironico tra pista e politica Aleix Espargaró, allegro come un catalano nato a Granollers che invece del chiodo fisso di staccarsi da Madrid ha quello d’agganciarsi al quartetto che conta nel Mondiale. Adesso ci ballano Honda, Yamaha, Suzuki e soprattutto le moto di Borgo Panigale, ma cresce forte la sua Rs-Gp che viene da Noale. Certo Aprilia è al terzo anno di MotoGp, una partecipazione ufficiale in collaborazione con il Team di Fausto Gresini per la parte operativa, ma in questa seconda parte della stagione 2017 c’è stata un’accelerazione nel progetto e nei risultati che è quella di una svolta verso la parte alta della classifica. È c’è un protagonista, Aleix Espargaró che abbiamo raggiunto in aeroporto con le valige in mano.

Dopo il Gp del Giappone, domenica prossima c’è subito il Gp d’Australia a Phillip Island. Finale di stagione in crescendo?

«La Rs-Gp migliora a ogni gara, dopo il mio sesto posto ad Aragon, sulla pista di Motegi è arrivata una settima piazza che è un risultato perfino buono, ma lontano dal nostro potenziale, ed è questo il bello. Avevamo aspettative diverse e possiamo permettercele. In qualifica eravamo da pole position, fino alle ultime due curve avevo un crono da casco rosso con il miglior tempo. Mi è dispiaciuto perché pensavo veramente di poter lottare per la prima fila, ma questo è solo l’inizio».

Volete dare la scossa ai soliti noti? Ma dove può arrivare davvero Aprilia?

«Gli equilibri della MotoGp possono cambiare, e abbiamo grandi margini per cambiarli noi. Aprilia non è più l’outsider del mondiale. So come sta lavorando bene la Ktm, al suo primo anno di MotoGp e con cui corre mio fratello Pol, ma noi siamo avanti e guardiamo a chi ci sta davanti, per ora. Abbiamo enormi margini di crescita e non ho certo firmato con Aprilia per arrivare decimo in classifica, ma per avere pazienza, raccogliere tutte le informazioni utili possibili e poi rilanciare con una moto 2018 che ci permetta di lottare per la vittoria».

Per diventare grandi ora servono solo esperienza e mentalità vincente?

«Non siamo una squadra al debutto e quel che ci aspetta non è un lavoro di sgrossamento di prototipi per scegliere quale strada seguire. La moto c’è e la direzione tecnica è molto salda. Mi dispiace che Sam Lowes non sarà con me in squadra la prossima stagione, ho un ottimo rapporto con lui, ma a questo punto del progetto abbiamo bisogno di piloti competitivi e la scelta di ingaggiare Scott Redding è una mossa strategica che mi piace. È esperto, ha corso con la Honda ufficiale solo due stagioni fa, ora fatica con la Ducati ma conosce il metodo di lavoro degli altri team ed è importante per arricchire il nostro. Conosce da vicino chi dobbiamo battere».

La prossima stagione sarà il momento della verità?

«Ho tanti meeting tecnici con il capo della divisione sportiva di Aprilia, Romano Albesiano, e il rapporto con Fausto Gresini è di quelli forti che danno fiducia. Avevano aspettative alte ma nessuno dei due si immaginava di essere così avanti. Per me è importante continuare con questa base, che è competitiva, e parlo soprattutto del telaio, bilanciato e con una grande stabilità all’anteriore che mi permette di entrare in curva veloce e poi frenare in modo molto aggressivo. È la guida che mi piace, e la parte elettronica è già a punto. Gli ingegneri mi hanno ascoltato e lo faranno anche per la moto 2018. Nell’ultima gara del mondiale a Valencia guiderò una moto ibrida con il telaio già in configurazione 2018. Sarà più leggera, perché siamo un po’ troppo su con il peso. Ai test precampionato di gennaio mi aspetto invece grandi progressi con il motore, perché serve più accelerazione e potenza per chiudere il gap con i migliori, o almeno quelli che non abbiamo già raggiunto».

Per esempio Yamaha? Nessuno si aspettava che l’Aprilia riuscisse a metterla così in difficoltà.

«Ad Aragon sono arrivato alle spalle di Vinales e Rossi, in Giappone invece davanti a Maverick e quando Rossi è caduto era dietro di me. La nostra moto funziona sicuramente meglio sull’acqua, anche se loro hanno ancora più esperienza e potenza. Ma Aprilia è su Yamaha, è un fatto ed è non è un risultato da poco in un campionato dove i tre team di vertice hanno equilibri delicati. Yamaha ha la moto più bilanciata di tutte, Ducati ha tanto motore, e poi c’è Honda, un discorso a parte. Lottare più da vicino con Yamaha significa anche ridurre passo dopo passo lo svantaggio con Marquez, l’unico che mi pare in grado di tenere a bada una moto difficile da guidare come Rc213v, che non credo affatto sia la migliore del lotto».

Detto nel modo più semplice possibile, Andrea Dovizioso può vincere il Mondiale?

«La Ducati ha fatto un lavoro spettacolare quest’anno, lo deve ai suoi tecnici almeno quanto ad Andrea, perché senza di lui questo livello di prestazioni non esisterebbe. Un pilota che ha vinto fino a qui cinque gare non lo ha fatto per caso o solo per merito di un gran motore, ma anche per il lavoro di sviluppo che ha reso la Desmosedici anche una moto molto stabile, con una aerodinamica raffinata che funziona, e che qualcuno ha testato per bene. Dovizioso si merita di vincere questo mondiale, ha fatto tutto per arrivare a giocarsela fino all’ultima gara di Valencia con Marquez. Sono ad armi pari, e lo dico perché lo penso io per primo, la Honda non è imbattibile per definizione».

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Aleix Espargaro
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