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L'Afd terzo partito in Germania, a destra la cancelliera non ha dato garanzie

Angela Merkel vince, come da previsione, le elezioni per la quarta volta, ma il vero dato politico è l’ingresso al Bundestag dell’estrema destra dell’Afd, terzo partito per numero di seggi.

La formazione guidata da Alice Weidel e Alexander Gauland ha ottenuto più voti di quelli previsti dai sondaggi. Il verdetto è chiaro: la Cdu, perde oltre l’8 pr cento. Segno che, nonostante i successi, interni e internazionali la “cancelliera tranquilla”, non è riuscita a rassicurare tutti: almeno alla sua destra. L’Afd ha raccolto consenso non solo tra i fautori di pulsioni identitarie e xenofobe ma anche in quella fasce di elettorato insoddisfatto per le politiche del governo in materia di immigrazione. Per la prima volta, dalla fondazione della Repubblica, la Cdu ha alla sua destra una formazione che punta decisamente a scalzarla dal potere.

Quanto alla Spd, sprofonda attorno al 20 per cento, pagando un prezzo rilevante alla partecipazione a una Grande Coalizione che ha messo in posizione di subalternità i socialdemocratici. Alla formazione guidata da Schulz non resta ora che riposizionarsi all’opposizione. Sperando in una non facile rigenerazione. Anche per non lasciare una simile rendita politica alla destra estrema. A sinistra, tengono Verdi e la Linke, che confermano i risultati del 2013: le due formazioni arrivano attorno al 9 per cento. Quanto ai liberali superano il 10 per cento e tornano in Parlamento, dopo che nel 2013 non avevano superato, per la prima volta dal 1949, la soglia di sbarramento, In questo quadro, saltata definitivamente la Grande Coalizione tra democristiani e socialisti, l’ipotesi più probabile è che il paese dominante in Europa sia governato da Cdu, liberali e verdi. Coalizione, quella definita Giamaica per i colori delle formazioni che la dovrebbero comporre, non semplice da formare e gestire.

La Fpd di Christian Lindner, è assai lontana dai Gruenen, su temi non secondari come ambiente e politiche migratorie. Quanto alla politica economica, la Fdp, contrariamente alla Merkel, è stata sempre ostile alle politiche monetarie della Bce di Mario Draghi, allineandosi sulle posizioni della Bundesbank.

I Verdi dovranno alzare le loro richieste per non cedere troppo terreno a sinistra. Toccherà alla Merkel, notoriamente assai flessibile in materia di mediazione politica, mettere insieme formazioni così diverse. Ma in queste condizioni di necessità, i partner minori potrebbero alzare ulteriormente l’asticella delle condizioni per entrare nell’esecutivo. Appena chiusi i seggi, i liberali chiedono un deciso cambio di direzione sul fronte dell’immigrazione. Un segnale che la Merkel sembra aver immediatamente recepito dal momento che, a risultati appena noti, ha subito annunciato una politica più dura nei confronti dell’immigrazione illegale. La Cancelliera si appresta, dunque, a contrastare l’Afd sul suo terreno, nel tentativo di coprirsi e svuotare la destra estrema. L’obiettivo è riportare a casa gli elettori democristiani che hanno seguito, magari per protesta, il partito della Weidel e Gauland, sopratutto nelle regioni dell’Est. Un quadro politico che riverbererà i suoi effetti anche su scala europea. Quanto accade nel paese guida della Unione Europea ha, infatti, effetti

inevitabili anche sugli altri paesi dell’Unione.

È prevedibile che Berlino debba tenere conto di pulsioni antieuropeiste che sino a oggi non avevano ancora avuto cittadinanza politica in riva alla Sprea.

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