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IL COMMENTO 

L’ultimo autogol del calcio, le scommesse sul Var

Permettere le scommesse sul Var in sé non aggiunge dubbi o sospetti. Il problema vero è che una scelta del genere rischia di spostare le attenzioni dal reale obiettivo. Quello di sostenere e fortificare questa rivoluzione di giustizia, questa ventata di modernità in un mondo rimasto ai tempi del Colosseo, dove gli arbitri  erano costretti a decidere avendo meno strumenti di qualsiasi spettatore 

L’ultima cosa da fare è sorprendersi, perché il calcio – specie il nostro calcio – ormai è una vera e propria fabbrica di sciocchezze, complicazioni e sabotaggi di quel poco di buono che riesce a produrre.

Prendete il santissimo e benedetto Var, il Video assistance referee, cioè l’assistente video dell’arbitro o meglio gli assistenti video, perché gli arbitri che rivedono le immagini lavorano sempre in coppia. Il nostro e quello tedesco sono i principali campionati dove si sperimenta questo strumento che, finalmente, dovrebbe portare il calcio fuori dal Medioevo. Con anni di colpevole e purtroppo compiacente ritardo nei confronti di qualsiasi altro sport, d’élite e non.

Dopo cinque giornate di questa rivoluzione nella nostra Serie A, la cosa sta funzionando molto bene. Certo, è perfettibile, qualche aggiustamento sarà doveroso ma è potentissimo il fuoco di fila dei nostalgici del calcio degli errori arbitrali. C’è il tentativo strisciante, subdolo, di dimostrare che «così non va». E in questo contesto, a creare ulteriori imbarazzi, è arrivata la decisione di quotare il Var da parte della Snai, una delle principali agenzie di scommesse. Sì, avete capito bene: si potrà scommettere sull’utilizzo del Var, e come partita sperimentale hanno scelto nientemeno che il derby di sabato fra Juventus e Torino. Tre le possibilità: l’utilizzo almeno una volta dello strumento viene pagato 1,40 mentre il no è quotato 2,60. La concessione di un rigore con il Var è quotata 3,00, il gol annullato viene pagato sei volte la posta.

Purtroppo il mondo delle scommesse ormai sta cannibalizzando tutto. Si può scommettere addirittura su chi batterà la prima rimessa laterale facendo venire qualche dubbio sulla reale possibilità di smascherare facili combine. Così come si poteva scommettere fino a non molto tempo fa su incontri di campionati minori a forte rischio di infiltrazione dell’Anonima Tentazione&Corruzione.

Permettere le scommesse sul Var in sé non aggiunge dubbi o sospetti. Il problema vero è che una scelta del genere rischia di spostare le attenzioni dal reale obiettivo. Quello di sostenere e fortificare questa rivoluzione di giustizia, questa ventata di modernità in un mondo rimasto ai tempi del Colosseo, dove gli arbitri erano costretti a decidere avendo meno strumenti di qualsiasi spettatore.

Il Var non piace ovviamente a chi ha interesse a far restare il calcio una bolgia, dove chi decide ha maggiori alibi nello sbagliare. Se anche un ritardo nel verdetto rischia di dare carburante alla macchina della disinformatija e della nostalgia, chissà cosa potrebbe fare un aumento di scommesse su una decisione controversa del Var. Hai voglia a spiegare che gli errori pesanti si sono quasi azzerati, che le proteste sono quasi sparite, che i tentativi di simulazione sono un ricordo. In Germania ci ha provato molto tristemente un genio dell’involontaria comicità come Kyriakos Papadopoulos, capitano dell’Amburgo sul campo del Colonia, lasciandosi cadere come travolto da un tir mentre l’avversario più vicino era a due metri. La visione delle immagini gli è poi costata un cartellino giallo e una colossale figuraccia davanti al mondo.

Nonostante questo, ogni domenica nei salotti tv, e durante tutta la settimana sulle pagine di alcuni quotidiani, gli iscritti a questo speciale club degli anti-Var non si arrendono. A parte qualche calciatore di peso come il capitano della Nazionale Gigi Buffon, con un tardivo e non troppo reclamizzato dietrofront, i guastatori sono quasi tutti fra gli opinionisti: Alessio Tacchinardi, Gianluca Vialli, Eraldo Pecci, Massimo Mauro, Giancarlo Marocchi, Marco Tardelli, Sergio Brio. Dimenticano o fanno finta di dimenticare i minuti persi in passato per le proteste dopo i casi controversi e non perdono occasione per tentare di sbarrare la strada a quest’aria pulita che sta finalmente cominciando a soffiare sui campi dove i miasmi dei sospetti erano da tempo stagnanti.

Proprio

per questo infilarci anche le scommesse non solo non era il caso, era da impedire. Messa così, questa cosa rischia solo di dare linfa a quelli della nostalgia e della disinformatija.

twitter: @s_tamburini

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