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La crescita c’è, ma non dà spazi di manovra

Il ministro Padoan: Il miglioramento del Pil non allenta «in modo significativo» i vincoli di Bilancio: dobbiamo fare i conti con «pochissime risorse»

La festa è già finita, ancor prima della fine dell’estate. Dopo aver passato mesi a brindare per i successi del Pil, in anticipo arriva il contrordine d’autunno: la crescita c’è, ma non ci dà grandi spazi di manovra. O meglio, per dirla con le parole del ministro dell’Economia, il miglioramento del Pil non allenta «in modo significativo» i vincoli di Bilancio. Come ai vecchi tempi, dobbiamo fare i conti con «pochissime risorse». E sanno di già visto – tristemente – anche alcune proposte che circolano e che potrebbero finire nella manovra economica per il 2018: come la sanatoria per i contanti detenuti in casa o in cassette di sicurezza, un condono per rimettere in circolo denaro dalla dubbia provenienza.

Come si spiega questo improvviso cambiamento di clima? C’è un fattore politico del quale tenere conto, che non sfugge neanche ai comportamenti di un tecnico come Padoan: con l’approssimarsi della manovra, tanto più in tempi pre-elettorali, tutti chiedono qualcosa e l’assalto alla diligenza è partito ben prima dell’inizio dell’iter parlamentare. Dunque, meglio mettere le mani avanti per evitare il proliferare di richieste eccessive da parte dei singoli dicasteri di spesa e dei relativi partiti e lobby di riferimento. Ma non c’è solo questo.

Dietro l’altolà di Padoan c’è anche un paradosso che è nato nei meccanismi stessi con i quali si conteggiano le risorse da trovare, e quelle da spendere, per raggiungere gli obiettivi concordati con l’Europa. Che non concederà all’Italia molta flessibilità: invece di correggere i conti di uno 0,6% di Pil, “basterà” una correzione dello 0,3%. Il che equivale grossomodo a 9 miliardi di euro. Un quadro già noto, che non viene cambiato di tanto dalla crescita economica perché – è qui il paradosso – l’aumento del Pil superiore alle aspettative riguarda solo il Pil reale e non anche quello nominale, dunque non tiene conto delle variazioni dei prezzi.

Il prodotto nominale, cioè quello a prezzi correnti, è fermo, mentre cresce solo quello reale: si potrebbe pensare che per l’economia concreta, in carne e ossa, quel che conta sono i valori reali, senonché dal Pil nominale dipendono una buona parte delle entrate (per esempio quelle dall’Iva) e sul Pil nominale sono tarati gli obiettivi di finanza pubblica. Per dirla in soldoni: servirebbe un po’ di inflazione, per aggiustare i conti, e invece i prezzi sono pressoché fermi.

Il gioco (o il giogo) delle regole europee, dunque, fa sì che la crescita reale non si traduca in briglie più sciolte alla finanza pubblica.

A questi aspetti tecnici si sommano quelli più politici, e rafforzano il profilo prudente, prudentissimo del duo Gentiloni-Padoan. Un profilo che è però in grande contraddizione con la fase politica – la voglia di conquistare consenso elettorale – e con le stesse esigenze dell’economia, visto che la crescita di per sé è molto fragile e non sta portando occupazione di qualità. Un dato che dovrebbe portare a concentrare le limitate risorse pubbliche in una sola direzione, quella appunto del lavoro, mentre fioriscono ipotesi di tutti i tipi e per tutti i portafogli (e bacini elettorali).

Spunta anche, dai tempi bui del passato, un’ipotesi di condono del contante che difficilmente andrà ad aiutare le vittime della crisi o chi ha più bisogno: dietro il proliferare di cassette di sicurezza e l’aumento della circolazione del contante degli ultimi anni è più probabile che ci siano soldi guadagnati in nero, se non con attività criminali. Adesso addirittura qualcuno pensa di farli emergere in una specie di lavanderia di Stato, con il pagamento di una tassa e l’obbligo di acquistare titoli pubblici:
nel migliore dei casi così il governo darebbe un ingiusto premio a comportamenti irregolari, a scapito di chi si è sempre sacrificato e ha tirato la cinghia pur di rispettare scadenze e regole; nel peggiore si troverebbe di fatto a riciclare denaro sporco.

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