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Ogm, stop solo se salute a rischio

Ogm, stop solo se salute a rischio

La sentenza della Corte Ue sul ricorso di un contadino friulano. Martina: «Ma in Italia restano vietati»

ROMA. Non è possibile vietare provvisoriamente una coltura geneticamente modificata senza evidenze scientifiche che suggeriscano un «grave rischio» per la salute umana o animale. Stabilisce questo la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione Europea chiamata a pronunciarsi sul caso di Giorgio Fidenato, contadino friulano accusato di aver seminato la varietà di mais Ogm MON-810. Il paradosso è che questa decisione non intacca minimamente il divieto di organismi geneticamente modificati, stabilito successivamente. E non erode neanche la possibilità di importare mangimi e prodotti Ogm da altri Paesi, che nello Stivale continuano ad arrivare a tonnellate.

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Il “principio di precauzione” contenuto in un regolamento europeo del 2003 stabilisce che si può vietare una coltura che rischia di esser dannosa, per il tempo necessario a raccogliere le prove scientifiche del fatto. L’Italia, tuttavia, non ha presentato la documentazione richiesta dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare sul caso, protraendo in maniera ingiustificata il divieto. Ma l’Europa nell’aprile 2015 si è privata della possibilità di decidere in materia ha lasciato via libera ai governi nazionali: l’Italia è tra i 19 stati membri che hanno deciso di vietare definitivamente le colture Ogm (ma non l’importazione). Insomma per un complesso scherzo del destino il divieto provvisorio, senza prove scientifiche è illegittimo, quello definitivo, invece, non lo è.

La decisione riapre il dibattito (mai sopito) sulla ricerca e sulle colture Ogm. Secondo l’associazione Luca Coscioni, a cui Fidenato è iscritto, «la decisione della Corte del Lussemburgo sull’atto di disobbedienza civile di Fidenato solleva l'enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche». Spiega invece Roberto Moncalvo di Coldiretti che «per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy». Apocalittico il commento di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto che ritiene che «sulla base di questa sentenza i consumatori saranno ridotti a vere e proprie cavie, sulla quali sperimentare se gli Ogm fanno male o no». A ricordare che il divieto di coltivazioni Ogm non è aggirabile è intervenuto il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina: «Il governatore Zaia dovrebbe sapere che non potranno essere coltivati Ogm in Italia. Grazie al lavoro fatto dal 2014 siamo riusciti ad ottenere nuove norme europee che consentono legittimamente agli Stati di vietare la coltivazione di organismi geneticamente modificati».

È soddisfatto per la sentenza, però, l’agricoltore Fidenato «Oggi finalmente sentiamo che la giustizia sta dalla nostra parte», ha spiegato all’Ansa. Annunciando, poi, un’altra azione di disobbedienza civile: «Non voglio anticipare nulla ma è chiaro che riguarderà azioni concrete. La battaglia continua».

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