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Via libera al biotestamento, la battaglia passa al Senato

Sì della Camera grazie all’inedita maggioranza Pd,M5S, Sì e Mdp. Contro Lega e Fi. Insorgono i deputati cattolici: «I malati si faranno morire di fame e di sete»

ROMA. Otto anni dopo la morte di Eluana Englaro e dieci da quella di Pierluigi Welby, le due vicende che spaccarono l’Italia divisa sul diritto di una persona di “staccare la spina”, la legge sul biotestamento ha raggiunto ieri il primo traguardo parlamentare. Con 326 voti a favore e 37 contrari, la Camera ha licenziato la proposta di legge sul fine vita. Approvate le Dat, il punto centrale della legge (le Disposizioni anticipate di trattamento) con cui ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere potrà esprimere le proprie volontà in materia di trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali. Bocciata invece la proposta (presentata da M5S) di inserire l’eutanasia. Il testo ora approda al Senato, passaggio cruciale dove c’è il rischio che possa essere modificato. L’iter per l’approvazione finale non solo non sarà breve, ma neanche scontato. E per far capire che aria tira a Palazzo Madama un gruppo di deputati di area cattolica, da Paola Binetti (Udc) a Francesco Paolo Sisto (Fi), hanno firmato una nota congiunta: «La battaglia non è finita, ma continuerà al Senato. Ci siamo opposti con tutte le nostre forze perché con il disegno di legge si vuole far entrare nel nostro ordinamento l’eutanasia. E vi entra nel modo più barbaro: la morte per fame e sete».

Ma la maggior parte dei deputati ha definito quella di ieri una «giornata storica». L’associazione “Luca Coscioni” ha indetto una mobilitazione nazionale dall’1 al 14 maggio per sostenere «l’immediata discussione al Senato della legge». «È un passo avanti fondamentale verso il rispetto delle volontà dei pazienti», hanno detto Marco Cappato e Filomena Gallo a nome dell’associazione. E proprio Marco Cappato - e con lui Mina Welby - martedì è stato iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Massa Carrara per la morte, avvenuta il 13 aprile scorso in una clinica svizzera, di Davide Trentini, il 53enne affetto da sclerosi multipla. La stessa clinica dove Cappato a nome dell’associazione Coscioni, accompagnò il 27 febbraio dj Fabo, diventato simbolo della battaglia sul biotestamento. Così come Eluana Englaro, ricordata ieri dal padre Beppino. «Oggi l’Eluana di turno può evitare di farsi intrappolare. Qualcuno mi chiede se per noi quella di oggi è una vittoria, come se avessimo tagliato un traguardo. Ma come posso chiamare vittoria qualcosa che nasce dalla morte di mia figlia?»: queste le parole di Beppino Englaro subito dopo l’approvazione del biotestamento, legge per la quale lui e la sua famiglia si sono battuti. «È Eluana che ha portato al massimo livello la sua richiesta di diritti fondamentali e il suo è diventato il caso costituzionale più importante di questi tempi».

Fondamentale per il via libera alla Camera della legge l’inedita maggioranza composta da Pd, M5S, Sinistra Italiana e Mdp. Contro si sono espressi Lega Nord, Ap, FdI e Forza Italia, pur riconoscendo la libertà di coscienza. Un testo frutto di una lunga mediazione in Parlamento e che ha impiegato più di tre anni per arrivare a vedere la luce. Diversi anche i tentativi di insabbiamento in commissione.

Caposaldo della legge è il diritto del paziente a ricevere informazioni riguardanti il trattamento sanitario ed eventualmente di rifiutarlo. Segna una svolta l’articolo 1-bis sulla dignità nella fase finale della vita. Viene esplicitamente espresso il divieto di accanimento terapeutico e di «ogni tipo di ostinazione ragionevole» nella terapia in caso di malattia inguaribile. Entra nella legge la “sedazione palliativa profonda” utilizzata per risparmiare al paziente dolori e portarlo con la somministrazione di farmaci verso uno stato di

incoscienza. Respinto l’emendamento che prevedeva l’esonero delle cliniche private cattoliche, mentre è stata approvata l’obiezione di coscienza per i medici che non intendono “staccare la spina”. Ora la battaglia continua al Senato. Dove nulla è scontato.

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