Quotidiani locali

Ue

Incognite e rischi eccezionali

Un clima più disteso nelle trattative con la Commissione Ue, un numeretto dell’Istat che va all’insù, le baruffe politiche che per quanto accese sembrano consentire al governo Gentiloni la sopravvivenza per fare la manovra-bis, adesso, e forse anche la prossima finanziaria: può bastare questo ad allontanare le nuvole dall’economia italiana? Purtroppo la risposta è negativa, se la stessa Commissione nelle sue previsioni d’inverno parla di «rischi eccezionali» che l’Europa si trova a fronteggiare, e se guardiamo gli ultimi numeri dell’Italia in una prospettiva più lunga di qualche mese.

Le ultime stime diffuse dall’Istat ieri permettono di archiviare il 2016 salendo a fatica sul gradino numero 1: il Pil è cresciuto lo scorso anno dell’1%, se depuriamo il dato reale (più 0,9) dagli effetti di calendario. Il dato è in linea con le previsioni che solo il giorno prima aveva diffuso Bruxelles, e superiore a quanto il governo aveva scritto nei suoi documenti ufficiali. Il primo ministro Gentiloni ha incassato e gioito, Pier Carlo Padoan ha rivendicato la serietà dei suoi uffici nello scrivere le previsioni. Hanno ragione a esserne contenti: sul complicatissimo e astruso tavolo delle trattative europee, ogni decimale può pesare, e il governo italiano farà valere questa piccola revisione per avere uno sconto sulla manovrina aggiuntiva che la Commissione ci impone, che potrebbe scendere da 3,4 a 3 miliardi. Sarà quindi più facile, o meno difficile, obbedire ai richiami europei, a loro volta rispondenti ai rimbrotti tedeschi, senza troppo evidenti tagli di spese o aumenti di tasse. Ma sarà ancora un prendere tempo, in un quadro che, secondo i numeri e le parole della stessa Commissione, va peggiorando.

Va peggiorando per l’Italia, la cui crescita è e resta all’ultimo posto nell’Eurozona e i cui squilibri di finanza pubblica restano fissi, di qui al 2018. E va peggiorando, mal comune mezzo gaudio, per la Francia. Ma i “rischi eccezionali” di cui parla il rapporto di Bruxelles non sono quelli degli spendaccioni italo-francesi. Sono le incognite legate alla politica economica di Trump, quelle delle elezioni nei principali Paesi europei, e la trattativa su Brexit. Tutto può succedere quest’anno; e una cosa che sta già succedendo è la progressiva riduzione del dividendo di Draghi, ossia della politica monetaria espansiva voluta dalla Bce: che non è riuscita a stimolare abbastanza l’economia, ma almeno ha contenuto gli spread e dunque i deficit pubblici dei Paesi debitori come il nostro.

Un’Eurozona che non è mai uscita nella sua interezza dalla crisi economica - e che sta adesso vivendo di nuovo il precipitare dei problemi greci - si trova a fronteggiare una crisi politica di portata eccezionale, derivante da eventi esterni e interni. E lo fa, per ora, con i suoi soliti strumenti: il richiamo . ossessivo e a volte ipocrita alle regole, che però non sono uguali per tutti - si dimostrerà sulle marachelle francesi - lo si è già visto per l’avanzo commerciali di bilancio tedesco. Un problema doppio per l’Italia: sia perché da Bruxelles non verrà più alcun aiuto dopo quelli che, va riconosciuto, negli scorsi anni sono arrivati al governo Renzi in termini di maggiore flessibilità; sia perché i difetti europei possono diventare un alibi per non guardare impietosamente i nostri. Se siamo il Paese in coda alla classifica del prodotto e anche della produttività, non si può incolpare sempre e solo l’euro. Se le nostre imprese non investono neanche con i tassi negativi, non può essere colpa solo di Angela Merkel o della Cina. Se abbiamo speso 19 miliardi di flessibilità sui conti pubblici con manovre che non hanno dato uno stimolo all’economia, non si può buttare la croce

sui burocrati di Bruxelles. Più che di manovre correttive, bisognerebbe cominciare a parlare di una radicale correzione delle manovre: del loro obiettivo e dei loro strumenti. Ma le elezioni sempre imminenti e sempre rinviate difficilmente lo consentiranno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Trieste Tutti i ristoranti »

Il mio libro

SPEDIZIONI FREE

Stampare un libro, ecco come risparmiare