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Da Obama a mister Trump in un mondo più russo

L'opinione

Chi pensava che Donald Trump, avvicinandosi alla Stanza Ovale, avrebbe mutato in istituzionali i toni sanguigni della campagna presidenziale, ha già fatto in tempo a ricredersi. Manca poco all’insediamento alla Casa Bianca - sarà il 20 gennaio - e mai si vide passaggio di consegne più turbolento. Anche con Barack Obama sembrava che potesse vincere il “fair play”, ma così non è, anzi lo scontro tra i due appare eccessivo anche se pensiamo che l’ex presidente si appresta a rivestire il ruolo di capo dell’opposizione.

Nel tritacarne delle polemiche è finito anche il dieselgate americano, l’accusa rivolta dall’Ente americano per l’ambiente alla Fiat-Chrysler di aver violato norme sulle emissioni. Giunta poche ore dopo l’accordo con Trump sul ritorno a casa di investimenti del gruppo all’estero, l’accusa è stata letta da Marchionne come un dispetto, l’ultimo atto di ostilità della vecchia amministrazione contro la nuova: pochi giorni ancora e a capo dell’Epa sarebbe arrivato, scelto dal nuovo presidente, un lobbista amico dei petrolieri, la proverbiale volpe a guardia del pollaio…

Il cambio di passo è drastico, evidente, clamoroso. Nei comportamenti, nel linguaggio, perfino nel vestiario: lascia la carica un laureato di Harvard sobrio ed elegante, aperto al confronto, e per di più nero; conquista il potere uno spregiudicato immobiliarista wasp, arrogante, razzista, xenofobo che ha esordito annunciando la cancellazione dell’Obamacare - cioè l’idea di una sanità pubblica, non riservata solo a chi possa pagarsi costose polizze assicurative - e nominando suo assistente alla Casa Bianca il genero, infischiandosene della meritocrazia di cui mena vanto l’american way of life e calpestando pure i plot di “The Apprentice”, la sua trasmissione tv nella quale si imponevano i più bravi. È cambiato il vento.

E vabbè, ma che presidente sarà Trump? Qualcosa ci dicono le sue idee di politica economica e internazionale, pilastri di ogni amministrazione Usa. Certo, la sua fede è protezionistica: gli è bastato annunciare che introdurrà forti dazi sulle importazioni per vedere davanti al suo ufficio la fila di imprese, compresa la Fca di Marchionne, pronte a tornare a produrre in casa. Per l’Europa, e per l’Italietta, queste sono pessime notizie: gli investimenti americani scemeranno e si preannunciano tempi duri.

E la politica estera? I dossier sulle (presunte) scorribande erotiche di Trump negli alberghi di lusso di Mosca e San Pietroburgo e gli hackeraggi russi sui pc di Hillary Clinton (che lo stesso presidente eletto ha ammesso), confermano che è sull’asse Washington-Mosca che si giocheranno i nuovi equilibri internazionali. E quanta preoccupazione destino è confermato anche dal ruolo giocato dai servizi segreti. Le notizie di festini hard giravano da mesi, ma sono finite sulla Cnn e sul sito BuzzFeed solo quando Cia e Nsa ne hanno dato notizia alla Casa Bianca e a Trump. E anche questo, nei giorni di fine mandato, davvero non s’era mai visto.

Nonostante le molte contraddizioni, tutto lascia immaginare che Trump rispolvererà un’America isolazionista, ed è proprio per questo che l’alleanza con Putin gli sarà necessaria, indispensabile. In campagna elettorale il futuro presidente ha annunciato il ritiro delle truppe dal Medio Oriente, un’area che secondo lui non è più così importante da quando gli Usa hanno conquistato l’autosufficienza energetica grazie alla scoperta di grandi giacimenti di “shale gas”; ma allo stesso tempo ha sconfessato l’accordo con l’Iran sul nucleare, annunciato il riavvicinamento con Israele e, nella sua prima conferenza stampa, ricordato, in polemica con Obama, che l’Is è stato «creato dal vuoto lasciato dal ritiro delle truppe americane». Affermazioni che mal si conciliano con un rapido levarsi di torno,

ma che comunque spiegano l’abbraccio con Putin: è di lui che ha bisogno Trump se davvero vuole alleggerire la presenza (e i costi) dei soldati americani nel mondo e condividere la lotta al terrorismo. Si preannuncia un mondo più russo. E sempre meno europeo.

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