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Parto naturale: sì, ma con le dovute accortezze

Parto naturale: sì, ma con le dovute accortezze

Ogni anno nel mondo si celebrano la settimana per il parto rispettato e la giornata mondiale del parto extra-ospedaliero. Due ricorrenze poco valorizzate in Italia ma estremamente importanti. Tre ostetriche specializzate ci spiegano perché

Pochi lo sanno, ma ogni anno, a fine maggio, si celebra nel mondo la Settimana mondiale del parto rispettato, iniziativa dell'Afar (Alliance Francophone pour l'accouchement respecté), organizzazione non-profit francese che diffonde i principi di un parto il più naturale e rispettoso possibile di madre e nascituro, secondo le raccomandazioni dell'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità). L’obiettivo è far passare il messaggio che tassi di cesarei superiori al 30% sono inaccettabili anche da un punto di vista prettamente biologico.

Ammettere che più di 3 donne su 10 non sono in grado di dare alla luce figli senza un intervento chirurgico significa, secondo gli esperti, affermare che la specie umana non è più in grado di riprodursi in maniera tale da garantire la propria continuità. Il 6 giugno di ogni anno, inoltre, si celebra la giornata mondiale del parto extra-ospedaliero, vale a dire a domicilio. Due ricorrenze importanti, appena trascorse ma poco valorizzate in Italia, che spingono a una riflessione: il nostro Paese si (pre)occupa nel modo giusto dei suoi cittadini, fin al momento della loro nascita?  Per rispondere è necessario prima capire cosa si intende per "parto rispettato", ovvero il parto in cui donna e bambino sono al centro dell'esperienza e le loro esigenze, bisogni e ritmi sempre in primo piano, e in cui gli operatori si mettono a disposizione per facilitare e sorvegliare ma mai per intervenire senza che ce ne sia bisogno.

"Il parto rispettato - spiega Polina Zlotnik, una delle ostetriche dell'associazione Le Dieci Lune ( www.lediecilune.it ), di Pisa - è un parto dove la fisiologia viene tutelata e il dolore accettato dalla donna e dagli operatori come elemento propulsore, facente parte dell'esperienza. La donna è sostenuta, incoraggiata ad affrontarlo e a superarlo con le proprie forze, aiutata dagli strumenti di analgesia naturale, dall'ambiente appropriato e dalla fiducia che ha acquistato in sé stessa e nel proprio bambino durante la gravidanza. La coppia si sente libera di esprimere le proprie convinzioni, le proprie scelte, e inizia a funzionare, ancora prima della nascita, come coppia genitoriale. Il personale non ha un atteggiamento paternalistico e la nascita viene, insomma, vissuta come un processo di crescita relazionale, individuale e, perché no, spirituale".  Il modello di assistenza italiano è, tuttavia, paternalistico, e in quasi tutti gli ospedali sono gli operatori ad avere il potere della buona riuscita del parto.

"Sostituendosi alla donna e al bambino - continua Zlotnik - sono diventati loro i veri protagonisti. La donna perde così un'occasione straordinaria di emancipazione e auto-valorizzazione. Da noi, nonostante sia molto apprezzata da tante donne, la cultura del parto naturale stenta a decollare".  In Italia medici e infermieri, spiega ancora l'esperta, sono continuamente presenti durante il parto (al momento della nascita dovrebbe invece esserci solo l'ostetrica), intervengono quando non ce n'è bisogno, tengono le luci accese, parlano e fanno domande, non rispettano il silenzio, non spiegano chiaramente quello che succede, non ascoltano i bisogni della partoriente, prestano attenzione più ai protocolli che alle persone, si fidano troppo della tecnologia e operano secondo convinzioni personali piuttosto che seguendo le evidenze scientifiche.

Le donne interessate a un'esperienza diversa possono rivolgersi a centri e associazioni specializzate, un "grembo sociale" in cui confluiscono persone che cercano un accompagnamento rispettoso del percorso di nascita, avvalendosi della collaborazione di ostetriche professioniste che seguono la donna e la coppia nelle fasi di gravidanza, parto, allattamento e cure del bambino. "Una parte delle donne che seguiamo - continua Zlotnik - quando non ci sono controindicazioni, partorisce a domicilio. Sono importantissimi i corsi pre e post parto, dove è possibile ricevere informazioni, confrontarsi, acquisire strumenti per la gestione autonoma del travaglio e del parto e consapevolezza rispetto alle proprie capacità e potenzialità".

Molte associazioni organizzano conferenze gratuite di informazione e sostegno della genitorialità, proponendo corsi pre-parto per donna e coppia, di massaggio schiatzu al neonato e di movimento in gravidanza e svezzamento.  "Il bambino - spiega Vianella Gnan, ostetrica dell'associazione Il Nido ( www.ilnido.bo.it ) della Casa Maternità Bologna - è rispettato se, quando nasce, non viene toccato da troppe persone ma adagiato tra le braccia della mamma. Il cordone ombelicale non va tagliato prima che questo abbia smesso di pulsare o se non è uscita la placenta (sono sempre più numerose le donne che chiedono di fare il Lotus Birth, la modalità di nascita in cui il cordone ombelicale non viene reciso). Il bambino è rispettato quando, alla nascita, ci sono pochi rumori attorno, quando ha la possibilità di conoscere con calma i suoi genitori e di attaccarsi al seno il prima possibile, quando non viene immediatamente lavato e quindi privato del proprio odore, importantissimo per il riconoscimento della madre attraverso l'olfatto, e quando non gli vengono fatte strane manovre di profilassi. L'errore più comune che commettono i medici è non parlare con le donne, non chiedere loro il consenso in modo adeguato. Spesso pensano che siano delle incapaci e che debbano subire tutto quello che si richiede senza proprietà di parola".   In media, spiegano ancora le esperte, nel 2008 il 38% dei parti è avvenuto con taglio cesareo, strumento cui spesso si ricorre nelle case di cura accreditate, con un 61% contro il 35% degli ospedali pubblici. Il cesareo è più frequente nelle donne italiane (40%) rispetto alle straniere (28%) e il travaglio è indotto nel 17% dei casi, come il tasso delle episiotomie. Secondo dati indicativi, si registrano un 60,4% al nord, 66,1% al centro e 79 % al sud.

"Tutto questo accade perché c'è paura delle denunce - spiega l'ostetrica Virginia Rasera - che sembrano veramente all'ordine del giorno. I media non ci aiutano quando pubblicano notizie sui danni del parto naturale o su parti finiti tragicamente: prima di giudicare bisognerebbe però aver seguito la vicenda dall'interno, con cartelle e dati reali alla mano. In Italia manca la cultura del parto naturale e rispettato, soprattutto in ospedali e cliniche. Esistono posti dove i medici ti tolgono le forbici dalle mani per fare le episiotomie. Solo nei parti in casa e nelle case maternità gestite dalle ostetriche libere professioniste possiamo parlare di parto rispettato e naturale. Io lavoro in un'isola felice, dove si cerca di fare assistenza “one to one” nella stragrande maggioranza dei parti". 

Recentemente in Italia molte associazioni che si occupano di assistenza alla maternità hanno proiettato il documentario "Freedom for birth", promuovendo un dibattito su come e con chi partorire. Su Facebook, la pagina "Nascita e parto rispettato" fa parte del gruppo "Noi vogliamo un VBAC" (parto vaginale dopo il cesareo). Entrambe, insieme alla neonata pagina "Un sorriso sulla pancia", cercano di diffondere e difendere la libertà di travagliare e partorire in modo naturale. Il parto vaginale, come ogni evento, comporta tuttavia dei rischi e delle complicanze. "Le complicanze materne spiega - Claudio Paganotti, ginecologo, Istituto Clinico Città di Brescia - sono lacerazioni perineali; danni allo sfintere anale; dolore perineale persistente. Complicanze che si manifestano nella donna con prolasso utero-vaginale; disfunzioni sessuali, come dolore durante i rapporti (50% delle donne dopo il parto); incontinenza urinaria (20% delle donne dopo un parto vaginale); incontinenza fecale (5% delle donne dopo un parto vaginale). Le complicanze fetali sono, invece, lesioni del plesso brachiale e del nervo facciale; sintomi neurologici del neonato; paralisi cerebrale".

Quando il parto vaginale comporta rischi eccessivi per il feto e la madre si ricorre al taglio cesareo, che può essere definito come un’uscita di sicurezza in caso di emergenza. Le indicazioni per un cesareo sono: placenta previa; presentazione podalica o situazione traversa; sproporzione feto-pelvica (ad esempio peso stimato del feto maggiore di 4,5 chili); precedente taglio cesareo; gravidanza gemellare monoamniotica o con un feto podalico o trasverso; distacco di placenta; prolasso del cordone ombelicale; crisi eclamptica; stato di sofferenza fetale; distocia cervicale (ad esempio anomalie della dilatazione del collo dell’utero). Si calcola, spiega ancora l'esperto, che il rischio materno da cesareo sia circa 3 volte superiore a quello da parto vaginale, tuttavia se si compara il cesareo elettivo, cioè eseguito prima del travaglio, con il parto vaginale, che ovviamente comprende anche i cesarei d’urgenza per complicanze insorte durante il travaglio, il rischio è inferiore.

"Il taglio cesareo elettivo - conclude   Paganotti - comporta benefici materni e fetali. Tra quelli materni ricordiamo la minor incidenza di prolassi e di incontinenza (uno studio pubblicato nel 2003 dal N Engl J Med condotto su 15307 donne riporta un’incidenza di incontinenza urinaria del 15.9% dopo il parto vaginale e del 21% dopo il taglio cesareo). Tra quelli fetali la minor incidenza

di morte ante partum, aspirazione di meconio, trasmissione di infezioni, danni neonatali (fratture o lesioni dei nervi). Ovviamente anche il cesareo presenta dei rischi materni (infezioni, emorragie, danni ai visceri pelvici, depressione postpartum) e fetali (lacerazioni del feto)". 

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